Zanardi, parla il Dottor Olivieri: “In questo momento non valutiamo il quadro neurologico”

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Seguono le dichiarazioni del Dottor Giuseppe Olivieri, neurochirurgo dell’ospedale di Siena, dove Alex Zanardi è stato operato nella serata di ieri dopo l’incidente in cui è rimasto coinvolto in handbike. Olivieri ha parlato ai microfoni dei giornalisti pochi minuti dopo il bollettino medico delle 10.30.

Come sta Alex?

“Le condizioni al momento sono gravi ma stabili. Zanardi è arrivato da noi con un trauma cranio-facciale importante, con un fracasso facciale ed una frattura affondata delle ossa del frontale. È stato operato per “toppare” la situazione. Tutti i numeri sono buoni, ovviamente neurologicamente al momento non è valutabile ma i numeri sono buoni pur rimanendo una situazione tanto grave”.

È più o meno ottimista di ieri?

“Guardi, io lo curo perché vale la pena di essere curato, essere ottimista o non ottimista non serve a niente, serve solamente curarlo”.

Ci spiegavano che è stato un intervento molto complesso.

“È stato un intervento com’è frequente nel nostro mestiere”.

Quant’è reale l’ipotesi di danni neurologici permanenti?

“Sono ipotesi che… io al momento capisco l’ansia ma non ha senso farle. Ho parlato anche con la moglie e quello che io ritengo è che è un malato che val la pena di essere curato. La prognosi, domani, fra un settimana, fra quindici giorni, non lo so. Però sono assolutamente convinto che valga la pena di essere curato”.

Grave cosa vuol dire?

“In questo momento il quadro neurologico non lo valutiamo. È una cosa che vedremo a distanza, quando si sveglierà, se si sveglia. Grave vuol dire che è una situazione in cui si può anche morire. In questi casi i miglioramenti sono piccoli nel tempo, mentre i peggioramenti possono essere repentini”.

Quali possono essere i prossimi passaggi?

“I prossimi passaggi, al momento, per quanto è prevedibile, è che la situazione si stabilizzi in una settimana o dieci giorni, quello si vedrà, poi se le cose vanno bene potrà essere risvegliato e valutato”.

É stata fatta una TAC al momento?

“Lui ha fatto una TAC subito dopo l’intervento. Per ora non ne faremo altre. Lui ha un cateterino per la misurazione della pressione intracranica che ci tiene informati delle condizioni dell’encefalo e in caso di bisogno faremo un’altra TAC, ma solo se varia la pressione intracranica”.

Lei è fiducioso?

“Io non lo so. Io lo curo e poi vediamo”.

È tenuto in coma farmacologico?

“È tenuto in coma farmacologico, certo”.

L’intervento è andato come doveva andare?

“L’intervento sì, è andato come doveva andare. È la situazione iniziale che era tanto grave, è arrivato addormentato. Quando il cervello sarà meno gonfio dovranno intervenire i colleghi maxillo-facciali per ricostruire anche la parte facciale che, in questo momento, abbiamo un po’ trascurato perché c’era un problema di rischio di vita immediato”.

Vi eravate trovati in precedenza in casi analoghi?

“Purtroppo sono casi che succedono con una certa frequenza. Non è comparabile per l’evidenza mediatica che ha e non è comparabile dal punto di vista medico. Il nostro è ancora un lavoro artigianale, ogni caso è un pochettino diverso dall’altro e quindi bisogna vedere sul singolo caso come va”.

Che fratture aveva?

“Quello che si definisce un “fracasso facciale”. Praticamente tutte le ossa della faccia erano rotte. Dal punto neurochirurgico aveva fratture delle due ossa frontali con un affondamento delle stesse”.

Immagine: Twitter/Alex Zanardi

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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