Un Mugello agrodolce per Andrea Cola

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Il racconto del weekend toscano del pilota romano

Di Mariangela Scaringi

Il quarto round del Formula Regional vede il ritorno della serie cadetta in territorio italiano, più precisamente sul tracciato del Mugello, pista toscana dal fascino inestimabile con le sue celebri curve che hanno scritto la storia del motorsport. Per Andrea Cola, pilota romano del team Monolite è un ritorno sul tracciato toscano che in passato lo ha visto protagonista di lotte e duelli con i suoi avversari. Altro ritorno è quello degli storici colori nero e giallo fluo sulla livrea della monoposto numero 99 del pilota romano, che prendono il posto del nero e dell’arancio adottati ad inizio stagione.

Venerdì 2 ottobre

Dopo un giovedì di test privati, il weekend inizia con le consuete prove libere. Due sessioni da quaranta minuti per prendere confidenza con il tracciato e per cercare il miglior assetto possibile in vista delle due sessioni di qualifiche e delle tre gare in programma nel corso del weekend.

Sabato 3 ottobre

La giornata inizia con le due sessioni di qualifiche. Le qualifiche 1 sono segnate dall’uscita della bandiera rossa per un lungo di Pesce che finisce in ghiaia, ed Andrea non riesce a portare la sua vettura al limite. Nelle qualifiche 2 si guida sul filo di lana, le condizioni della pista sono davvero precarie. Cola va lungo in curva 1 ma riesce a rientrare in pista. Inevitabile l’ultima fila.

Gara 1 è in programma nel primo pomeriggio. La partenza è dietro la vettura di sicurezza, poiché è stata dichiarata wet race. Le condizioni della pista sono davvero al limite, ci sono perfino pozze di acqua sul rettilineo e la pioggia non accenna a diminuire. Al rientro della SC, scatta la gara ma Andrea perde il controllo della monoposto in curva 8 ed esce di pista. Nel punto di uscita vengono esposte doppie bandiere gialle, il pilota romano non riesce a rientrare ed è costretto al ritiro.

Domenica 4 ottobre

Gara 2. Asfalto umido, condizioni atmosferiche difficili. Andrea parte undicesimo e, mentre tutti montano le gomme wet, chiede le slick. È una sua scelta, in controtendenza con tutti. Al suo arrivo in griglia si scatena un movimento anomalo attorno alle altre vetture, cambiare mescole o rimanere con quelle da bagnato? Sono in pochi quelli che seguono la scelta di Andrea e del suo team. Nelle prime file nessuno cambia. Nel giro di ricognizione la vettura di Lappalainen va nell’erba e non riesce a riprendere la via della pista. La partenza viene ritardata e il tempo totale di gara accorciato. Le slick sono un rischio enorme, occorre mandarle in temperatura evitando di uscire dalla traiettoria ideale, altrimenti il pericolo di andare sul bagnato ed uscire è dietro l’angolo.

L’azzardo funziona, la pista inizia ad asciugarsi ed il pilota romano risale sino alla quarta posizione, una vera impresa, mentre gli altri piloti uno dopo l’altro rientrano ai box per montare le gomme da asciutto. Purtroppo le condizioni atmosferiche cambiano rapidamente ed inizia a piovere in modo copioso. Il team Monolite è reattivo ed Andrea è il primo ad effettuare il pit per montare gomme da bagnato. Il feeling con la pista bagnata non è dei migliori, tant’è che un lungo in ghiaia fa segnare il ritiro del pilota romano dopo una gara in cui aveva dimostrato un gran coraggio.

In gara 3 arriva un altro ritiro a poche curve dalla bandiera a scacchi.

Un weekend estremamente negativo per Andrea Cola e per il suo team Monolite Racing, con la nota positiva di gara 2, la scelta giusta, il coraggio di sfidare la pista e il bagnato con le slick. L’audacia, il percepire il momento giusto per fare un azzardo non sono cose da tutti, la sensibilità e la sfrontatezza ragionata nei confronti del rischio sono doti essenziali per chi decide di abbassare la visiera e correre. Si può sbagliare, si può cadere, l’importante è rialzarsi una volta in più e premere il piede sull’acceleratore in attesa di una nuova sfida.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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