Verstappen: può un errore grave esaltare ancor di più quanto visto prima?

Nel 1988 Senna diceva di essere ormai in un’altra dimensione all’interno della sua McLaren quando sbaragliò la concorrenza, compagno Alain Prost compreso, nelle qualifiche del GP di Monaco. Un secondo e 4 decimi al Professore sulla stessa macchina: fantascienza. Otto anni dopo Michael Schumacher, sempre a Monaco, recuperò 7 decimi in 36 secondi a Damon Hill passando da un ritardo di due decimi alla chicane del porto ad una pole con mezzo secondo di vantaggio sul traguardo. Con una Ferrari, la F310, che perdeva pezzi. Contro una Williams del periodo d’oro. Di Lewis Hamilton si fa riferimento spesso alla pole di Singapore nel 2018. Un giro allucinante, da trance agonistica. Primo giro della Q3 sufficiente a mettere le mani sulla partenza al palo.

E poi arriva Max Verstappen a Jeddah, che riesce nell’intento di rendere epico un giro concluso con un errore pesantissimo. Gli avversari sono i giudici più critici in certi casi: guardate le reazioni di Fernando Alonso e Daniel Ricciardo durante il giro di Max al momento del botto.

Guardate ora Toto Wolff. Scuote la testa. Se non si sapesse a cosa sta reagendo sembrerebbe che l’interessato sia un suo pilota.

Non solo. Sul web, social in particolare, ci sono complimenti da parte di tantissimi tifosi di Hamilton che, in questo giro incompiuto, hanno “visto” qualcosa di particolare. Ovvero la sensazione che Max abbia davvero alzato il gioco ad un livello superiore, rischiando ad ogni singola curva in un “o la va o la spacca” da nervi altissimi. L’uscita di curva 2 è qualcosa che fa saltare dalla sedia dopo 10 secondi, in linea col resto del giro.

Sarebbe stato normale assistere al gioco dello scherno e alle prese in giro per un errore, ricordiamo, molto grave; anche perché non sappiamo ancora cosa ne sarà del cambio appena montato sulla Red Bull.

Verstappen: può un errore grave esaltare ancor di più quanto visto prima?

Eppure, invece che battute servite su un piatto d’argento dallo stesso Max, colpisce il fatto che lo stupore per quanto successo prima del botto abbia lasciato di stucco anche chi, solitamente, tifa contro, mostrando un rispetto forse insospettabile per chi sta tentando di interrompere la riscrittura di un record allucinante, quello del numero di titoli mondiali.

Paradossalmente, se il giro fosse stato concluso con quei tre decimi di vantaggio, adesso si starebbe assistendo alla solita diatriba tra “Mercedes miglior macchina”, oppure “Red Bull miglior macchina”; discorsi che si alternano ormai da un anno. E allora mi e vi chiedo: può un errore rendere ancora più epico un giro, anche se concluso così? Può, la rottura dell’incantesimo, aumentare la consapevolezza di ciò a cui si stava assistendo?

Se dovessi basarmi sulle reazioni direi di sì, sicuramente. Quanto visto per cinque chilometri è stato sicuramente unico e vale lo stesso per me. In 30 anni ho visto raramente giri del genere, con un dettaglio in più: oggi è più difficile fare la differenza con il livellamento tecnico che conosciamo. E questo aggiunge ancora più stupore per il giro che Verstappen stava portando a termine.

Uscendo dalla favola e dall’emozione, arriva la cruda realtà. L’errore è grave, gravissimo. Primo per la prospettiva saltata di avere le Mercedes dietro e non davanti, secondo perché il rischio di un +5 c’è. E, il silenzio dopo ore da parte di Red Bull, lascia un dubbio in più.

Comunque vada, questo giro ce lo ricorderemo per parecchio tempo. Anche Verstappen: se in bene o in male, lo scopriremo prossimamente.

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