Verstappen, gli stracci, il buon senso. A Silverstone vola di tutto

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La seconda gara in UK ha messo in mostra tutto quello di cui è capace la Formula 1, nel bene e nel male


Vola Verstappen, l’unico vero motivo di interesse in una stagione che di interesse non ne ha, perché abbiamo capito dopo numero di gare due chi la vincerà e con quale supremazia; idem per il 2021. Max Verstappen, bollato in modo indecente per anni e considerato un pericolo pubblico, è oggi probabilmente il più forte pilota sulla griglia rapportato al mezzo di cui dispone. È l’unico in grado di impensierire le Mercedes e oggi è secondo nel mondiale con un ritiro nella prima gara. L’olandese, oltre 25 anni dopo, è l’equivalente dello Schumacher di giallo vestito che faceva il possibile contro le Williams imprendibili. Pronto, appena disporrà del mezzo, a vincere a ripetizione.

Vola Lewis Hamilton. Nei numeri, oggi: 155 podi come Schumi, tra sette giorni sarà probabilmente record. Chiuderà la stagione col primato di vittorie, pareggiando i titoli mondiali di Michael. Entro fine 2021 sarà otto volte campione ed in cima a tutte le classifiche iridate. Non è tecnicamente prendibile, gode di un vantaggio che solo una gara stravolta da una scelta di gomme pro televisione può minare. Sono eccezioni alla regola di una Mercedes imbattibile ed un compagno che non può far altro che raccogliere le briciole. Ci sarà modo e tempo di valutare i suoi record, intanto aspettiamo che finisca di scriverli.

Volano gli stracci in Ferrari. Non da oggi ma dai primi di luglio. Vettel si gira per l’ennesima volta in modo scenograficamente imbarazzante, dando da mangiare a chi non aspetta altro nel giorno in cui Leclerc rischia anche il podio. Ma la sua stagione non esiste, come lui. Impalpabile, inerme, scazzato, lasciato a piedi dal mezzo due volte e mezzo in dieci giorni. Volano gli stracci a mezzo televisivo tra lui e Binotto: uno scontro iniziato nel giorno pubblico numero uno, quando il tedesco ha rinfacciato alla Ferrari di aver detto cazzate riguardo il suo siluramento. Da qui in poi la situazione non può che peggiorare e allora pongo la domanda. Ha senso continuare così? Non è meglio chiuderla ora e mettere in macchina qualcuno di più voglioso e più gradito fino a fine anno? Nessun ci fa una bella figura.

Vola Hulkenberg, il trombato di lusso. Nel 2014 stava per finire in Ferrari, poi non se ne fece nulla. Nel 2015 prende, va a Le Mans e si porta a casa la 24 ore al primo tentativo. Nel 2016 gli piazzano la meravigliosa Baku nello stesso weekend e rimane fregato. Una carriera in stile “ciò che poteva essere” in cui non è esente da colpe. Eppure Hulk, che tre settimane fa si godeva un drink in spiaggia, ha messo dietro Stroll in qualifica e in gara con la Racing Point, fermato solo da gomme in procinto di brillare in aria e costretto a finire dietro il compagno a otto giri dalla fine per un pit supplementare. Domani avrà un collo che chiederà pietà, ma quello che ha fatto non va sottovalutato. Semmai è assurdo che gente come lui resti a casa. Pensaci, papà Stroll.

Vola il buon senso. Il Gran Premio del 70° Anniversario verrà ricordato come un’eccezione alla regola della Mercedes dominante. E per ottenere l’eccezione è stato necessario imporre mescole e pressioni diverse in due Gran Premi sulla stessa pista, per creare quel caos che piace tanto agli amanti delle gare a caso, dei mille pitstop, delle gerarchie influenzate dal fato e non dal lavoro. Un po’ come quando, nel 2011, si fece il favore di bannare gli scarichi soffianti per una gara dando un turno di “pausa” alla Red Bull. Le regole sono uguali per tutti, ma anche le regole stesse dovrebbero restare tali. Manipolare un campionato è possibile e lo abbiamo visto oggi. Da qui in avanti si potrebbero portare gomme random e il mondiale diventerebbe bellissimo per alcuni ed un incubo per altri. Personalmente, oggi, ho visto qualcosa che non mi piace. Attenzione: non se ne parla perché a rimetterci pesantemente è stata la stessa Mercedes, cosa gradita a tantissimi in questi giorni di lotta politica. Fosse capitato ad altri, apriti cielo. Così non va.


Immagine: Twitter/Red Bull

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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