Un paio di scuse a Mattia Binotto?

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Sull’onda dell’entusiasmo per quanto successo un paio d’ore fa a Melbourne, c’è un uomo che più di Sebastian Vettel, Maurizio Arrivabene o chi altro vogliate elencare, merita almeno oggi un paio di scuse.

Si chiama Mattia Binotto ed è colui sul quale la maggior parte dei dubbi su questa Ferrari, quando ancora non aveva appoggiato le ruote a terra, si sono accumulati dal giorno in cui è stato nominato Direttore Tecnico al posto del partente James Allison, ovvero dalla fine del luglio scorso.

La fiducia nei suoi confronti, da parte di molti media, è stata ai minimi storici per quanto si possa ricordare dalle parti di Maranello. Il suo curriculum, colmo di competenze in ambito motori ma a secco per quanto riguarda un ruolo più alto, come appunto quello del DT, ha innescato una serie di previsioni e sensazioni negative sulle prospettive della stagione partita questa mattina di difficile ricordo.

E i dubbi, sia chiaro, li avevo anche io, sebbene già da prima della presentazione della SF70-H abbia richiamato quanto meno alla verifica su pista della nuova monoposto prima di fasciarsi la testa. Detto questo, a mesi di illazioni su una vettura già da rifare e preoccupazioni varie si sono contrapposti altrettanti mesi di rigoroso silenzio e lavoro, culminati con la vittoria di Vettel di questa mattina.

Ovvio, i facili entusiasmi valgono tanto quanto i facili disfattismi, ma credo che Binotto meriti quanto meno un paio di scuse per la non fiducia che da tantissime parti è piovuta sulla sua testa, senza nemmeno dargli una chance. Sotto la sua direzione è nata una vettura solida che, a Melbourne, ha vinto mostrando di averne di più della Mercedes sul passo gara. Era da tempo che non vedevo una vettura seguirne un’altra a distanza ravvicinata per diversi giri senza distruggere le gomme.

È evidente che il risultato di oggi non deve far gridare a giochi già decisi. Ma che questo inizio sia positivo, e molto, va riconosciuto. Poi mancano 19 gare e, soprattutto, i famosi sviluppi che quest’anno saranno fondamentali per tenere il passo. Ma, almeno per quanto visto stamattina, Binotto potrà tirare un piccolo, grande, sospiro di sollievo.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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