Todt in Ferrari: nostalgia canaglia, ma quanto potrebbe incidere? Forse meno di quanto si creda

Se ne parla da settimane e ne abbiamo parlato anche nella live di mercoledì sera con Matteo Pittaccio e Manuel Codignoni. È possibile un Todt bis alla Ferrari? E soprattutto, quanto e come potrebbe incidere nel team di Maranello un suo incredibile ed affacinante ritorno?

Discorso ampio, che va affrontato per gradi. Parto dall’aspetto romantico della questione, forse l’unico punto positivo di tutte queste voci che si rincorrono. Sotto l’era Todt, durata praticamente 16 anni (dal 1993 al 2009) la Ferrari ha vissuto la più florida delle sue ere con 14 titoli mondiali conquistati complessivamente tra 1999 e 2008, di cui sei piloti ed otto costruttori. Un filotto “smantellato” nei numeri dalla corazzata Mercedes tra 2014 e 2021, ma non per questo meno importante (e soprattutto non meno impegnativo, anzi) rispetto a quello delle Frecce d’Argento.

Jean Todt, sin dal suo arrivo nel 1993, ha avuto la capacità di porre le persone giuste al posto giusto, avendo carta bianca nella gestione dei tecnici e della campagna acquisti senza limiti di spesa. Ecco quindi, dopo un paio di stagioni di assestamento, i colpi Schumacher, Brawn, Byrne a formare un gruppo spaziale, con una sete di vittoria senza eguali e con la necessaria pazienza da parte della Ferrari e dei tifosi per raggiungere l’obiettivo grosso, riportare la Rossa sul tetto del mondo. Ci sarebbero voluti sette anni dal suo arrivo per completare la scalata, non senza cadute e momenti difficili.

Sognare un Todt bis può essere lecito per chi vive di romanticismo e nostalgia applicati al mondo delle corse. Ma, cercando di analizzare in modo oculato un suo possibile ritorno, quanto l’ex Presidente della FIA potrebbe portare in dote alla Rossa? Credo onestamente poco e non necessariamente per colpe sue.

L’unico appunto che si può fare al francese è l’età: con quanta motivazione, a 75 anni di cui quasi 30 passati tra Ferrari e FIA, Todt ripartirebbe per una seconda avventura con la Rossa? E soprattutto, in quale ruolo? Quello del cosiddetto “Super Consulente”?. Che io mi ricordi l’ultima volta che si è parlato di una figura del genere c’era Schumi che allungava la mano fuori dal muretto per capire se stesse piovendo. Riassumendo, non se ne fece granché.

La prima esperienza di Todt a Maranello è stata contraddistinta da un potere reale e quasi infinito sotto qualsiasi aspetto. Come si adatterebbe ad un ruolo da consigliere, magari da affiancare a Mattia Binotto? E siamo sicuri che questo, nel medio termine, non andrebbe a creare delle frizioni? D’altronde Todt è sempre stato abituato a comandare e non possiamo sapere come svolgerebbe un semplice ruolo da “suggeritore”.

Altro dettaglio di non poca importanza: la grande scalata della seconda metà gli anni ’90 è stata pianificata con un lavoro enorme in fabbrica ed uno inestimabile in pista. Non dimentichiamo che tutta l’era Todt è stata caratterizzata da sessioni di test quotidiane – quando si poteva girare in proprio – alla ricerca del miglioramento e del perfezionamento di quello che già funzionava; con giornate in cui i piloti si dividevano tra Fiorano e il Mugello per testare in contemporanea. Questa Formula 1 è lontana anni luce da quella della grande rimonta, ne condivide ormai solo il nome.

Negli ultimi anni i recuperi sono diventati impossibili – basti vedere il dominio Mercedes – e le ore in pista sono state sostituite dal simulatore. Insomma, colmare uno svantaggio tecnico non è più fattibile come una volta e, d’altronde, la nuova Formula 1 sarà votata al livellamento delle prestazioni in tutti i sensi. Si è già fatto capire che se, con i nuovi regolamenti, qualcuno dovesse trovare la famosa genialata, si farebbe in modo di bloccare eventuali vantaggi tangibili in pista.

Sarebbero quindi uguali le qualità che Todt potrebbe portare alla causa Rossa in uno sport diametralmente opposto, nel quale sono contingentate le parti meccaniche, limitati i chilometri da percorrere, i costi e via dicendo? Saprebbe ancora fare la differenza in uno sport dove gli assetti si preparano al simulatore?

Insomma: il nome Todt evoca ricordi magnifici ed emozioni particolari per i ferraristi che hanno goduto dell’era più florida della Scuderia. Ma, così tanti anni dopo la sua uscita, un eventuale ritorno si dovrebbe scontrare con una realtà difficilissima, totalmente diversa da quella affrontata in passato e un ruolo non aderente al suo curriculum. Può la Ferrari correre un rischio simile in una stagione fondamentale per il suo futuro? Per quanto il mio parere conti zero, credo di no.

Immagine: ANSA

SHARE

SUBSCRIBE

ULTIME NEWS