Un GP dal Paddock: Barcellona vista (e raccontata) ai di là dei tornelli

Non è facile trovare l’appiglio giusto per partire nel raccontare un weekend diverso per molti aspetti e uguale per altri. Il primo fine settimana di gara vissuto all’interno del Paddock è un mix di sguardi, odori, deja-vu ed emozioni. Sono partito da casa senza una vera e propria aspettativa: di certo non mi aspettavo qualcosa di completamente diverso da quello a cui sono abituato. Dopo oltre 500 gare vissute al di qua delle reti e migliaia di immagini, video, documenti e racconti da parte di chi questo mondo lo conosce in ogni sfaccettatura, non avevo il sentore di potermi trovare di fronte un mondo completamente nuovo. E così, effettivamente, è stato.

Sono partito però con un’intenzione, quella di godermi ogni singolo secondo di queste caldissime giornate, approfittando di ogni momento possibile al di là di ciò che doveva essere l’impegno principale: lavorare! La cosa che mi ha fatto sorridere è stata infatti ricevere diversi messaggi di amici che mi chiedevano se mi stessi divertendo, come se fossi su un giro di giostra. Quello sarebbe arrivato solo in un determinato momento, di cui parlerò più avanti: il focus era appunto fare il mio ma direttamente sul posto, osservando le differenze con la mia “normalità” e ciò che potevo imparare alla prima uscita.

Non nego che sentire per la prima volta il feedback sonoro dei tornelli dopo aver appoggiato il pass giovedì pomeriggio ha avuto un certo effetto, ma durante le quattro giornate è successo così tante volte che ora di domenica sera continuavo a sentirlo nelle orecchie! Come dicevo l’intenzione principale era, al di là del lavoro, di godermi ogni momento. Per questo, nonostante le attività media o in pista iniziassero ad una certa ora, ho deciso di arrivare prestissimo dal venerdì in poi: un po’ per evitare il traffico (ma non ne avrei mai trovato fortunatamente), un po’ per respirare l’aria del Paddock come se fosse un po’ più mia almeno per una buona ora.

MotoGP | Aprilia estende i contratti di Aleix Espargaró e Maverick Viñales sino al 2024
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Già al giovedì pomeriggio le attività sono frenetiche. I piloti, ancora in borghese, sono impegnati in interviste con le varie TV mentre ai box si lavora sulle monoposto. In questo caso l’attesa era grande per capire quali fossero le novità portate in pista dalle varie monoposto. Tra tutte, spicca l’Aston Martin, finita nell’occhio del ciclone per una serie di “ispirazioni” made in Red Bull, diciamo così.

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Molto interessante la prova di estrazione pilota in caso di incidente. Una scena a cui speriamo di non dover mai assistere ma che deve essere preparata nei minimi dettagli in caso di emergenza. Si tratta di un lavoro di squadra pazzesco da parte del team dedicato, con operazioni precise che devono essere svolte nella corretta sequenza per permettere di estrarre il pilota dalla monoposto in totale sicurezza. Questa volta è toccato a Red Bull “prestare” la sua RB18 per il test.

Alla fine della pit walk del giovedì si passa dalla sala stampa a scrivere dell’Aston, di cui stanno parlando in molti e con molti dubbi sulla sua legalità. Anche se poi la FIA comunicherà al venerdì di aver già provveduto ai relativi controlli.

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La sala stampa, appunto. Una delle novità di questa esperienza. Devo ammettere onestamente una cosa: dal punto di vista tecnico, in questi anni mi sono preparato una postazione che mi rende la vita più facile rispetto a quanto non sia stato in questi giorni. Questione di comodità, ovviamente, non replicabile in una sala dove devono essere accontentate centinaia di persone diverse. Almeno per quanto riguarda Barcellona, si hanno a disposizione serie di quattro monitor: la live dal circuito (senza commento, si sentono solo i team radio), il live timing, la schermata delle info dalla direzione gara ed il live timing nella versione con i microsettori, disponibile anche sull’app ufficiale della F1. Le informazioni ci sono comunque tutte, solo bisogna ricordarsi di sedersi in una fila relativamente vicina altrimenti anche i dieci decimi fanno un po’ fatica a leggere alcuni dati. Sempre per comodità (come per altri colleghi) ho preferito un tablet vicino al portatile con il live timing.

Il giovedì, iniziato alle 7 di mattina con la partenza da casa, tra viaggio, recupero dell’auto a noleggio, passaggio al centro accrediti, arrivo in pista e primo pomeriggio di lavoro arriva a sera senza aver mangiato praticamente nulla. La cena servirà a recuperare in parte gli arretrati.

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Venerdì mattina. Alle 8.45 passo i tornelli e mi trovo davanti ad un lungo e largo vialetto di cui posso vedere la fine e scorgere, una dopo l’altra, tutte le varie Hospitality. Una scena ben diversa, ad esempio, dalla domenica attorno all’ora di pranzo, quando si fa fatica a percorrere dieci passi senza inciampare in qualcuno: un meccanico, un giornalista, un vip (o un gruppo intero) alle prese col selfie d’ordinanza e così via.

Il Paddock di prima mattina, una cosa che non si vede spesso, mostra un’atmosfera surreale. Prima di tutto ti accorgi del silenzio, che contrasta clamorosamente con questo mondo. Passeggiando puoi guardarti attorno ed osservare come il Circus prenda man mano vita. Nell’Hospitality Red Bull Helmut Marko è alle prese con la colazione, da solo o in compagnia di un altrettanto mattiniero Chris Horner. Sarebbe stato così per tutte le giornate. Passare dietro i motorhome, poi, è come attraversare la via dei profumi. Bacon, croissant, caffè, caffè, ancora croissant, bacon e via dicendo.

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Dalle 9.15 in poi, a gruppi, i meccanici dei vari team varcano i cancelli e si portano nei rispettivi box per iniziare il lavoro sulle monoposto, mentre nelle Hospitality le colazioni entrano nel vivo e i decibel iniziano ad alzarsi gradualmente. Inizia anche il lavoro per i media ufficiali, che preparano tutte le attrezzature per le dirette e il ring per le interviste dei piloti. La timetable ci dice che dalle 10.30 inizieranno le conferenze stampa dei piloti, quest’anno spostate al venerdì mattina con slittamento della prima sessione di libere al pomeriggio. Terminata quindi la mia prima dose di Paddock, respirato a pieni polmoni, è arrivato il momento di iniziare le attività.

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Mi apposto nelle ultime file, al riparo da una corrente d’aria che altrimenti mi vedrebbe ancora oggi a letto. Le sessioni durano 30 minuti: prima ci sono le domande di rito da parte del team interno della F1, poi si passa a quelle dei giornalisti delle TV e della carta stampata. Decido, per l’occasione, di procedere con una live su Twitter, traducendo al volo le frasi più interessanti di ciascun pilota. E sin dal primo gruppo iniziano le sorprese, con Fernando Alonso che si scaglia contro la Direzione Gara per la gestione del GP di Miami. Come inizio non c’è assolutamente male…

L’altra sorpresa, ma forse non troppo, arriva dal secondo gruppo dove Sebastian Vettel viene incalzato sulla sua comparsata a Londra alla BBC su questioni sociali ed ambientali. Il tedesco prende la parola e tiene la scena per la maggior parte del tempo, sottolineando concetti importanti sul ruolo che ognuno di noi ha nei confronti del futuro, nostro e di chi verrà dopo di noi. Nell’ascoltarlo ricordo il Sebastian sbarazzino dei tempi della Red Bull e mi sembra di avere di fronte un’altra persona. È proprio lui a spiegare questo cambiamento, dovuto all’avanzare dell’età e ad una consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda aumentata da quando è diventato padre; un evento che l’ha portato ad informarsi maggiormente sul nostro mondo fino a farlo diventare una voce importante ed influente su tematiche importanti.

Il comune denominatore delle quattro sessioni è rappresentato dalle domande sulle dichiarazioni di Sainz in relazione alla sicurezza dei piloti con queste nuove monoposto, e i rischi che si potrebbero correre a medio/lungo termine al collo e alla schiena. Devo ammettere di aver sentito pareri molto discordanti tra i piloti. Il più diretto è stato Alonso, sottolineando come sia semplice anche in semplici sessioni di kart incrinarsi delle costole. Altri hanno sottolineato come la F1 in realtà sia talmente aiutata elettronicamente da rendere ai piloti la vita più facile rispetto ad altre categorie. Insomma, un argomento che ha un po’ diviso i pareri.

Alle 12.30 termina l’ultima sessione della conferenza stampa, ma non c’è il tempo di portarsi in sala stampa e scrivere un pezzo al momento su quanto appena sentito. Alle 12.36, da timetable, inizia il Car Display, un’altra novità di quest’anno. I team sono obbligati a mettere in mostra le loro vetture per 5 minuti fuori dal loro garage. Quale occasione migliore? Esco dalla sala conferenze, vado a bere un bicchiere d’acqua in sala stampa e mi fiondo in una pit lane già gremita per vedere finalmente da vicino queste nuove monoposto 2022.

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Partono decine di scatti, che potranno magari servire per alcuni articoli tecnici. In generale, per quanto in televisione sembrino grandi, ogni volta che le vedo dal vivo le Formula 1 sono davvero basse. Forse, con queste linee, lo sembrano ancora di più. Le trovo più filanti e meno spigolose rispetto alle precedenti, soprattutto nella zona anteriore. Non sopportavo il telaio che, ad un certo punto, piegava nettamente verso il basso. Questi sono più filanti, scendono gradualmente, agli occhi sono sicuramente più appetibili. Queste vetture sono tutte distinguibili una dall’altra. Ognuna ha caratteristiche diverse e, dipinte tutte di nero, sarebbero perfettamente riconoscibili l’una dall’altra. Un fattore non da poco con un nuovo regolamento.

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Dopo un’ora di scatti e non solo (anche l’occhio vuole la sua parte, senza telefono costantemente in mano), siamo a venti minuti scarsi dall’inizio delle FP1 con un piccolo problema: non ho ancora mangiato nulla. Il Circuit de Catalunya mette a disposizione un catering interno per i media, ma ha aperto alle 12:00 e sono le 13:45. Risultato, ovviamente immaginabile, è rimasto ben poco. Quanto meno la vista merita. Alle 14.00 iniziano le FP1 e torno in sala stampa per seguirle ed aggiornare su Twitter. Una volta terminate (con l’articolo del nostro Matteo Pittaccio) si continua alla ricerca delle immagini per le dichiarazioni dei piloti che verranno pubblicate la sera, dopo le FP2.

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Prima della seconda sessione di libere ho tempo per un’altra passeggiata nel Paddock, dove i team sono al lavoro per controllare le gomme usate nella prima ora. Mi occupo della seconda sessione, sia per il sito che su Twitter e poi via di ricerca delle ultime immagini dai Media Center per le dichiarazioni del venerdì, che questa volta sono 23: oltre ai venti titolari ci sono anche Kubica, De Vries e Vips che hanno girato in FP1. Terminata la ricerca, sistemate le immagini e caricate a sistema, via con la preparazione degli articoli e le varie traduzioni dove necessarie, un po’ da Barcellona e un po’ da parte del resto della redazione.

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La giornata “lavorativa” termina alle 21 inoltrate: è ora di lasciare la sala stampa e il Paddock è ormai vuoto, tanto che Lewis può chiacchierare in tranquillità fuori dal motorhome Mercedes senza la consueta calca attorno a lui.

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È sabato mattina: dal giorno precedente ho assimilato alcuni orari e processi. Arrivo ancora presto (poco prima delle 9) e mi concedo un’altra passeggiata nel Paddock, pronto a riempirsi in vista delle FP3 e delle qualifiche. Mentre torno in sala stampa scorgo davanti a me Mika Hakkinen. È presente per alcune iniziative della F1 con Vip ed ospiti vari. Noto che al momento non è impegnato e lo avvicino. Gli chiedo se posso stringergli la mano, facciamo due chiacchiere e lo ringrazio per le battaglie che ha regalato insieme a Michael negli anni che hanno cementato la mia passione per questo sport. È uno dei momenti che mi rendono consapevole di essere davvero “presente”. Un altro arriverà nel pomeriggio.

Tono in sala stampa. Pianificazione ed anticipo sono le parole d’ordine del mattino. Mentre in sala conferenze parlano i rappresentanti dei team, con Red Bull decisamente incattivita dalla situazione creatasi con Aston Martin, mi porto avanti recuperando il materiale necessario per le dichiarazioni della sera. Le FP3 sono alle 13 e questa volta non ho intenzione di saltare il pranzo.

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Alle 12:00 in punto varco praticamente per primo la porta della “Eating Area”, dove in un quarto d’ora scarso mi rifocillo: in pit lane, infatti, i team sono alle prese con le prove di pit stop prima delle FP3. Torno indietro ed assisto ad alcune prove nel box Ferrari, poi torno nel retrobox. Alcuni piloti (tra cui Magnussen, in borghese, nella foto sopra) sono ancora alle prese con le attività con gli ospiti quando mancano 25 minuti all’inizio della sessione. Anche per loro i tempi sono tirati. Sopra, i fan attendono l’arrivo dei loro beniamini dalle Hopsitality.

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Le FP3 si svolgono con l’ennesimo primo tempo di Charles Leclerc. Nelle due ore che precedono le qualifiche c’è ancora tempo per una passeggiata nel Paddock, ormai gremito di persone.

Le qualifiche regalano emozioni in Q3 con l’errore di Leclerc e poi la pole del monegasco ai danni di Verstappen, fermato da un primo problema al DRS. Dopo aver seguito live il tutto su Twitter ed aver pubblicato l’articolo riassuntivo, torno nel Paddock: avendo già preparato materiale per le dichiarazioni e in attesa che queste arrivano, c’è un buco di qualche decina di minuti nella quale posso passeggiare tra le Hospitality, nonostante il caldo decisamente intenso.

Arrivando nei pressi della Haas incontro Sabine Kehm. La prima volta era stata anni fa, ai tempi della pubblicazione del libro su Michael. Chiacchieriamo, mi chiede se sarò presente d’ora in poi, ci scambiamo un paio di riflessioni. Gentile come sempre, almeno per quel che mi riguarda. È il secondo momento top del giorno dopo aver visto Mika.

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È il momento di tornare in sala stampa. Briefing post qualifiche con Paolo Filisetti, ne scriviamo un pezzo e poi via con la preparazione delle dichiarazioni, che iniziano ad arrivare dai vari team.

Anche il sabato termina alle 21 inoltrate, con l’ultima passeggiata in un Paddock che piano piano si spegne.

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È domenica. Tre giorni sono volati via rapidissimi e siamo già in clima gara. Il Paddock inizia ad animarsi prima rispetto agli altri giorni, ed è ampiamente comprensibile. Mi colpisce, nella frenesia del giorno, l’ordine incredibile dei team nello svolgere ogni tipo di attività, dalla più complessa alla più basilare, che sia una prova di pit stop o semplicemente riordinare gli pneumatici nel retrobox. Nell’Hospitality Pirelli si discute delle modifiche alla monoposto di Verstappen durante la notte. Si era parlato di un possibile problema di pescaggio della benzina ma, tra gli elementi sostituiti, non figura nulla a riguardo. Il DRS, invece, è stato riparato con la sostituzione, tra gli altri, dell’attuatore. Mario Isola rientra con una smorfia eloquente riguardo il caldo. Sembra di essere ad agosto.

Procedo poi seguendo lo stesso schema del sabato mattina. Torno in sala stampa e mi porto avanti col lavoro in vista del pomeriggio. Raccolta materiale per le dichiarazioni, preparazione bozze varie, controllo e via dicendo. P300.it è gestito totalmente da noi sotto qualsiasi aspetto: è sempre importante controllare che tutte le funzioni del sito siano ok prima di una gara.

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Il pranzo è veloce come e forse più del sabato. La Pit Walk che precede la gara è un fiume di persone che si ferma davanti ai box ad ammirare le monoposto per l’ultima volta prima che scendano in pista. Impossibile quantificare la parata di VIP che si fa fotografare davanti ad una vettura o chiede ai meccanici di passare sotto il nastro di sicurezza. Il caldo è davvero notevole e non ha ancora raggiunto il suo massimo. Per la gara si parlava di due soste ma inizia a sorgere qualche dubbio viste le temperature.

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A quaranta minuti dal via le Power Unit delle monoposto si accendono ed i piloti escono per i giri di preparazione prima di allinearsi in griglia, passando sotto le vetrate della sala stampa. L’attesa inizia a crescere, così come le temperature. L’aria è sopra i 35 gradi, l’asfalto è ampiamente oltre quota 45.

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Il momento del weekend arriva un quarto d’ora prima dello spegnersi dei semafori. La griglia di partenza è l’evento top. Il caldo è insopportabile. L’atmosfera scotta di suo e il sole è cocente. L’asfalto è talmente caldo che non si possono tenere le scarpe ferme per troppo tempo, altrimenti si sente il calore salire dalle suole; non mi era mai successo così. Ecco, la risposta alla domanda “ti sei divertito?” nell’arco di un weekend può essere rappresentata da questi 10 minuti in cui ovunque ti giri c’è qualcosa da osservare, ma stando comunque molto attenti. Tra un VIP e una TV ci sono i meccanici che corrono fuori e dentro la pit lane, con i treni di gomme da montare sulle monoposto. Se non si è pronti a togliersi si rischia di essere investiti dai carrelli vari che passano freneticamente.

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Il ritorno rapido in sala stampa prima del via sa di passaggio dall’Africa alla Siberia per l’escursione termica. Tutto è pronto. Nuova è anche l’esperienza della gara vissuta in un open space con centinaia di persone che esclamano, sospirano, si stupiscono o magari imprecano in base agli eventi. Ci si confronta su quello che succede senza perdere l’occhio dai monitor e, nel mio caso, continuando a raccontare la gara su Twitter, giro dopo giro. Il ritiro di Leclerc è il momento che cambia completamente l’inerzia della gara dopo un inizio dominato dalla Rossa e difficile per la Red Bull. Verstappen e la RB18 fanno doppietta e vanno in testa ai campionati. Dalla sala stampa le urla del pubblico sono ovattate mentre l’olandese passa sotto il traguardo e quando si ferma in Parco Chiuso. Riusciamo a scorgere dall’interno il podio, poi è ora di mettersi a scrivere. Dopo il recap della gara arriva la cronaca (preparata in contemporanea dal nostro Danilo Lunetta) e si preparano le bozze degli articoli per le dichiarazioni, che alla domenica arrivano sempre un po’ più tardi tra vincitori e vinti.

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Nemmeno il tempo dei festeggiamenti che il Circus ha già iniziato ad impacchettare tutto. Mentre le dichiarazioni iniziano ad arrivare dai team (e il Milan vince lo Scudetto a Sassuolo, ipotesi non prevista quando ho pensato di recarmi in Spagna) nel Paddock i mezzi sono al lavoro per smontare tutto il possibile e con un’incredibile rapidità.

Alle 21:00 lascio il circuito mentre il lavoro continua. Monaco è lontana 650 km ma soprattutto pochi giorni: non c’è, insomma, tempo per rifiatare. Il GP di Spagna è consegnato alla storia e si guarda già a Montecarlo, in un campionato che ci sta regalando una lotta importante tra Red Bull e Ferrari, tra Verstappen e Leclerc.


Questa volta un po’ più di traffico al rientro c’è. Torno in albergo, recupero il bagaglio, restituisco la macchina a noleggio e torno in aeroporto.

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Il weekend termina così: con 42 km percorsi a piedi in quattro giorni, in attesa dell’aereo per il ritorno, con una calza rossa ed una nera che avevo indossato al mattino e hanno portato bene. Soprattutto, con un’esperienza che non definirei totalmente nuova ma diversa. Come dicevo all’inizio, quando si segue per così tanto tempo certe dinamiche si conoscono, se non totalmente, in gran parte. Sicuramente resta una visione più completa, istruttiva, a tratti emozionante, che mi ha permesso di mettere a fuoco meglio alcuni processi di un weekend di gara. E l’obiettivo di godermi ogni momento è sicuramente raggiunto.

Ora testa a Monaco: la F1 non si ferma.

Immagini: P300.it / Paolo Filisetti

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