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I complimenti pubblici di Hamilton a Bottas al termine delle qualifiche di Interlagos, con Valtteri primo davanti alle Ferrari, sono peggio di una sentenza. In quelle pacche di congratulazioni ho letto la consapevolezza di Lewis di essere talmente superiore al compagno da volerglielo mostrare implicitamente con un bel gesto. 

Niente di premeditato probabilmente: nessun desiderio di sminuire Valtteri volontariamente o cose così, soprattutto dopo aver conquistato una Pole. È difficile però vedere un pilota andare a congratularsi col compagno. Solitamente questo non succede quando all’interno del team c’è aria di sfida tra i due, nonostante uno abbia appena vinto il titolo e abbia motivo di essere più rilassato, oppure di compiere il primo errore di una stagione fantastica.

La mia è un’interpretazione personale, sia chiaro. Ma che Lewis volesse o meno con quel gesto dire “bravo, scudiero”, la realtà dei fatti parla di una stagione deludente da parte di Bottas. Per come era iniziata bene, per come è proseguita nell’anonimato, per il confronto con il predecessore.

Per metà stagione Bottas aveva illuso (anche me) di poter essere al livello di Rosberg. Arrivato a Spa con soli 19 punti di ritardo da Lewis è letteralmente sparito dai radar: dopo il rinnovo di contratto con Mercedes ha perso mordente, come se il suo obiettivo stagionale fosse quello e una volta raggiunto stop, “siamo a posto così”

Tanto aveva sorpreso (e non solo me) ad inizio stagione, tanto ha lasciato dubbi dal ritorno dalla pausa estiva in poi. La risalita delle Red Bull ha reso ancora più difficile la sua seconda parte di campionato: non saranno il secondo posto di due settimane fa con Hamilton e Vettel indietro o questa bella pole di Interlagos, senza Lewis in pista, a migliorare le cose. 

Quando guidi una vettura da titolo l’obiettivo deve essere sempre il massimo. Raggiungere il rinnovo per poi plafonarsi non è cosa da aspirante campione del mondo. Lewis questo l’ha capito forse da tempo: con quel gesto ha reso il tutto più chiaro.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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