Supercross / National | Numeri e analisi della stagione 2021

Ripercorriamo l’annata del 2021 del motocross americano, con l’ausilio di numeri e statistiche


Con l’appuntamento finale del National a Hangtown è andata in archivio la stagione 2021 del motocross americano. Un’annata ovviamente complicata dalla pandemia di Covid-19, ma completata con grande successo grazie al duro lavoro dell’AMA e degli organizzatori di Supercross e National, rispettivamente Feld Entertainment e MX Sports Pro Racing.

Quest’anno si è infatti tornati ai 29 eventi “canonici”, 17 per il Supercross e 12 per il National. La stagione outdoor ha proposto solo un doppio appuntamento, sulla pista di Pala, peraltro con più di tre mesi di distanza tra i due round, mentre il Supercross ha dovuto adattarsi maggiormente alla pandemia organizzando double e triple header che comunque dall’anno prossimo, almeno stando al calendario, saranno già un lontano ricordo.

I cinque campionati hanno visto altrettanti vincitori differenti, cosa peraltro non inusuale. Nessun pilota, dunque, è riuscito a completare il double conquistando il titolo di categoria sia nel Supercross che nel National. Se nella 250cc l’accoppiata indoor-outdoor è stata segnata per quattro volte nelle ultime sei stagioni, in 450cc è invece dal 2015 che il re del Supercross non riesce poi a ripetersi nel National.

Procediamo con l’analisi di questa lunga e complicata annata, iniziata il 16 gennaio a Houston e conclusasi appunto sabato scorso, l’11 settembre, a Hangtown.

CLASSE 450cc

Il più grande protagonista dell’annata per quanto riguarda la classe regina è stato senza dubbio Cooper Webb. Il pilota KTM è tornato sul trono del Supercross vincendo un campionato dal ritmo sostenutissimo, mostrando una solidità propria di pochi piloti nella storia del motocross a stelle e strisce. La sua capacità di lettura della corsa non ha eguali e i suoi forcing finali sono diventati ormai proverbiali. Il #2 della Carolina del Nord è ormai la punta di diamante del team KTM di Roger de Coster e il futuro sembrerebbe essere decisamente al sicuro. Gli otto successi indoor lo hanno reso il pilota più vincente dell’anno per quanto riguarda la 450cc.

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Per quanto abbia concluso il National con tre podi consecutivi, è chiaro come Webb non abbia più nel motocross vero e proprio la sua priorità. Ormai stiamo parlando di un pilota incentrato totalmente sul Supercross e la stagione outdoor appena conclusa lo ha ribadito: va elogiato il grande impegno di Webb, però non bisogna dimenticare come i piazzamenti di fine campionato non siano frutto solo del ricorso ad un telaio rivelatosi effettivamente più efficace ma anche di un’infermeria che nelle ultime settimane si è riempita alla velocità della luce; anche a livello tecnico, nello stile di guida, si nota come effettivamente Webb sia più indietro rispetto ai riferimenti della categoria al di là dell’Atlantico.

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Parlando di Webb introduciamo anche la seconda statistica della classe 450cc, quella relativa agli holeshot. Impressiona in particolar modo il numero relativo al National, con Webb uscito dalla prima curva al comando per sette volte su 24 manche. Statistica che ha particolarmente effetto in confronto a quella dei giri al comando, che vedremo dopo. Il re degli holeshot nel Supercross (tenendo in considerazione i soli main event) è invece Justin Barcia, a quota quattro.

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Stagione di grandi rammarichi per Ken Roczen. Anche quest’anno il pilota tedesco della Honda non è riuscito a conquistare un titolo e il conteggio dei campionati vinti da quando ha deciso di mettersi sotto l’Ala Dorata è ancora fermo a zero.

Si può individuare una ragione fondamentale dietro a questo nuovo insuccesso. La condizione fisica di Roczen è stata invidiabile per tutta l’annata, sia nel Supercross che nel National il pilota di Mattstedt è stato praticamente sempre tra i migliori sotto questo punto di vista e l’unico momento veramente difficile lo ha pagato a Crawfordsville e Pala #2 nell’outdoor, debilitato dal grande caldo in un periodo che sembrava invece largamente favorevole, viste le prestazioni di Unadilla e Budds Creek che avevano suggerito un’ottima preparazione nel corso della pausa successiva a Washougal.

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I problemi di Roczen sembrano avere una natura principalmente psicologica. Il modo di correre di Webb nel Supercross sembra averlo decisamente destabilizzato, visto che non è mai riuscito a trovare l’antidoto per i forcing finali del pilota KTM, e nel National non ha sfruttato appieno un momento di pieno dominio dal punto di vista della condizione fisica. La stagione outdoor è iniziata con molti piloti ancora in “debito di ossigeno” dopo il Supercross ma tra questi non c’era sicuramente Roczen, che ha fatto comunque in tempo a buttare via punti nel primo round di Pala; la perentoria e in parte inattesa ascesa di Dylan Ferrandis ha fatto il resto e anche da questo punto di vista Roczen si è fatto trovare impreparato, lasciandosi battere e abbattere da un pilota che al contrario del #94 ha sempre mostrato grande lucidità e padronanza di ogni situazione.

Roczen è comunque il pilota che ha messo a segno più punti e più giri al comando nella classe 450cc del 2021. Se per quanto riguarda i punti è riuscito a primeggiare senza vincere nessuno dei due campionati, parlando di giri in testa è stato il migliore sia dentro gli stati che sulle piste outdoor. Il margine di punti si è ridotto anche a causa dell’incidente in gara-2 a Hangtown, ma quello dei giri in testa è molto importante. Primati del genere devono essere tramutati in risultati.

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Come detto in precedenza, osservando i giri al comando si nota una decisa discrepanza nei numeri di Webb, che nel National ha coperto appena otto tornate in prima posizione a fronte di sette holeshot. Chiaro segno di come attualmente la competitività del pilota KTM fuori dagli stadi si limiti alle sole partenze. In ogni caso, in entrambi i campionati Roczen ha percorso una cinquantina di giri in testa in più rispetto ai campioni ed è stato al comando per il 38% della distanza totale delle gare di quest’anno.

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Una terza classifica che vede Roczen al comando è quella delle pole position, sette delle quali cinque nel National. Anche sul fronte del giro secco, che comunque nel motocross ha importanza molto relativa, il tedesco è un assoluto riferimento. Nel Supercross singolarmente, a primeggiare sono stati invece Eli Tomac e Jason Anderson: particolari sono i numeri del pilota Husqvarna, capace di segnare quattro pole in una sola stagione dopo averne colte appena sei (considerando solo la 450cc) tra il 2015 e il 2020.

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Per Tomac doveva essere un’annata nella quale puntare al double, invece il 2021 del pilota del Colorado si è concluso con zero titoli e una separazione da Kawasaki ufficializzata già alla conclusione del Supercross. Essendo comunque il pilota più vincente in attività, vale la pena di aggiornare le sue statistiche: con le cinque vittorie di quest’anno si è portato a quota 88 in carriera (quinto posto a -4 da Ryan Dungey) e nel contesto del solo National è salito a 39 (quarto all-times) lasciando la compagnia di Bob Hannah; nel conto dei podi totali, invece, Tomac ha superato Jeremy McGrath e ora è a quota 178, a -12 da Chad Reed che al momento è sul terzo gradino del podio di tutti i tempi. Il prossimo passo sarà la vittoria numero 50 nel Supercross, ne manca soltanto una: un discreto biglietto da visita per il futuro pilota Yamaha.

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Nel team Star Racing, però, Tomac troverà un Ferrandis che ha portato a termine un’annata strepitosa. Non ci si poteva aspettare troppo dal francese nella sua prima stagione nel Supercross 450cc e difatti il #14 ha compiuto il normale percorso di un rookie della categoria: tante cadute e tante botte, ma anche qualche risultato degno del suo talento come il primo podio arrivato appena alla seconda gara, Houston #2. L’esperienza maturata nel 2021 ci consegnerà un Ferrandis più che mai competitivo nel 2022 e non è detto che la lotta per il titolo non possa ulteriormente ampliarsi. Poco da dire sulla stagione outdoor del tre volte campione 250cc, semplicemente perfetto dalla prima all’ultima gara e sempre sul podio assoluto (non succedeva dal 2016).

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A proposito di podi, torniamo al Supercross per parlare dei 13 piloti differenti capaci di arrivare in top 3 in almeno un’occasione nel campionato indoor. Un numero così alto non si vedeva dal 1998 e sono mancati appena due piloti per arrivare al record assoluto del 1980: l’impressione è che più di così non si potesse fare e riguardando ad appena cinque anni fa, quando i piloti sul podio furono appena sette in tutto il campionato, non si può fare altro che restare a bocca aperta di fronte alla competitività del parco piloti.

E a proposito di podi, sono Tomac e Webb a spartirsi il primato per quanto riguarda la 450cc del 2021. Il campione del Supercross ha mancato la top 3 solo quattro volte nella stagione indoor e ha ampliato il suo bottino con i tre terzi posti con cui ha concluso il National, mentre il pilota della Kawasaki #3 è stato protagonista della premiazione finale per otto volte in entrambe le serie, risultando di fatto il pilota più completo in termini di risultati di vertice. Staccato di una lunghezza c’è Roczen, dunque Ferrandis che ha fatto filotto nel National.

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Chiudiamo il capitolo numeri con un ipotetico campionato costruttori che racchiuda entrambe le serie. Honda ha seguito in questo caso la strada del suo pilota principale, vincendo questo titolo platonico pur senza risultare la migliore né nell’indoor né nell’outdoor. I due trofei veri e propri sono infatti andati a KTM e Yamaha rispettivamente. Da notare il tracollo di Husqvarna nel National: dal titolo piloti vinto nel 2020 all’ultimo posto nel costruttori di quest’anno, alle spalle anche di Suzuki, complice lo stop di tutti e tre i piloti ufficiali nel corso del campionato.

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A proposito di Husqvarna, la squadra “satellite” di KTM ha attraversato una stagione davvero terrificante per quanto riguarda la classe regina. Anderson ha mostrato una buona progressione nel corso del Supercross ma l’operazione al braccio dell’anno scorso ha inevitabilmente condizionato il rendimento di “El Hombre”, capace di ottenere due podi e nulla più; il campione Supercross del 2018 si è poi fermato nuovamente nel National per un infortunio ad una mano. Problemi alla schiena hanno reso un calvario il 2021 di Zach Osborne, che di fatto ha disputato metà stagione indoor e appena due round nel National, dopo essersi illuso di avere risolto i suoi guai. Dean Wilson è stato infine condizionato dalla mononucleosi durante l’estate, dopo avere già disputato un Supercross deludente. L’arrivo di Malcolm Stewart per i prossimi due anni dovrà servire anche a risollevare il team.

Meglio l’altra “cugina” della Casa di Mattighofen, Gas Gas. Il team Troy Lee Motorsport ha svolto un ottimo lavoro con Justin Barcia, mettendo in campo tutta l’esperienza passata per tirare fuori il meglio dalla nuova moto. Barcia ha fatto il resto, disputando una delle sue migliori stagioni in classe regina con il successo al debutto nel Supercross a Houston #1 replicato poi a Spring Creek nel National, prima dell’ennesimo stop per infortunio.

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Finalmente positiva l’annata di Aaron Plessinger, ora a tutti gli effetti un top rider della 450cc dopo due stagioni difficili e condizionate da infortuni. La sua prossima destinazione sembra KTM, con la quale potrebbe formare un’accoppiata davvero da tenere d’occhio. Chase Sexton ha rimediato un infortunio serio nel Supercross ma si è ripreso alla grande, sfiorando anche il successo nel prosieguo della stagione fino poi a coglierlo nell’outdoor, a Washougal. Decisamente da dimenticare invece il 2021 di Adam Cianciarulo, che dovrà lasciarsi alle spalle guai fisici e anche qualche insicurezza dal punto di vista psicologico, anche perché con la partenza di Tomac il ruolo di guida del team Kawasaki sarà inevitabilmente suo.

CLASSE 250cc

La classe più piccola ha vissuto di totale incertezza per nove mesi. Al di là del fatto che il double non sia stato completato in questo 2021, il fatto che su 29 eventi ci siano stati 12 vincitori differenti e che sei di questi non fossero mai saliti sul gradino più alto del podio prima è un indicatore ferreo e inconfutabile riguardo quanto sia stata livellata la categoria nella stagione appena conclusa.

I piloti più vincenti sono stati inevitabilmente i tre campioni: sette successi per il campione National, Jett Lawrence, cinque per il re del Supercross Costa Ovest, Justin Cooper, e tre per il vincitore della Costa Est, Colt Nichols, assieme allo sfortunatissimo Jeremy Martin.

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Sei le “prime volte”, come detto. Hunter Lawrence è l’unico tra questi piloti ad avere vinto sia nel Supercross che nel National, dimostrando peraltro una grande crescita anche nell’indoor oltre al motocross vero e proprio che ha sempre rappresentato il suo terreno di caccia prediletto. Fa specie notare, anzi, come il primo successo a stelle e strisce del pilota australiano sia arrivato proprio nel Supercross.

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A dir poco particolare la doppietta del rookie Nate Thrasher ad Atlanta. Il pilota Yamaha si è imposto sia nel primo che nel terzo evento all’interno dell’ovale Nascar arrivando sempre dalla LCQ, fatto alquanto raro e a maggior ragione per un pilota che non può ancora essere considerato top.

Storico il successo di Jo Shimoda a Salt Lake City #1. Il pilota Kawasaki è diventato il primo giapponese a vincere una gara in un campionato professionistico americano di motocross e anche il primo a salire sul podio nel National, con i tre secondi posti raccolti nella stagione appena conclusa. L’unico podio AMA del Sol Levante risaliva ad Anaheim #1 nel 2005, quando Akira Narita concluse terzo nella classe 125cc emergendo da un’autentica palude di fango.

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Jett Lawrence ha conquistato il titolo National mettendo il punto finale su una pagina drammatica di storia per il motocross americano, da sempre molto “orgoglioso” nell’evidenziare la propria superiorità nei confronti di quello europeo. In 50 edizioni del National non era mai capitato che tutti i titoli in palio finissero nelle mani di piloti stranieri, ma questa stagione ha incoronato un australiano (il primo a vincere il titolo della 250cc) e un francese. Lawrence ha inoltre interrotto un discreto digiuno di Honda nella classe leggera dell’outdoor, visto che l’ultimo campione era stato Tomac nel 2013.

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Justin Cooper si è invece aggiudicato ogni altro primato di questa stagione. Il pilota newyorkese della Yamaha non esalta di certo per carisma e talento puro, ma in questa stagione è arrivato ad appena sei punti da un double che nessuno a questo mondo avrebbe mai osato pronosticare a gennaio. Dopo avere vinto per dispersione il titolo Supercross a Ovest, vincendo tre main event ma anche beneficiando di avversari incapaci di mantenere una certa costanza, nel National Cooper ha di fatto patito la pausa tra Washougal e Unadilla, periodo nel quale si è ammalato dovendo quindi ridurre all’osso gli allenamenti. Al ritorno in pista la tenuta fisica di Cooper nel corso delle gare si è pressoché azzerata e solo a Hangtown il #32 è tornato a primeggiare, probabilmente più spinto dalla forza della disperazione per un titolo che ormai era perlopiù sfuggito.

La statistica più clamorosa che riguarda Cooper è quella delle pole position. Su 21 eventi a cui il pilota Yamaha ha preso parte, il miglior tempo nelle prove ufficiali gli ha arriso per ben 16 volte, più di tutti gli altri piloti messi assieme. Dimostrazione inconfutabile di come il monarca assoluto del giro secco e della prestazione pura sia lui.

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Più che nelle qualifiche, che nel motocross hanno importanza relativa, Cooper ha tuttavia costruito la maggior parte dei suoi successi nelle partenze e anche il dato degli holeshot è sontuoso. Sempre in riferimento alle 21 gare a cui ha preso parte, per 14 volte è uscito dalla prima curva in prima posizione. Anche la classifica degli holeshot mostra la grande varietà della classe 250cc del 2021: ben 19 piloti sono riusciti ad ottenerne uno, inclusi quattro piloti privati/non ufficiali e un altro pilota (Joshua Varize) salito in sella ad una moto ufficiale da appena due gare.

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Molto alta è anche la percentuale dei giri al comando. Sui 527 percorribili dai piloti che hanno partecipato alla Costa Ovest, Cooper ne ha coperti 196 in prima posizione, il 37%. Jett Lawrence, il migliore tra i piloti che nel Supercross hanno partecipato alla Costa Est, si è fermato a 146 su un massimo di 564, che rappresenta poco meno del 26%.

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Una maggiore solidità di Cooper, restando in ambito Yamaha, l’ha data Colt Nichols. Dopo un 2020 distrutto dagli infortuni, a 27 anni il pilota dell’Oklahoma sembra avere finalmente trovato la giusta maturità e la giusta stabilità fisica per essere grande protagonista negli stadi. Un titolo vinto contro Jett Lawrence, pilota destinato a fare la storia di questa disciplina, avrà sempre un valore inestimabile. Anche per Nichols il National si è concluso anticipatamente in infermeria, ma il motocross all’aperto non sembra rientrare tra i suoi obiettivi primari e le sue prestazioni, praticamente mai migliorate dalla sua prima stagione piena nel 2016, lo dimostrano.

Difficile stabilire quale possa essere il record di infortuni nel corso di una stagione, ma i tre patiti da Jeremy Martin in momenti distinti di questa annata sono sicuramente un primato poco invidiabile. Arrivato da favorito d’obbligo nella Costa Ovest del Supercross, il campionato della Yamaha #6 è finito alla prima curva della prima finale ad Orlando con una clavicola fratturata; ripresentatosi a tempo di record al via del National, nel secondo round a Thunder Valley Martin è caduto in gara-2 fratturandosi lo scafoide della mano sinistra che già da qualche mese gli stava dando problemi e dopo un nuovo recupero lampo (e un ulteriore infortuno ad un dito) ha concluso la sua stagione nella prima manche di Crawfordsville fratturandosi anche un braccio.

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Anche in questa stagione terrificante, comunque, Martin è riuscito ad aggiudicarsi tre vittorie nell’outdoor salendo a quota 20 e raggiungendo Steve Lamson al quarto posto di tutti i tempi. I successi totali del pilota del Minnesota nella classe piccola sono 26 e anche in questo caso occupa la quarta posizione. Sempre più solida è invece la sua leadership nella classifica dei podi all-times della categoria, ben 64.

Parlando sempre di Martin ma in un discorso più ampio, fa specie notare come il #6 sia al nono posto della classifica a punti cumulativa della 250cc 2021 nonostante abbia disertato praticamente l’intero Supercross e un quarto di stagione del National. Anche in questo caso c’è Cooper davanti a tutti, con appena 11 lunghezze su Jett Lawrence.

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In questa top ten rientra anche Austin Forkner. La punta di diamante del team Kawasaki Pro Circuit ha concluso il Supercross con un infortunio per la quarta volta in cinque anni di professionismo e a 23 anni appena compiuti il totale dei suoi acciacchi fisici inizia ad essere decisamente importante. Nelle ultime uscite del National il talento del Missouri ha comunque dato buoni segnali di ripresa e nel 2022 dovrà necessariamente restare lontano dai guai, oltre a giocarsi nuovamente i titoli della classe 250cc in vista di una possibile promozione alla classe regina.

A proposito di Kawasaki, per la squadra gestita da Mitch Payton si è conclusa un’altra annata difficilissima dal punto di vista degli infortuni. Su cinque piloti solo Shimoda è riuscito a restare integro per tutta la stagione e a destare preoccupazione, oltre a Forkner, è soprattutto Jordon Smith, che sembra entrato in un tunnel senza uscita. In cinque gare di Supercross, Smith ha rimediato una quantità imprecisata di incidenti e la dislocazione della spalla destra rimediata ad Arlington #3 lo ha tenuto fermo per tutto il resto dell’anno. Molte anche le cadute dure di Cameron McAdoo, di cui si ricorda soprattutto la “centrifuga” di Atlanta #2 in una stagione che comunque gli ha dato anche la prima vittoria in carriera a Daytona.

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La tanta sfortuna del “Green Team” ha avuto ovviamente una ripercussione sulla graduatoria cumulativa costruttori che proponiamo anche in versione 250cc. Yamaha ha sfiorato i 1000 punti grazie al suo squadrone, precedendo Honda di quasi 70. Un’altra statistica negativa riguardante Kawasaki 250cc è la striscia senza vittorie nel National, autentico fortino di Pro Circuit negli ultimi 25 anni: l’ultimo successo è datato Spring Creek 2019, con Cianciarulo.

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Nella classe dei giovani quest’anno le sorprese non sono mancate e il riscontro più importante lo si ha nella classifica dei podi, che vede al suo interno ben 18 piloti. Spicca sicuramente McAdoo, che al di là dei tanti incidenti è salito sul podio per sei volte nel Supercross e anche nel National si sarebbe ritagliato uno spazio senza l’infortunio di Pala #1. Non fa notizia Cooper, che ha perso il titolo outdoor pur arrivando nella top 3 assoluta in tutti e 12 i round in calendario. Un’autentica impresa è quella compiuta da Garrett Marchbanks e Kyle Peters, terzi rispettivamente a Orlando #2 e Arlington #2 e unici piloti non ufficiali a salire sul podio in una categoria così ricca di moto gestite dalle Case.

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Positiva ma molto sfortunata anche la stagione dei piloti Gas Gas, Michael Mosiman e Pierce Brown. Il primo è salito sul podio per quattro volte e in tre di queste occasioni al secondo posto, segno che il prossimo candidato ad entrare nella classifica dei vincitore deve inevitabilmente essere lui. Seth Hammaker è invece il rookie che ha maggiormente rubato la scena, vincendo una sola volta contro le due di Thrasher ma mostrando generalmente più solidità e costanza: se il suo posto in Kawasaki dovesse essere confermato nel 2022, aspettiamocelo in lotta per risultati molto importanti.

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Anche la scommessa di KTM, rientrata in forma 100% ufficiale anche in 250cc con Max Vohland, ha dato buoni frutti. Il figlio e nipote d’arte non è mai salito sul podio ma ha ottenuto il suo miglior piazzamento stagionale proprio a Hangtown con un quarto posto. Considerato il salto diretto operato dalle categorie amatoriali 125cc alla 250cc professionistica, bisogna dare a Vohland il tempo per maturare sia di testa che soprattutto di fisico. A sprazzi, il californiano ha già dimostrato di possedere il talento giusto.

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Infine, in ottica 2022, fari puntati su alcuni giovanissimi che hanno lasciato una bella impronta su questa stagione. Il 19enne Dilan Schwartz ha ottenuto eccellenti risultati in sella ad una Suzuki e prima o poi riceverà sicuramente una chance in un team di rilievo, Ty Masterpool è un altro talento in grosso debito con la buona sorte e i neo-pro Levi Kitchen e Preston Kilroy hanno impiegato ben poche gare per proporsi come nomi dal futuro radioso.

La stagione a stelle e strisce 2021 ha offerto moltissimi spunti di interesse e, come sempre, grande spettacolo negli stadi e nei circuiti di tutti gli Stati Uniti. Per il 2022 si prospetta un ritorno alla normalità anche per il Supercross, che accantonerà il format usato quest’anno per tornare a calcare tutti i suoi palcoscenici storici. Ultima nota, le prossime settimane si preannunciano letteralmente infiammate da un mercato piloti che una volta conclusa questa stagione dovrà finalmente sganciare le “bombe” tanto attese da mesi.

Immagini: RacerX, KTM, Yamaha, HRC, Gas Gas, supercrosslive.com

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