P300.it ha intervisto Alessandro Zaccone, pilota di Althea Ecosantagata, durante il Round di Emilia Romagna del WorldSSP
da Misano Adriatico – Alessandro Zaccone è ritornato nel paddock della SSP dopo quasi dieci anni, nei quali si è consolidato nel CEV Moto2 e la MotoE, vincendone il titolo mondiale nel 2025. Il riminese, che aveva corso le gare europee nel 2016 e nel 2017, è riuscito a trovare la sua dimensione nel team Althea Ecosantagata Racing, con cui è riuscito a vincere anche la sua prima gara nella categoria in occasione della prima manche ad Aragon. Di questo e del suo passato abbiamo parlato in un’intervista svolta durante il Round di Emilia Romagna 2026. Buona lettura.
Ciao Alessandro, grazie di essere qui con noi. Come stai?
“Bene dai, non c’è male”.
Riavvolgiamo un po’ il nastro: chi è Alessandro Zaccone e come comincia la sua carriera?
“Allora.. Alessandro Zaccone è nato, fortunatamente, in una famiglia con tantissima passione per il motorsport e la meccanica in generale. Mio papà è sempre stato tanto appassionato di corse automobilistiche, specialmente di Formula 1, ed ha fatto anche qualche gara amatoriale in salita. È stato quasi inevitabile che la passione si fosse trasmessa. In più, quando sono nato, in Romagna era il periodo in cui le minimoto erano uno sport molto in voga. La prima volta che sono stato messo su una moto avevo due anni ed è iniziato tutto un po’ per gioco, ma passo dopo passo siamo arrivati dove siamo arrivati”.
Ai tuoi esordi hai corso diverse volte tra derivate e prototipi. Hai una preferenza tra le due oppure no?
“Il mondo dei prototipi è bello, ma le derivate di serie attualmente sono molto performanti, quindi in realtà non c’è una differenza troppo grossa. Sicuramente i prototipi richiedono più lavoro per essere messi a posto ed hanno uno stile di guida un po’ più delicato, mentre le derivate di serie sono più facili e morbide, ma si riesce a girare su ottimi tempi anche con queste. Ho una preferenza verso i prototipi, anche se, d’altro canto, se non sei completamente a posto, la moto diventa più difficile da guidare. La finestra di utilizzo delle derivate di serie, invece, è più ampia”.
Cosa ti ricordi delle tue stagioni nel CEV?
“Nel CEV abbiamo fatto delle belle stagioni arrivando per due volte nella top tre finale. Ho dei bei ricordi ed abbiamo vinto diverse gare. Il livello era molto alto: sappiamo tutti che il campionato spagnolo è conosciuto per quello. Ho solo bei ricordi”.
Che differenze hai trovato sulla MotoE, a parte l’alimentazione del motore, quando sei arrivato per la prima volta nel campionato?
“Paragonarla con una Moto2 forse è un azzardo perché seguono due filosofie diverse. La MotoE era un prodotto nuovo: la prima versione, l’Energica, era una moto stradale, molto pesante e non evoluta a livello di telaio, quindi semplice. Era però divertente da guidare, ovviamente nei limiti dati dal peso. La frenata era più difficile, alcune cose erano un po’ diverse, ma per il resto era molto divertente. A piacere di guida forse ti divertivi di più con quella rispetto a una Moto2, che invece è più cattiva e nervosa, quindi se non sei a posto non riesci a divertirti in sella. La MotoE era una moto per tutti. Ducati ha in seguito portato un prototipo, ma la moto era comunque divertente e iniziava ad essere davvero performante. Secondo me era una categoria che negli anni, se fosse stata lasciata più libertà di sviluppo, sarebbe diventata preso molto veloce”.
Come ti sei ambientato nel paddock? Ti sei trovato bene?
“Diciamo che comunque era il paddock della MotoGP, quindi un paddock d’elite. A livello umano, forse è più bello quello della SBK, perché è più vero e più appassionato. Abbiamo comunque fatto delle belle stagioni in MotoE, e quando vai bene sei ben visto dappertutto. Quando fai male sicuramente la situazione cambia, quindi non è bello”.
L’anno scorso sei poi diventato l’ultimo campione del mondo della MotoE. Pensi di aver trovato il tuo habitat naturale lì?
“Si. Mi sono trovato bene. Sicuramente restare nello stesso campionato per diversi anni ha aiutato molto, ma la differenza l’hanno fatta le persone con cui ho lavorato. Nei campionati la differenza per essere competitivo la fa la gente con cui lavori. Negli anni in cui ho corso in Moto2, nel CEV ma soprattutto al mondiale, non ero nelle condizioni di esprimermi al meglio ed è stato tutto molto difficile. In MotoE ho fatto due buone stagioni con Tech3 prima di passare in Aruba, dove ho fatto un altro salto soprattutto grazie alle persone che avevo intorno. Sicuramente mi sono ambientato, ma, come ho detto prima, la differenza la fa la gente con cui lavori”.
Cosa ci puoi raccontare della giornata di Portimao, in generale, quando hai vinto il titolo?
“È stato bellissimo. Sai, in realtà è stato un weekend travagliato, perché stavo male fisicamente e, quindi, non è cominciato al meglio. Da giovedì in poi non ho mai dormito la notte perché avevo un’infiammazione alla cistifellea che mi ha fatto stare molto male. Mi son rifiutato di andare in ospedale perché sapevo benissimo che, in quel caso, non mi avrebbero fatto correre, quindi ho passato notti completamente in bianco, steso a terra per il dolore. È stato un weekend strano, tanto bello quanto sofferto. Nella prima giornata è andato tutto male, tra la pioggia e il Q1, però abbiamo comunque dato un segno di forza con la pole che abbiamo fatto sul bagnato. Sull’acqua non sono mai stato troppo veloce, ma lì abbiamo dimostrato di essere forti. Anche in Gara 1 è stato fatto un buon lavoro. Purtroppo queste emozioni forti tendi a dimenticarle; ci sono questi exploit di felicità momentanei, ma è stata sicuramente una figata”.
Nel mondiale Moto2 hai detto di non esserti trovato nella condizione per far bene: come ti sei trovato nel campionato e con il team Gresini?
“È sempre bello, comunque, correre un mondiale, perché lavori una vita per arrivarci e non tutti ci riescono. Come ho detto prima, arrivare lì e trovarsi in una condizione non adatta non è bello. È stato un anno dove ho sofferto molto, in cui sono arrivato molto vicino al ritiro a fine stagione e nel quale ho perso la passione per questo sport. Diciamo che preferisco non esprimermi troppo perché non mi piace parlare male di nessuno, ma è stata un’annata veramente difficile”.
Parlando del presente, sei tornato nel mondiale Supersport e stai andando molto bene. Puoi parlarci della tua prima vittoria e farci un bilancio iniziale sulla moto e la tua stagione?
“Sicuramente è un momento buono. In Althea ho trovato una squadra ottima, sia a livello umano che professionale. Lavorano tanto e gli piace ancora far le corse per correre e non per tanti altri fronzoli. La prima vittoria ad Aragon è stata bella. Penso che ci siamo arrivati molto vicini ad Assen, perché eravamo arrivati in testa per la prima volta in gara dopo una bandiera rossa. Poi siam finiti quinti e c’è stato anche un contatto con Oncu che mi ha fatto perdere un po’ di posizioni, però abbiamo dimostrato di essere abbastanza veloci. In questo momento, secondo me, la Ducati non è la moto più performante in Supersport, perché, come da regolamento, ci hanno chiuso tanto e ci sono piste più veloci dove facciamo meno fatica ma anche altre dove soffriamo molto l’accelerazione. Dobbiamo essere un po’ più consapevoli di questo. Tuttavia siamo sempre abbastanza veloci in quasi tutte le piste. Abbiamo comunque pagato il non aver girato questo inverno causa pioggia. Va anche detto che è dal 2016 che non giro con gomme Pirelli, quindi, per ora, è tutto un adattamento. Posso dire che siamo a buon punto”.
Come sei arrivato ad Althea?
“Diciamo che con la MotoE ci hanno lasciati con poco preavviso, dato che a Settembre eravamo qui a Misano e da un giorno all’altro ci hanno detto che non ci sarebbe stato un altro campionato. Ero vicino al rinnovo per il 2026, ma al mercoledì di Misano mi hanno chiamato dicendomi che non si sarebbe più fatto il campionato. Nonostante fossi il leader del mondiale, non avevo una sella per il 2026. Insomma, a metà settembre i giochi sono fatti quasi dappertutto, quindi trovare una sella è stata una vera e propria sfida contro il tempo, non solo per me, ma anche per gli altri piloti veloci della MotoE. Con Genesio (Bevilacqua n.d.r.) c’erano stati già dei contatti in passato, ma non abbiamo mai concretizzato, poi è successa questa cosa e siamo andati un po’ per le lunghe. Il lunedì prima di partire per Portimao, a Novembre, nonostante la trattativa non sembrava stare andando in porto per il poco tempo a disposizione, il quale ha provocato dei ritardi, ci siam parlati. Genesio mi disse che, se l’avessi raggiunto il giorno dopo, avremmo firmato il contratto. È stato tutto molto veloce, schietto e molto bello”.
Pensavi di andare così forte sin da subito?
“Come ho detto prima, quando un pilota è veloce lo può essere dappertutto. La differenza la fa con chi lavori. In questi anni il motorsport, in tutte le categorie, ha livelli molto alti, quindi la differenza comincia a farla veramente tanto il dettaglio, che può essere sì merito del pilota, ma anche della squadra se mette in pratica il metodo di lavoro migliore. Secondo me è un insieme di cose: bisogna sempre essere al posto giusto, al momento giusto. Tutti i campioni hanno avuto delle case che li hanno appoggiati, sennò da soli non avrebbero fatto niente. Dipende tanto da chi ti supporta”.
Quest’inverno Leonardo Taccini mi ha detto che fosse bello correre in un team italiano, circondato da italiani e con un connazionale come compagno di squadra. Te come la pensi?
“Mi sto trovando molto bene e c’è un bel feeling. Si lavora bene e io sono uno molto genuino, che vuole le corse alla vecchia maniera. Poi, come ho detto prim,a a loro piace fare le corse per far le corse. C’è tanta passione, tanto lavoro e l’atmosfera è buona”.
Come ti trovi con lui?
“Bene dai. Abbiamo avuto qualche alto e basso ma, come è normale che sia, ognuno fa il suo lavoro”.
In inverno purtroppo è arrivata la notizia della scomparsa di Genesio Bevilacqua. Sicuramente, da nuovo arrivato, è stato un grosso scossone..
“Diciamo che non è stato il miglior modo per cominciare la stagione, in primis perché si trattava di un personaggio forte e importante, quindi sarebbe stato figo conoscerlo meglio. È stata una bella scossa, però c’è stata una bella risposta da parte del team e della famiglia, che hanno dato il massimo appoggio. Secondo me la vittoria ad Aragon è stato un buon segnale per loro”.
Cosa ne pensi delle Baggers, che hanno sostituito la MotoE? Hai avuto delle proposte per correrci?
“Mi era arrivata una proposta per correrci quando avevo già firmato in Supersport. Penso che la MotoE avesse molto più senso, perché era una moto con uno sviluppo che poteva essere molto veloce. La Baggers, secondo me, è una categoria ‘goliardica’, che punta allo show. È fine a se stessa, e penso che un pilota nel pieno della professione non la voglia fare perché non ti permette di trovare sbocchi. Secondo me è stato un buco nell’acqua, anche perché si aspettavano più risonanza, ma, soprattutto in Europa, non ha attirato. Chi va a vedere la MotoGP va per i prototipi, la competizione e le corse vere. Quelle sembrano una gara delle caratelle al paese. La moto potrebbe anche essere divertente da guidare, non lo metto in dubbio, ma è come una corsa di camion. La vai a vedere per curiosità, ma non si può paragonare a una di GT3 o GT4 perché sono molto distanti. Può aiutare per lo show, ma non è la sostituta della MotoE, almeno dal mio punti di vista”.
Ti poni delle aspettative per il resto del campionato?
“No. Non sono uno a cui piace darsi del peso e cerco sempre di dare il 100%, anche se poi prendo le cose come vengono. Al momento stiamo andando bene e l’obiettivo è quello di continuare a far bene e crescere. Ovviamente tutti partono per vincere, ma noi cerchiamo di fare il meglio possibile e poi vediamo in seguito”.
Ringraziamo Alessandro Zaccone ed il team Althea Ecosantagata per aver reso possibile l’intervista. Auguriamo loro il meglio per il resto del campionato.
Media: Bonora Photo Agency (Andrea Bonora e Micaela Naldi)
Ricevi le notifiche TELEGRAM WHATSAPPSEGUICI su GOOGLE
Stai visualizzando da visitatore. Accedi o registrati per navigare su P300.it con alcuni vantaggi
È vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti pubblicati su P300.it senza autorizzazione scritta da richiedere a info@p300.it.
Supporta P300.it
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi sostenere il nostro lavoro, puoi aiutarci con un piccolo contributo.P300.it è una realtà totalmente indipendente, il tuo supporto è per noi importante.








