Alla 24 Ore di Le Mans non conta soltanto la velocità in pista: strategia, cambi pilota, rifornimenti e soste perfette possono fare la differenza tra vittoria e sconfitta
Quando si pensa alla 24 Ore di Le Mans, l’immaginario collettivo corre immediatamente alle Hypercar che sfrecciano sul rettilineo dell’Hunaudières a oltre 330 km/h o ai duelli che si protraggono per un’intera giornata. In realtà, una parte fondamentale della gara si gioca lontano dai riflettori, all’interno della pit lane. In una corsa che dura ventiquattro ore, ogni equipaggio è chiamato a effettuare circa trenta soste tra rifornimenti, cambi gomme e cambi pilota. Una somma di operazioni che può incidere per quasi un’ora sul tempo complessivo di gara e che spesso determina il risultato finale tanto quanto il ritmo in pista.
Le statistiche dell’edizione 2025 lo dimostrano chiaramente. La Ferrari 499P numero 83 vincitrice assoluta completò 32 pit stop per un totale di oltre 45 minuti trascorsi in corsia box. Numeri simili anche per le altre categorie, a conferma di come la gestione delle soste rappresenti uno degli aspetti più delicati dell’intero evento.
Il lavoro del pilota inizia molto prima dell’ingresso ai box
Una sosta perfetta non nasce nel momento in cui la vettura si ferma davanti ai meccanici. Tutto comincia diversi minuti prima, quando dal muretto arriva il classico messaggio radio che annuncia il rientro. Mathias Beche, pilota della Oreca 07-Gibson numero 14 di TDS Racing, ha spiegato come ogni fase venga preparata con estrema precisione.
Il pilota svizzero ha raccontato che, una volta ricevuta la comunicazione via radio, il primo compito è confermare immediatamente il messaggio e iniziare la preparazione mentale alle procedure successive. “Dal momento in cui riceviamo l’ordine di rientrare, iniziamo già a visualizzare ogni passaggio della sosta. Bisogna preparare il cambio pilota, gestire l’ingresso in corsia box e soprattutto mantenere la concentrazione fino all’ultimo metro”, ha spiegato Beche.
La difficoltà aumenta perché i piloti arrivano ai box dopo stint lunghi e intensi. Passare da velocità superiori ai 300 km/h al limite dei 60 km/h della pit lane richiede una precisione assoluta. Un piccolo errore può costare una penalità o addirittura compromettere la gara, come dimostrano diversi episodi accaduti nelle ultime edizioni della classica francese.

Ogni centimetro conta durante la sosta
Una volta raggiunta la piazzola del team, inizia una delle operazioni più complesse dell’endurance moderno. Il pilota deve fermare la vettura esattamente nel punto previsto, slacciare le cinture, scollegare radio e sistemi di comunicazione, uscire dall’abitacolo e lasciare spazio al compagno di squadra. Tutto mentre i meccanici si preparano per il cambio gomme e il rifornimento.
La precisione richiesta è assoluta. Le posizioni delle vetture sono segnate a terra e ogni arresto deve avvenire praticamente al centimetro. Un errore minimo può rallentare l’intera procedura e far perdere secondi preziosi. In una gara dove spesso i distacchi finali si misurano in pochi secondi dopo ventiquattro ore di corsa, ogni dettaglio assume un valore enorme.

Per i meccanici la paura più grande è perdere una ruota
Se il pilota deve gestire la pressione dell’ingresso ai box, per i meccanici la responsabilità è altrettanto elevata. Antoine Tico, membro della squadra RD Limited impegnata in LMP2, ha spiegato come ogni movimento venga ripetuto centinaia di volte durante la preparazione dell’evento.
Secondo il tecnico francese, il segreto di una buona sosta non è soltanto la velocità ma soprattutto la ripetibilità delle procedure. “Cerchiamo sempre di seguire la stessa sequenza di operazioni. La rapidità arriva con l’abitudine e con la precisione. L’obiettivo è non lasciare spazio agli imprevisti”, ha raccontato.
Uno degli incubi più grandi per un meccanico è la perdita di un dado durante il cambio gomme. Per questo motivo ogni operatore porta con sé componenti di riserva pronti all’uso. La preparazione della sosta inizia addirittura prima dell’arrivo della vettura, con il controllo delle pistole pneumatiche, delle bombole dell’aria compressa e del posizionamento degli pneumatici.

L’ingegnere di pista dirige ogni operazione
A coordinare l’intero processo c’è una figura fondamentale: il track engineer. È lui a decidere quando richiamare la vettura ai box, monitorando consumi, degrado gomme, traffico e andamento della gara. Nel caso di TDS Racing questo ruolo è affidato ad Arthur Trouttet, che segue costantemente i dati della vettura attraverso la telemetria.
L’ingegnere francese ha spiegato che, in condizioni normali, una vettura LMP2 effettua la sosta attorno all’undicesimo giro. Tuttavia, Safety Car, Slow Zone o Full Course Yellow possono modificare completamente la strategia. “Monitoriamo continuamente i dati e decidiamo il momento migliore per richiamare la macchina. Quando comunichiamo il rientro, tutta la squadra riceve simultaneamente l’informazione e si prepara all’operazione”, ha spiegato Trouttet.
Il coordinamento deve essere perfetto. I meccanici devono sapere esattamente quando il rifornimento sta per terminare, così da essere pronti a intervenire immediatamente sulle gomme. Contemporaneamente viene effettuato il cambio pilota e vengono eseguiti i controlli radio necessari per verificare che tutto funzioni correttamente prima del rientro in pista.
A Le Mans si può vincere anche ai box
La 24 Ore di Le Mans è spesso descritta come una gara di velocità e resistenza, ma in realtà rappresenta soprattutto una sfida organizzativa. Ogni sosta è una piccola gara nella gara, dove piloti, meccanici e ingegneri devono lavorare come un unico organismo perfettamente sincronizzato.
Le squadre che riescono a minimizzare il tempo trascorso in pit lane hanno un vantaggio enorme nell’arco delle ventiquattro ore. Non è un caso che i migliori team investano settimane di lavoro esclusivamente nella preparazione delle soste. Perché a Le Mans, dove ogni secondo può valere una vittoria, il successo non si costruisce soltanto sul rettilineo dell’Hunaudières, ma anche in quei pochi metri di asfalto che separano la pista dalla corsia box.
Media: DPPI
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