Supercross | History repeating: il paragone tra 2023 e 2006 è adeguato?

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Tempo di lettura: 10 minuti
di Federico Benedusi @federicob95
28 Febbraio 2023 - 16:15
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Si stanno sprecando i confronti tra la stagione in corso e la gloriosa annata 2006, ma il copione è realmente lo stesso? Scopriamolo insieme in questo viaggio nella storia

Giunta al settimo dei suoi 17 appuntamenti, la stagione 2023 del Supercross presenta tre piloti nello spazio di cinque punti in classifica generale, fatto mai verificatosi nell’intera storia del campionato indoor AMA a questo punto del calendario. I tre attori principali stanno dando grande spettacolo e i loro confronti in pista stanno scaldando gli appassionati della disciplina: ormai è inevitabile pensare che questo tridente andrà a giocarsi il titolo nel gran finale di Salt Lake City.

Chi sta raccontando le gesta di Eli Tomac, Cooper Webb e Chase Sexton ha iniziato a lanciare, soprattutto durante le ultime gare, uno scomodo paragone. L’annata 2023 del Supercross sembra infatti presentare analogie con una stagione smisuratamente gloriosa nella storia di questo sport: quella del 2006.

Siamo davvero di fronte ad un capitolo moderno di quelle che, ai tempi, l’indimenticato Giovanni di Pillo definiva le “Guerre Stellari del Supercross” nel corso delle sue telecronache? Cerchiamo qui di mettere nero su bianco i parallelismi e le divergenze tra gli attori attuali e quelli di 17 anni fa.

GLI ATTORI IN GIOCO

Partiamo, appunto, da chi questo titolo se lo sta giocando. Trasponendo i ruoli dal 2006 al 2023 Tomac assume le vesti di Ricky Carmichael, Sexton quelle di James Stewart e Webb quelle di Chad Reed. Quanto possono essere azzeccati o forzati questi paragoni?

A livello quantomeno numerico, l’analogia più forte sembrerebbe essere (incredibilmente) quella tra i due uomini da battere, Carmichael e Tomac. Entrambi si sono presentati al via delle rispettive stagioni da pluridecorati, ma la differenza di titoli vinti è comunque importante: il 7 gennaio 2006, data di Anaheim #1, Carmichael vantava infatti già dieci titoli massimi tra Supercross e National (con una stagione indoor disertata per infortunio, nel 2004) mentre Tomac si ferma attualmente “solo” a sei; analizzando le vittorie nella top class del Supercross, invece, all’inizio del campionato 2023 Tomac ne annoverava già più di quante “RC4” non ne avesse ai nastri di partenza del 2006 (44 a 40), ma bisogna precisare come i successi di Carmichael fossero arrivati nell’arco di appena sei stagioni contro le nove del pilota del Colorado.

Un’ulteriore differenza tra il palmarès dei due è costituita dal fatto che al via del campionato 2006 Carmichael aveva da poco compiuto 26 anni, contro le 30 primavere già raggiunte da Tomac. Se per il #3 si parla quasi di fine carriera, anche se è di pochi giorni fa la notizia dell’inaspettato prolungamento almeno per la totalità del 2023, per Carmichael si poteva prospettare un futuro ben più lungo di quanto in realtà non sia stato. Il pilota della Florida si sarebbe infatti lasciato incantare dalle sirene della Nascar già l’anno successivo, disputando un’ultima stagione a due ruote da part-timer ma non senza mettere in cassaforte altre vittorie di prestigio.

Passando ai due più giovani del lotto, il confronto tra Stewart e Sexton è quantomeno azzardato. A livello prettamente numerico non c’è partita: “The Fastest Man on the Planet” raccolse tre vittorie in sei main event nella sola (troncatissima, a causa dell’infortunio di Phoenix) stagione di esordio nella classe regina indoor e queste sono già più di quante Sexton non ne abbia accumulate dal 2021 ad ora. A gennaio 2006, alla vigilia della seconda stagione di Stewart tra i grandi, c’era l’assoluta coscienza di come “Bubba” fosse un fenomeno paranormale destinato a dominare la scena negli anni a venire anche a discapito dello stesso Carmichael, cosa che non si può certo dire di Sexton nonostante il pilota dell’Illinois sia comunque il più veloce in pista (dati alla mano) nella stagione in corso.

Interessante è il parallelismo tra Reed e Webb. Entrambi non sono i più vincenti, non sono i più talentuosi e non sono i più veloci, ma allo stesso modo sono sufficientemente competitivi e solidi da potersela giocare con gli altri due. Anche in questo caso non mancano tuttavia delle differenze. L’aggressività di Webb nel corpo a corpo, per quanto importante, non è al livello di quella mostrata da Reed, pilota disposto a manovre di ogni genere e a volte ben oltre le righe nel tentativo di arginare i due mostri che la storia gli ha messo contro; un altro discorso lo merita invece la tenuta fisica di Webb, che mostra pochi eguali in tutta la storia del Supercross: non solo Reed, ma nemmeno Carmichael (allenato ai tempi da Aldon Baker come ora lo è il pilota KTM) poteva vantare la progressione del #2 negli ultimi minuti di gara.

A livello generale bisogna evidenziare come i tre tenori del 2023 siano molto più vicini tra loro, considerando tutte le caratteristiche proprie di un pilota, di quanto non lo fossero nel 2006, poiché gli episodi in cui Reed poteva primeggiare sui due piloti della Florida erano dovuti quasi sempre agli errori in cui incappavano Carmichael e soprattutto Stewart. Infatti erano prevalentemente la maggiore abilità nelle partenze, la tenacia e la costanza a tenere in gioco l’australiano nelle tante serate in cui a livello strettamente prestazionale non c’era assolutamente confronto rispetto alla Suzuki #4 e alla Kawasaki #7.

GLI EPISODI DEL 2006

Approfondiamo il paragrafo precedente parlando di numeri e soprattutto di episodi. Per evidenziare quanto Reed non potesse puntare sulla velocità pura è sufficiente ricordare il dato delle vittorie e come queste siano maturate. Il pilota Yamaha si è imposto in due sole occasioni nel 2006, precisamente a Saint Louis e ad Irving, e questi sono anche gli unici main event in cui entrambi i piloti della Florida sono finiti a terra. Nel Missouri Carmichael venne addirittura costretto al ritiro dalla rottura di un’ammortizzatore nell’incidente in partenza, mentre Stewart incorse in ben tre scivolate; in Texas, analogamente, i due disponevano di ampio vantaggio su Reed al momento delle rispettive cadute.

La superiorità prestazionale di Stewart è definita dal fatto che abbia vinto tutte le otto finali in cui non incappò in cadute o errori da penna rossa. Carmichael, d’altro canto, riuscì ad approfittare appieno delle mancanze del “corregionale” imponendosi in sei occasioni e riuscendo comunque a lottare corpo a corpo con il #7 in gare come San Diego, pur risultando sconfitto. Reed acciuffò solo i due successi sopra descritti rubando ulteriori punti quando furono singolarmente il pilota Suzuki o quello Kawasaki a lasciarne sul piatto. Le uniche, e naturalmente decisive, “steccate” del gigante del Nuovo Galles del Sud arrivarono nella palude di San Francisco e ad Orlando con due quinti posti, il primo condizionato da una caduta (l’unica di quell’anno) e il secondo da una spalla slogata in allenamento.

Ne consegue che i veri valori in campo si discostarono drammaticamente dalla classifica finale che tutti possono leggere, la quale recita Carmichael campione con 338 punti contro i 336 di Stewart e Reed. Altri dati abbastanza impietosi sono quelli che mostrano le 12 pole position di Stewart a fronte delle tre di Carmichael e della singola di Reed e i successi in batteria, con Stewart che fece percorso netto (16 su 16) su Carmichael fermo ad 11 e Reed capace di portarne a casa appena due.

IL COPIONE DEL 2023

Il confronto di questo 2023 appare molto più equilibrato. Per quanto a livello di inciampi si possano notare somiglianze tra gli attuali protagonisti e le controparti di 17 anni fa, Webb risulta molto più vicino a Tomac e Sexton di quanto Reed non lo fosse a Carmichael e Stewart e soprattutto con molte più carte a disposizione nel mazzo.

Sexton è il pilota più veloce dei tre (cinque pole position in sette gare) ma Tomac sembra poter cogliere maggiormente le mancanze del pilota Honda, dovute alla minore esperienza e ad una singolare tendenza all’errore che ad esempio in 250cc non aveva mai mostrato. Due finali da cui si può percepire una significativa differenza tra il 2023 e il 2006 sono quelle di Anaheim #1 e Houston. La storia, infatti, dice che con una caduta nel main event come quella di Tomac in California, Carmichael non sarebbe mai riuscito a primeggiare su uno Stewart anche impreciso ma non gravemente falloso e, allo stesso modo, non avrebbe mai potuto arginare strategicamente l’avversario in un duello come quello verificatosi in Texas tra Tomac e Sexton.

Webb, poi, è un animale da main event (basti pensare come anche nelle sue stagioni titolate non sia mai andato oltre le tre heat vinte) che ha l’innata capacità di raddrizzare anche la gara più difficile sfoderando formidabili progressioni quando il tempo volge allo scadere, come successo sempre ad Anaheim #1 o ad Oakland. Un’ipotesi nemmeno lontanamente immaginabile per Reed, che in main event “lineari” del 2006 arrivò anche a subire distacchi pari a 19 secondi a San Diego e 21 a Houston sulla distanza di 20 giri.

GLI ATTORI NON PROTAGONISTI

Un’ulteriore componente fondamentale è quella costituita dagli altri piloti in gioco. Siamo infatti reduci da un 2021 battuto solo dal biennio 1979-1980 in quanto a piloti differenti sul podio (13 contro, rispettivamente, 14 e 15) e da un 2022 non altrettanto ricco ma comunque in doppia cifra (10). Oltre ai tre pretendenti al titolo c’è un’ampia gamma di protagonisti con tutte le carte in regola per inserirsi come “quarti incomodi” di gara in gara.

Parliamo di piloti del calibro di Jason Anderson, Ken Roczen, Aaron Plessinger e Justin Barcia, tutti già saliti sul podio quest’anno, nonché di nomi quali Malcolm Stewart, Marvin Musquin, Dylan Ferrandis e Adam Cianciarulo che per motivi vari e ben definiti non possono essere della partita in questo momento. Le potenzialità, quindi, sarebbero quelle di almeno otto “comparse” in grado di togliere punti a destra e a manca, a seconda degli episodi.

Riavvolgendo il nastro, nel 2006 alle spalle dei primi tre vi era una serie di buoni piloti tuttavia relegati al ruolo di comparse vere, senza le virgolette utilizzate poco sopra. Gente come Kevin Windham, Mike LaRocco, Ivan Tedesco, Michael Byrne, Travis Preston, Ernesto Fonseca o Nicholas Wey poteva contare su risultati passati degni di nota, ma in nessun caso questi avrebbero potuto dare un minimo fastidio ai tre davanti, che difatti fecero spesso e volentieri gara a sé. Il dato è di sette gradini del podio occupati dagli “altri” in quella stagione, su 48 disponibili.

CONCLUSIONI

Apriamo il capitolo delle conclusioni con una dovuta precisazione. Questa analisi può apparire parecchio svilente nei confronti di Reed, ma non è una chiave di lettura corretta. L’australiano è stato infatti un grande campione, che per talento e preparazione fisica sarebbe risultato dominante in tante epoche del motocross americano e che ha avuto l’unica “colpa” di capitare in un periodo segnato da due autentici marziani come Carmichael e Stewart.

Un paio di dimostrazioni di questo concetto sono date dalle 43 vittorie totali ottenute tra il 2003 e il 2009, periodo di massimo splendore delle due leggende della Florida con tanto di passaggio di consegne nel 2007, e da come sia successivamente riuscito a tenere testa ad altri due piloti più decorati di lui come Ryan Villopoto e Ryan Dungey, più giovani, meno provati fisicamente e dotati di moto meglio preparate.

Il confronto tra 2006 e 2023 appare molto teorico e spettacolarizzato da chi sta raccontando la stagione in corso al di là dell’Atlantico, compreso quello stesso Carmichael che in mezzo alle sue storicamente lucide e formidabili analisi si è lasciato un po’ prendere la mano. Per quanto ci si possa permettere qualche trasposizione tra piloti nel caso di Carmichael-Tomac, gli episodi e il contesto attorno ai tre protagonisti principali delle due annate sono decisamente differenti.

Il Supercross 2006 è passato ragionevolmente alla storia come un campionato leggendario, deciso solo all’ultima bandiera a scacchi tra tre enormi fuoriclasse, e allo stesso modo storico sarà anche il 2023. Tuttavia, le due annate necessitano di essere analizzate singolarmente e senza sperticarsi in paragoni che, come visto qui, risultano stiracchiati o addirittura inadeguati.

Godiamoci lo spettacolo e non tiriamo in ballo la storia, almeno questa volta.

Immagini: RacerX, VitalMX, KTM Media Center, Yamaha Media Center, HRC Media Center

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