SPB | Intervista esclusiva a Filippo Bianchi: “Correre nel mondiale è il sogno di una vita. Il mio sogno è diventare campione del mondo”

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 23 Giugno 2026 - 18:00
Tempo di lettura: 4 minuti
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SPB | Intervista esclusiva a Filippo Bianchi: “Correre nel mondiale è il sogno di una vita. Il mio sogno è diventare campione del mondo”
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P300.it ha intervistato Filippo Bianchi, pilota del Team MMP Velocità, durante il Round Emilia-Romagna del WorldSPB

da Misano Adriatico – Filippo Bianchi è uno di quei talenti cristallini che, per una causa o l’altra, non è ancora riuscito a brillare quanto meriterebbe. Il lucchese classe 2005 ha impressionato tutti durante il suo debutto in un mondiale, facendo notare le sue doti innate. “Pippo” ha raccontato la sua carriera e le sue aspirazioni in questa intervista esclusiva, svolta durante il Round di Emilia Romagna del WorldSPB.

Ciao Filippo, grazie per essere qui con noi. Per cominciare quest’intervista, ci racconteresti come è nata la tua passione per le moto?

“La passione per le moto mi è stata trasmessa da mio papà, che era un pilota anche lui! Negli anni passati ha corso nel Trofeo Grand Prix prima di approdare nel Motomondiale per qualche gara in 125cc, dove ha diviso la pista con piloti del calibro di (Fausto n.d.r.) Gresini. Per quanto non lo voglia dire, andava anche forte! Mio papà non mi ha mai obbligato a praticare questo sport, andare in moto è sempre stata una mia scelta, però è merito suo se sono qui oggi!”

Nei tuoi primi anni in moto hai ottenuto dei risultati importanti, tra cui spicca un titolo nazionale. Hai dei ricordi in particolare di quel periodo?

“Sicuramente la vittoria del Campionato Italiano Premoto3 125cc. Quell’anno sono andato molto forte e ho abbattuto il record in tutte le piste. Questo è davvero un bel ricordo!”

Nonostante i tuoi sforzi ti sei dovuto fermare nel 2022. Mi sorge spontaneo chiederti come mai hai dovuto abbandonare la pista…

“Al termine di una stagione difficile con Gresini, si è ritirato il mio sponsor principale di allora e, non avendo soldi in famiglia, sono stato costretto a fermarmi un anno. Sono riuscito a tornare in sella solo per una serie di coincidenze.”

Quindi la voglia di ripartire non è mai mancata, a quanto mi sembra di capire…

“Esatto. Devo dire che non ero molto su di morale in quel periodo, ma quando si è ripresentata l’occasione di tornare in pista l’ho colta al volo grazie a Giacomo (Luminari n.d.r.) del 52 Racing Team, che è stato l’unico ad aver creduto in me in un momento in cui tutti mi hanno voltato le spalle. Devo ringraziarlo perché se sono qua è anche per merito suo. Se non mi avesse dato fiducia non sarei arrivato dove sono ora.”

L’anno scorso hai partecipato al CIV Supersport prima di svolgere la tua prima stagione nell’italiano Sportbike. Perché hai preso una decisione che qualcuno potrebbe considerare un “downgrade”?

“Principalmente per un discorso economico. La Supersport costa tanto e non ho ricevuto offerte che mi potessero permettere di rimanere in quella categoria. Sapendo che nella Sportbike avrei potuto dire la mia, dato che ero già andato forte nel Trofeo Aprilia RS 660, ero convinto già prima dell’inizio della stagione che con la squadra giusta avrei potuto performare al meglio, quindi ho preso la decisione di venire qui.”

Questo è il tuo primo weekend di gara in un campionato del mondo. Cosa si prova ad essere arrivati su un palcoscenico importante, seppur dopo essere entrato dalla porta di servizio?

“Correre nel mondiale è il sogno di una vita, quindi sono felice di essere riuscito a coronarlo. Sono davvero orgoglioso di essere qui. Devo ringraziare mio papà, che mi è rimasto vicino nei momenti difficili, dai quali siamo riusciti a uscire con tanta forza. Abbiamo capito che non bisogna arrendersi mai per continuare a seguire i propri sogni, tra cui quello che sono appena riuscito a realizzare.”

Nel weekend hai portato a casa dei risultati importanti. Ti saresti mai aspettato di essere così competitivo fin da subito?

“Come dico sempre, vivo il momento. Non mi aspetto niente, non sono uno che va in pista con pretese o simili. So quello che posso fare e ho fiducia nella squadra, che mi dà sempre la possibilità di esprimermi al meglio. Ecco perché sto vivendo questa esperienza in modo sereno e tranquillo. Sapevo già che tutto era un’incognita, visto che per me è un ambiente nuovo, così come le gomme, quindi sono venuto con l’idea di godermi il momento.”

Per quanto riguarda il CIV, invece, ti sei posto qualche obiettivo in particolare?

“Continuare a giocarsi le gare, dimostrare il nostro potenziale e non accontentarsi mai, anche quando potrebbe essere semplice farlo. Io, purtroppo o per fortuna, ho questa mentalità, quindi punto e sempre e comunque a dare il massimo.”

Conosci molto bene la tua Aprilia RS 660. Potresti dirci dei pregi e dei difetti di questa moto?

“Mi piacciono molto la frenata e il grip che il mezzo ti fornisce in uscita di curva. Secondo me, specialmente sul bagnato, è una moto su cui bisogna lavorare molto, dato che, rispetto a Triumph, sento che c’è meno aderenza.”

Hai già delle idee per il 2027?

“Da un lato mi piacerebbe correre nel mondiale Sportbike, ma, come ti ho detto, vivo il momento e rimango concentrato su quello che sto facendo ora. Poi, se ci saranno possibilità o occasioni, sceglierò quella che riterrò migliore per il mio futuro.”

Siamo giunti alla nostra ultima domanda. Qual è il sogno nel cassetto di Filippo Bianchi?

“Il mio sogno è diventare campione del mondo, che è quello, vuoi o non vuoi, di un po’ tutti, così come correre in MotoGP. Va detto, però, che bisogna essere realisti e fare le cose ‘step by step’, vedendo fin dove si riesce ad arrivare. Insomma, al titolo ci vogliono arrivare tutti, però quello che vince è uno solo! Bisogna lavorare per essere quell’uno, però è difficilissimo. Se non fosse così ce la farebbero tutti a diventare campioni!”

Ringraziamo Filippo per averci dedicato il suo tempo e il padre Stefano per aver organizzato l’intervista.

Media: Filippo Bianchi #7 on Facebook

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