L’ipotesi di un WRC 2028 con partenza da Roma e successivo trasferimento sugli sterrati della Sardegna apre scenari affascinanti, ma anche una domanda inevitabile: perché una scelta discussa da anni è stata definita soltanto nelle battute finali del 2026?
La parte più interessante della nota pubblicata in occasione del calendario WRC 2027 guarda già all’anno successivo: si starebbe lavorando a un progetto 2028 con partenza da Roma e successivo trasferimento sulle prove sterrate della Sardegna. Sulla carta è un’idea affascinante. Roma come vetrina internazionale, magari con una Superspeciale in uno scenario unico, e poi la Sardegna con le sue strade che in oltre vent’anni sono diventate parte della storia del Mondiale. Ma proprio questa prospettiva apre una riflessione che sarebbe sbagliato trasformare nell’ennesima guerra tra territori.
Se l’intenzione, da come sembra, è già quella di riportare in qualche modo la Sardegna nel progetto a brevissimo termine, perché per il 2027 si è arrivati fino agli ultimi giorni disponibili con Roma e Sardegna ancora impegnate a contendersi il posto?
Questa vicenda non nasce la settimana scorsa. Il confronto va avanti da almeno tre anni e già nel 2025 sembrava vicino il momento di una scelta definitiva, poi nuovamente rinviata. Dodici mesi supplementari avrebbero dovuto permettere di pianificare tutto con maggiore anticipo. Invece si è arrivati al venerdì dell’ultima gara del Mondiale 2026 con una situazione ancora in movimento, tra proposte, rilanci e tentativi di conservare o conquistare la tappa italiana.

Ed è questo il punto che merita di essere discusso. Non chi “meritasse” maggiormente il WRC.
È comprensibile che la Sardegna abbia difeso un evento costruito dal 2004. È altrettanto comprensibile che Roma abbia spinto dopo anni di crescita del Rally di Roma Capitale nell’ERC. Roma e Sardegna hanno identità sportive e logistiche profondamente diverse: asfalto attorno alla Capitale da una parte, sterrati dell’isola dall’altra. Ridurre tutto a una presunta superiorità territoriale significa perdere il punto, esattamente come sarebbe stato assurdo farlo ai tempi del passaggio da Sanremo alla Sardegna — con la differenza che allora non esisteva ancora il tribalismo esasperato dei social media.
Questo non significa, naturalmente, che dinamiche del genere esistano soltanto in Italia. Basta guardare al Portogallo, dove organizzatori e community hanno espresso apertamente il proprio disappunto dopo la clamorosa esclusione dal calendario WRC 2027, arrivata nonostante un accordo pluriennale già annunciato. Diverse ricostruzioni hanno parlato di un confronto particolarmente acceso con il WRC Promoter nelle fasi decisive: segno che tensioni, cambi di programma e decisioni tardive possono verificarsi ovunque, specie a questi livelli. La differenza è che, nel caso italiano, si ha troppo spesso la sensazione di assistere allo stesso copione: questioni trascinate per mesi o anni che finiscono inevitabilmente per essere risolte quando il margine per programmare con serenità è ormai ridottissimo.

Ciò che appare molto meno comprensibile è che due progetti di questo livello siano potuti arrivare praticamente fino al traguardo a competere tra loro senza una direzione definita con largo anticipo.
Le componenti politiche e istituzionali inevitabilmente esistono, ma sarebbe troppo facile ridurre tutto a quelle. Il tema principale è la gestione dei tempi e delle decisioni. All’ultima gara della stagione dovresti arrivare con il futuro già definito, non con la sensazione che la partita sia ancora aperta.
E il possibile 2028 rende il quadro ancora più curioso. Perché se l’idea fosse davvero quella di disputare una superspeciale a Roma e poi trasferire l’intero cuore sportivo dell’evento sugli sterrati sardi, sarebbe inevitabile anche un’altra domanda: anni di crescita e gavetta del Rally di Roma Capitale per arrivare al Mondiale e ritrovarsi poi rappresentato da poco più di un chilometro nella Capitale? Magari il progetto sarà molto diverso. È presto per saperlo. Ed è proprio per questo che sarebbe utile evitare conclusioni affrettate.
Roma contro Sardegna è la lettura più semplice, e probabilmente anche quella meno utile.
La domanda vera è un’altra: perché una scelta discussa da anni deve arrivare ancora una volta all’ultimo momento, salvo iniziare immediatamente dopo a immaginare una nuova soluzione per l’anno successivo?
Prima ancora di stabilire dove debba correre il WRC, forse sarebbe il momento di decidere come l’Italia vuole gestire il proprio futuro nel Mondiale.
Media: Red Bull
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