Indycar | Texas 375 2021: La cronaca e le classifiche

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A seguire il resoconto e le classifiche della Texas 375 2021, vinta da Pato O’Ward davanti a Josef Newgarden e a Graham Rahal.

La cronaca

Dopo la cancellazione delle qualifiche del sabato a causa del maltempo, anche la griglia di partenza della seconda gara Indycar in Texas viene decisa dagli entrant points: i risultati del sabato portano ad una prima fila tutta Ganassi con Dixon in pole e Palou secondo, mentre in seconda fila si schierano Will Power e Pato O’Ward.

La gara vive il suo primo brivido in concomitanza con l’esposizione della bandiera verde: la prima fila impone un ritmo piuttosto blando, chi insegue è costretto a sua volta ad alzare il piede e a centro gruppo accade il finimondo.

Per il secondo giorno consecutivo Bourdais viene centrato da dietro, stavolta da Pietro Fittipaldi, e perde il controllo della vettura colpendo Alexander Rossi, che a sua volta finisce in testacoda. Con due monoposto intraversate, chi arriva da dietro ha pochissime chance di evitare l’incidente e puntualmente si innesca un incidente multiplo che, oltre a Bourdais e Rossi, coinvolge anche Fittipaldi (che col suo errore ha scatenato la carambola), Dalton Kellett, Ed Jones e Conor Daly, la cui monoposto si cappotta dopo essere stata colpita contemporaneamente da quelle di Kellett e Jones.

Oltre ai sei piloti citati, tutti costretti al ritiro, finiscono in mezzo alla carambola anche Kanaan e Hinchcliffe; il primo perderà due giri per le riparazioni, ma poi riprenderà la gara ad un ritmo regolare, mentre la macchina del secondo ha subito molti più danni: il canadese riuscirà a riprendere la pista, ma con tantissimi giri di ritardo e soprattutto senza essere sufficientemente rapido; dopo alcuni passaggi viene richiamato definitivamente ai box.

Tra i piloti nelle retrovie, gli unici che escono indenni dall’incidente sono Rosenqvist, Carpenter e Hunter-Reay: i primi due si sono buttati sull’erba nella parte interna dell’ovale per evitare le altre vetture, mentre il pilota del team Andretti è passato in mezzo alle altre vetture fuori controllo uscendone incredibilmente indenne.

La pace car fa subito il suo ingresso in pista e vi rimane fino all’inizio del Giro 20, quando viene finalmente data bandiera verde: Dixon mantiene la prima posizione, ma il più reattivo di tutti è Jack Harvey che supera O’Ward e Power portandosi in terza posizione.

Memore delle difficoltà nei sorpassi del giorno precedente, Dixon non forza la mano e per una ventina di giri il gruppo rimane compatto: solo verso il 40° giro Harvey inizia a perdere terreno dalla coppia di piloti di Ganassi. La resina PJ1 depositata in curva ostacola i duelli, ma ciò non impedisce di vedere alcuni sporadici tentativi di sorpasso da parte di alcuni piloti: ne è un esempio Pato O’Ward, che al Giro 56 attacca Power all’interno di Curva 3 mettendo le due ruote di sinistra sull’apron; la monoposto #5 si scompone ma il messicano riesce a tenerla sotto controllo, pur dovendo rinunciare al sorpasso nei confronti del pilota del Team Penske.

La prima tornata di pit stop si svolge senza regolarmente in regime di bandiera verde: il primo a rientrare è Sato, che si ferma al Giro 64, ma per vedere le soste dei leader è necessario attendere il Giro 71, quando si fermano Dixon e O’Ward; nella toranta successiva rientrano Harvey e Power, mentre al Giro 73 tocca a Palou e Newgarden fermarsi ai box.

Le soste non modificano le prime tre posizioni, con Dixon che rimane al comando davanti a Palou e Harvey; al quarto posto è risalito Newgarden, che incredibilmente è riuscito a far funzionare la strategia (teoricamente penalizzante) dell’overcut; O’Ward conserva il quinto posto dopo aver scavalcato Power, che invece durante le soste ha perso due posizioni. Dietro a loro, Rahal è settimo davanti a Rosenqvist, McLaughlin e Pagenaud.

La classifica rimane immutata fino al Giro 115, quando Harvey alza bandiera bianca a causa di un problema ad un cuscinetto. Il pilota inglese riporta la vettura ai box ma la direzione gara, forse allarmata dal fumo uscito dalla monoposto #60, manda nuovamente in pista la pace car.

Al Giro 119 è di nuovo momento di pit stop, stavolta sotto caution, e la classifica viene rivoluzionata: Dixon è ancora al comando ma alle sue spalle ci sono Will Power e Graham Rahal, che dopo il ritiro di Harvey erano quinto e sesto. Newgarden scivola al quarto posto davanti a O’Ward e Palou, che con quattro posizioni perse è il pilota che ci ha rimesso maggiormente da questo giro di soste.

Al Giro 128 si riparte e questa volta è Pato O’Ward a mettersi in mostra: il messicano si porta sulla traiettoria esterna, mette due ruote sulla resina a bassa aderenza e in un colpo solo riesce a scavalcare Newgarden e Rahal portandosi in terza posizione; anche l’altra McLaren riparte molto bene, con Rosenqvist che guadagna due posizioni ai danni di Palou e Pagenaud.

Al Giro 131 O’Ward scavalca anche Power, di nuovo all’esterno di Curva 1, e si lancia all’inseguimento di Dixon. Da dietro però rinviene come un fulmine Graham Rahal, che in appena sei giri scavalca Power, O’Ward e soprattutto Scott Dixon: al Giro 140 la gara ha così un nuovo leader, ma appena 13 giri dopo il neozelandese si riprende la prima posizione.

Dato che la seconda sosta è stata effettuata in anticipo rispetto alla tabella di marcia, tutti sono costretti a preservare carburante per arrivare in fondo facendo una sola altra sosta. Naturalmente per chi è davanti è più difficile correre al risparmio, ma Dixon esegue magistralmente il suo compito e al Giro 186, esattamente a tre quarti di gara, si ferma ai box seguito da Rahal e Palou. Il sei volte campione della NTT IndyCar Series tiene la posizione, ma nel giro d’uscita dai box fatica a mandare in temperatura le gomme e Rahal si porta nuovamente davanti a lui; la scaramuccia tra i due avvantaggia O’Ward, che pur rientrando ai box un giro dopo si trova davanti ad entrambi quando torna in pista.

Al Giro 188 si fermano Power e Rosenqvist mentre al Giro 189 tocca a Newgarden, che ancora una volta ha posticipato più di tutti la sosta.

Proprio mentre il pilota del Team Penske sta uscendo dai box arriva l’ultima caution di giornata: a provocarla non è un incidente, bensì la perdita della ruota posteriore destra da parte della vettura di Rosenqvist; lo svedese riesce a controllare la vettura, ma la sua gara è ovviamente compromessa.

La tempistica della caution gioca a favore di Newgarden: gli altri piloti sono costretti ad alzare il piede quando lui è ancora in fase di accelerazione e ciò gli permette di rimanere davanti a O’Ward, Rahal e Dixon.

La leadership di Newgarden, in realtà, è solamente virtuale: davanti a lui ci sono Sato, Ericsson e Hunter-Reay, tre piloti che si erano fermati ben prima dell’apertura della finestra per l’ultima sosta. Hunter-Reay ed Ericsson sfruttano la caution per effettuare l’ultimo rifornimento mentre Sato azzarda e decide di rimanere in pista.

Al Giro 198 si può finalmente ripartire con Sato al comando davanti a Newgarden e O’Ward. Alla ripartenza Herta attacca Pagenaud all’interno di Curva 3, con il francese che è costretto ad allargare leggermente; chi subisce maggiormente la manovra del francese è Will Power, che deve allargare ancor di più la traiettoria finendo con tutte e quattro le ruote sul PJ1; la monoposto è priva di aderenza, l’australiano prova a controllarla ma non può evitare il contatto con il muro; ciononostante riesce a proseguire, anche se in fondo al gruppo dei piloti a pieni giri.

Tra i Giri 202 e 203 Sato viene scavalcato da Newgarden e O’Ward, che salgono così al primo e al secondo posto. L’azzardo strategico ha vita breve e al Giro 211 il giapponese si ferma per la sua ultima sosta.

In testa alla gara Newgarden e O’Ward danno uno strappo decisivo alla gara, mentre Rahal e Dixon non riescono a tenere il loro passo. Per alcuni giri i due sembrano studiarsi, poi verso il Giro 220 O’Ward si riavvicina al pilota del Team Penske. L’attacco decisivo avviene al Giro 225, stavolta non di fronte al rettilineo dei box ma all’ingresso di Curva 3. La manovra di O’Ward è decisa e non lascia possibilità di replica a Newgarden; quest’ultimo per qualche giro tiene il ritmo del messicano, ma poi è costretto ad alzare il piede.

Al termine del Giro 248 Pato O’Ward va a prendersi la bandiera a scacchi per la prima volta nella sua giovane carriera, precedendo di poco più di un secondo Josef Newgarden. Rahal chiude in terza posizione ad oltre cinque secondi da O’Ward con appena quattro decimi di vantaggio su Dixon e sette su Herta; Pagenaud è sesto a sette secondi e precede Palou, McLaughlin, VeeKay e Hunter-Reay, alla sua prima Top-10 in questo 2021.

Scott Dixon mantiene la prima posizione in campionato con 153 punti, ma ora il suo avversario più ravvicinato è Pato O’Ward a quota 131; seguono Palou a 127 e Newgarden a 116.

Il prossimo appuntamento con la NTT IndyCar Series è per il 15 maggio con il Gran Premio di Indianapolis.

Le classifiche

Immagine di copertina da Indycar Media/Chris Owens

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