Virtual GP: distrazione, risate, ma non cerchiamo altro…

Virtual GP: distrazione, risate, ma non cerchiamo altro…

Il primo Virtual Grand Prix è andato in cassaforte nella serata di domenica. La F1, dopo la serie di rinvii che ha decimato il mondiale 2020 (partira? Non partirà? Vedremo) ha deciso di creare questa serie alternativa online per intrattenere in qualche modo il pubblico in un periodo di fermo totale del motorsport, F1 in particolare.

Parto con una doverosa premessa. L’iniziativa è più che lodevole. Conosciamo bene tutti le difficoltà del periodo che stiamo attraversando e qualsiasi evento che possa, in qualche modo, alleviare le preoccupazioni e far trascorrere anche un paio d’ore con il cuor leggero è ben accetto, con la speranza che a breve tutto possa tornare alla normalità. D’altronde era stato lo stesso comunicato ufficiale a chiarire che l’intento della serie è quello di intrattenere il pubblico in questo periodo di stop forzato.

Con questa premessa e con queste finalità ben chiare, va constatato che la risposta da parte di team e piloti ed il risultato finale dell’appuntamento del Bahrain sono stati a dir poco rivedibili. La gara si è trasformata in una sorta di Destruction Derby in cui si è vista poca azione e tanto – troppo – disagio.

Solo due infatti sono stati i piloti ufficiali del mondiale impegnati: Nicholas Latifi e Lando Norris. Quest’ultimo, tra l’altro, è stato vittima di problemi tecnici che gli hanno vietato di correre la maggior parte della gara, ridotta oltretutto a metà distanza rispetto a quella originaria (14 giri su 28, ovvero il 50% di un GP vero da 57). Solo nel finale Lando è riuscito a prendere il controllo del “suo” pilota.

La griglia, escludendo Nico Hulkenberg da poco fuori dal Circus, è poi stata completata da piloti di altre categorie tra i quali Vandoorne, Eng, Zhou, Shwartzman e da personaggi di altri mondi come Ian Poulter, golfista, Liam Payne, cantante e Chris Hoy, ciclista su pista. Menzione speciale va a Johnny Herbert che ha provato a cimentarsi nel gioco con risultati disastrosi. Menzione ancora più speciale va ad Anthony Davidson, che per un altro errore tecnico non si è nemmeno accorto di correre un’altra gara rispetto a quella a cui pensava di partecipare.

Con una griglia di piloti rimaneggiata si sono affrontate quindi qualifiche e gara, condizionate da incidenti di vario tipo (soprattutto nel primo giro e nel finale) e sportellate senza troppi complimenti da parte dei piloti impegnati, viste anche le limitazioni sui danni delle monoposto ed i vari aiuti alla guida impostati. A prevalere alla fine è stato Zhou, uno dei pochissimi insieme a Gutierrez ed Eng a prendere il tutto con un minimo di serietà.

Fin qui tutto bene, tutto divertente, grazie. Ma che non si cerchi di più. L’intento della F1 era chiaro, intrattenere. In questo, alla fine, il risultato è stato raggiunto con decine di migliaia di spettatori collegati sui vari canali che hanno trasmesso l’evento.

“Le gare eSport hanno mostrato che i gran premi con lunghezza ridotta possono essere divertenti. Questo rinforza la logica dietro una gara di qualifica al sabato”

Non sono parole mie ma di Will Buxton, giornalista e presentatore per la F1. WHAT?

Ecco, questo è proprio ciò che va evitato. Finché si parla di divertimento, distrazione, passare il tempo, siamo tutti d’accordo e va benissimo andare avanti, come sarà. Ma, se si prende ad esempio un evento del genere per riflettere sul come cambiare la Formula 1 vera, non ci siamo proprio. Ed e qui che, allora, saltano fuori tutti i difetti che prima non si volevano né dovevano notare.

F1 2019 (il gioco ufficiale della F1, realizzato da Codemasters) è una piattaforma pensata per l’utenza generale e non per quella nicchia di utenti focalizzata sul Sim Racing vero, come può essere quella di iRacing, Assetto Corsa, rFactor. Può essere infatti giocato anche con un pad senza troppi problemi e non necessita in modo prevalente di una postazione con volante e pedali per essere sfruttato. Certo, poi c’è il lato eSport dove i migliori ti rifilano quattro secondi e non capisci il perché. Resta però una piattaforma in cui un Johnny Herbert a caso salta tre curve in partenza e si trova in testa come se nulla fosse. Insomma – e qui il parere è ancora più personale – non mi azzarderei a valutare cambiamenti di format basandomi su un gioco “mainstream”, vogliamo chiamarlo così? È poi ovvio che, essendo questo il gioco ufficiale, non si possa pretendere di avere i Virtual GP con altre piattaforme. Allora che si resti al puro intrattenimento: quello fa bene a tutti, senza distinzioni.

Riassumendo: bene che il periodo di difficoltà venga compensato con gare online, che stanno tra l’altro nascendo a decine. Ed è anche bello vedere tanti piloti veri (su iRacing, ad esempio) darsele di santa ragione sul filo dei millesimi. Che si resti, però, nel campo della distrazione. L’intrattenimento è una cosa, il Sim Racing un’altra, la Formula 1 – o quello che volete – un’altra ancora. Almeno per adesso.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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