Il campione del Colorado dice stop dopo 16 anni di carriera professionistica: è la fine di un’epoca
Da qualche anno ormai, in maniera piuttosto ingiusta ma soprattutto a causa di un paio di incidenti pesanti, l’interrogativo più grande riguardo Eli Tomac coinvolgeva il suo ritiro dalle competizioni. Oggi il campione del Colorado ha deciso per lo stop definitivo: la sua carriera terminerà alla conclusione dei playoff del SuperMotocross 2026, in data 26 settembre.
Per quanto non sia forse riuscito a scolpire le proprie gesta come altri nomi di epoche molto passate che tuttora vengono ricordati, il 33enne nativo di Durango ha imposto il proprio nome tra i miti del tassello americano e mondiale a suon di vittorie, titoli e, conseguentemente, numeri.
Il primo successo da professionista è arrivato addirittura al debutto assoluto, sulla pista di Hangtown, il 23 maggio 2010. Il suo profilo era già noto agli appassionati, visti gli otto titoli ottenuti al Loretta Lynn da amatore, ma il primo impatto tra i grandi è stato scintillante. Nel 2011 la prima campagna nel Supercross e un titolo 250cc West solo sfiorato, a sei punti dal meno blasonato ma più esperto Broc Tickle e con altre due vittorie in cassaforte, le prime a livello indoor. L’incoronazione sarebbe arrivata l’anno dopo, mentre per quanto riguarda il National avrebbe dovuto attendere il 2013.
Per il 2014 Tomac passa alla 450cc ed è uno degli incaricati a raccogliere il pesante testimone di Kevin Windham nel team Honda Factory Connection con cui aveva già corso in cadetteria. L’impatto con la grande cilindrata non è facile, il Supercross è condizionato da un paio di infortuni ma la prima vittoria arriva già in estate a Spring Creek. La rincorsa di “ET3” all’alloro indoor è il tema che maggiormente tiene banco in quegli anni: è senza dubbio il pilota più veloce, ma i tanti errori costano caro e non è certo così che si può battere un avversario di intelligenza sopraffina come Ryan Dungey.
Ci prova con tutte le sue forze soprattutto nel 2017, già in casacca Kawasaki. La finale di Las Vegas è segnata da una continua ricerca di colpi bassi ai danni di Dungey, al quale deve recuperare nove punti; l’intento non va a buon fine e a posteriori Tomac non si dirà mai orgoglioso del comportamento tenuto al Sam Boyd Stadium, in quella che sarà la corsa di addio dell’asso del Minnesota. Si consolerà qualche mese più tardi, con il primo di tre titoli consecutivi nel National.
Dopo essersi visto “sfilare” anche da Jason Anderson e Cooper Webb, il 2020 è finalmente l’anno buono anche per il Supercross. Per Webb e KTM non tutto gira per il verso giusto e Ken Roczen inizia ad accusare i primi problemi di salute che lo avrebbero condizionato nel biennio successivo; Tomac conquista sette successi e nel silenzio quasi spettrale di una Salt Lake City isolata per Covid-19 ecco la tanto agognata incoronazione. L’anno successivo termina con un terzo posto indoor e un secondo outdoor, risultati positivi per un qualsiasi pilota ma non per Tomac, il cui rapporto con Kawasaki è al capolinea.
Nel 2022 nasce la breve ma intensissima epopea Yamaha ed è subito leggenda. Nel Supercross arriva il secondo titolo addirittura con una gara di anticipo, nonostante un infortunio al ginocchio patito ad Atlanta; un problema che si ripercuote anche sull’inizio del National, ma dopo un paio di round di rodaggio la musica cambia e solo Chase Sexton riesce a seguire il suo ritmo. In un sabato infuocato a Pala la vecchia guardia piega la nuova leva, 100 vittorie totali in carriera e primo “double”. Non pago, vince da wildcard nel nuovo mondiale supercross a Cardiff e guida il Team USA al Motocross delle Nazioni a Red Bud.
Poi, le grandi beffe: il terzo titolo indoor sembra ormai cosa fatta, ma nei primi giri del main event di Denver 2023, la gara di casa, il tendine d’Achille della gamba sinistra cede di schianto. Il 2024 è di pura transizione, nel tentativo di recuperare da un infortunio molto doloroso, ma questo non gli impedisce di conquistare il titolo WSX a fine anno. A gennaio 2025 mette a segno una delle vittorie più belle della carriera, piegando il nuovo fenomeno Jett Lawrence nella finale di San Diego, ma tre settimane più tardi riporta una frattura ad una gamba a Tampa. Con i terzi posti nel National e nei playoff chiude la sua sfolgorante esperienza in Yamaha, chiamata ad un taglio di selle nella classe regina.
L’ultima sfida è targata KTM e non potrebbe iniziare meglio. Vince nel mondiale indoor a Vancouver e si ripete nei primi due round dell’AMA, ma un problema di salute dopo l’ottava vittoria in carriera a Daytona (record assoluto) lo costringe a cedere il passo a Hunter Lawrence e al redivivo Roczen. L’incidente nelle qualifiche di Cleveland chiude la sua corsa titolata, ma si presenta al via del National con buone credenziali. Tutto decade nel primo giro della prima manche a Pala, quando uno scontro con Garrett Marchbanks lo ferma di nuovo ai box per un infortunio al collo. L’ultimo atto della carriera di Tomac saranno i playoff 2026, senza particolari ambizioni ma con la grande voglia di divertirsi e far divertire il pubblico che lo ha sempre acclamato, un’ultima volta.
Definire la grandezza del pilota del Colorado nel corso della sua carriera non è stato facile. Nello spazio di 16 anni ha vinto tantissimo e ha subito anche roboanti sconfitte, ma i numeri sono sufficientemente chiari: considerando tutti i campionati professionistici AMA troviamo 113 vittorie (terzo all-times), 241 podi (record) e otto titoli, traguardi a cui vanno aggiunti un mondiale supercross con cinque successi assoluti separati da quelli ottenuti negli Stati Uniti, un Motocross delle Nazioni e due vittorie in MXGP.
Oggi che il giorno del ritiro è giunto, lo possiamo affermare con certezza: Eli Tomac ha scritto una pagina di storia del motocross mondiale e quando si parlerà di “Beast Mode”, tutti sapranno a cosa e a chi ci si riferisce. Senza alcun dubbio.
Immagini: KTM Media Center
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