Tra Sprint e tradizione quello che serve è la consapevolezza di questa F1

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
28 Settembre 2022 - 18:50

Le Sprint iniziano a farsi vedere sempre più e, sempre più, diventeranno parte della F1. Prendere o lasciare

La notizia dell’aumento delle Sprint da tre a sei per il 2023 ha riaperto il dibattito sulla necessità o meno di vedere in generale sempre più gare. L’anno prossimo, tra domenicali e Sprint, arriveremo a 30 appuntamenti.

Quella che è in atto è una vera e propria guerra generazionale ideologica su quello che la F1 dovrebbe essere rispetto a come si pone ora. Quello che deve essere chiaro, però, è proprio il ruolo attuale della F1 ed i suoi obiettivi. In questo è determinante l’età dell’utente medio che segue questo sport sempre più propenso al business.

Chi ha dai trent’anni in su fa molta fatica a riconoscersi in questa F1 e, in diversi casi, l’abbandona. Perché ha perso molto di quello che era il suo spirito sportivo e tradizionalista in favore di una vigorosa virata verso lo show e il business. Questo è innegabile: l’entrata di Liberty Media a piedi uniti ha dato uno scossone a qualsiasi livello per portare la F1 su un campo diverso rispetto a quello originario.

Le Sprint, in questo senso, non sono altro che un elemento che all’utente di una certa età fa accapponare la pelle e lo si è visto dai commenti sotto i comunicati della F1 sui social, di cui la maggior parte contrari al loro aumento. E qui sarebbe da capire chi è che mente, se gli utenti che si lamentano o Liberty che parla di “entusiasmo” dei fan per questo format.

Eppure è inutile girarci troppo attorno. Come ci ha dimostrato la MotoGP, che dall’anno prossimo avrà le Sprint in tutte le gare, i soldi la fanno da padrone soprattutto se ci sono o ci sono state difficoltà. Un’azienda come Liberty Media non lavora per la gloria: più gare = più introiti. Semplice. Massimizzare le entrate, far diventare importante il marchio e, chissà, magari liberarsene un giorno con una bella plusvalenza finale.

Tutto questo giustifica lo scardinare i valori storici di uno sport? Ognuno, su questo, ha il proprio parere. Se volete sapere il mio credo che il limite ultimo, l’ultimo tabù che davvero farà crollare il castello eretto nel 1950 saranno le griglie invertite. E, al tempo stesso, so che ci arriveremo prima o poi. Perché la consapevolezza che della “mia” F1 sia rimasto ben poco è ormai ben formata, così come quella che il fattore “sport”, rispetto a quello “show” e quello “business” oggi occupi una fetta decisamente piccola della torta. Sì e no il 15%.

Negli ultimi cinque anni la F1 è stata trasformata in una specie di Grande Fratello motoristico, con tutti i lati positivi e negativi del caso. Lo sbarco sui social ha creato un mondo parallelo dove milioni di giovani si interessano al Circus tramite contenuti creati ad hoc per la loro fascia di età, quella che proprio LM è andata a cercare per rimpolpare la fan base.

E non è un caso che, ormai, un terzo dell’attuale fan base non abbia coscienza dei mondiali di un decennio fa. Dall’altro lato, con Drive To Survive si è mandato in onda un mondo parallelo nel quale la F1 è dipinta come un Beautiful a quattro ruote; un prodotto talmente esagerato da chiedere che venisse rimesso su dei binari più seri.

Eppure, tra Social e DTS, Liberty ha fatto il colpaccio ed è proprio per questo che spinge per la trasformazione completa della F1 in un evento a tutto tondo, con il GP della domenica relegato ad ultimo degli appuntamenti tra esperienze varie e concerti con grandi nomi. Più alta è la concentrazione di giovani “appassionati” meno sul pezzo sulla storia (anche recente), più è facile introdurre senza problemi stravolgimenti che li attraggano.

Tornando alle Sprint va da sé, per quanto si dica il contrario, che tolgono di fatto importanza alla gara principale. E questo è imperdonabile, come lo era nel 2021 la Pole assegnata al vincitore della “garetta”. La gara della domenica è e dovrebbe essere sacra, l’obiettivo finale del weekend, non la gara che dà più punti tra due e la cui griglia deriva da una partitella d’allenamento al sabato, dove tutti cercano di non farsi male.

Se una volta il weekend si svolgeva in preparazione della domenica (addirittura col warm up di mezz’ora nella mattina di gara), ora è chiaro che l’obiettivo è fare di ogni giornata un’opportunità per battagliare, prendere punti, insomma raccogliere qualcosa per sé e per le televisioni. Come se gli eventi fossero tre e non più uno. Personalmente inaccettabile ed irricevibile, eppure così è.

Prima si capisce che questo è il futuro targato LM meglio è. Nessuno di noi ha il potere di cambiare le cose, a meno di chiamarsi Bezos e presentarsi negli uffici di Londra con un assegno in bianco. Le scelte sono due: adeguarsi o lasciare. Perché con la speranza, ultimamente, ci si fa ben poco.

Immagine: Media Red Bull