I track limits immaginari

Mi viene solo un “mah”.

Le qualifiche di oggi hanno riacceso il problema dei track limits, dell’andare con quattro ruote oltre la linea bianca, con vantaggi più o meno evidenti sul tempo sul giro. E’ stato deciso (e non è la prima volta a Silverstone) che solo su tre curve, la Copse, la Stowe e la Club, si sarebbe controllato con occhio clinico il comportamento dei piloti. E così alcuni, quelli pizzicati troppo larghi in queste curve, sono stati penalizzati con la cancellazione dei tempi.

Però mi chiedo: a cosa serve controllare solo tre curve se in tutte le altre qualcuno può tagliare, allargare, insomma fare quello che gli pare? Curva 7, Luffield, la vecchia penultima ai tempi in cui la Copse era la prima. Tutti fuori con quattro ruote oltre la linea bianca: nemmeno un buffetto. Perché qui sì e là no? Perché si pensa che solo su alcune curve ci si possa avvantaggiare?

Se si chiamano track limits, ci sarà un perché. Se ci sono delle linee bianche, pure. Se ci sono cordoli, anche. E allora perché valutare qui e non là? Ma soprattutto, perché non rimettere un po’ di benedetta ghiaia fuori dai cordoli e smetterla con queste pantomime inutili?

Per quanto bisogna farsi ancora ridere dietro? Vai a capire…

MONOPOSTO by SAURO

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I track limits immaginari 2
Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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