Spagna 1968, Graham Hill ‘in memoria di Jim Clark’

Spagna 1968, Graham Hill ‘in memoria di Jim Clark’

Il Gran Premio di Spagna 1968, disputatosi a Jarama nel weekend del 10-12 maggio di 52 anni fa, è un evento particolare nella pluridecennale storia della Formula 1. Secondo appuntamento di quel campionato, addirittura a quasi quattro mesi e mezzo dal debutto stagionale di Kyalami (1° gennaio), la prova iberica è la prima senza il pilota simbolo degli anni ’60, il più forte e veloce, senza dubbio uno dei migliori di ogni epoca.

Jim Clark, The Flying Scottish, bicampione del mondo (1963 e 1965) nonché vincitore del Gran Premio del Sudafrica di gennaio, davanti al compagno di box in Lotus Graham Hill e a Jochen Rindt (Brabham), muore 35 giorni prima (7 aprile) in una fredda Hockenheim, partecipando ad una gara di Formula 2, la Martini Gold Cup. Una gara alla quale non avrebbe nemmeno dovuto prender parte, essendo iscritto da tempo alla contemporanea 500 Miglia di Brands Hatch, e che lo vede finire fuori pista ad oltre 200 km/h, concludendo la propria corsa contro un albero, in un incidente ancora oggi avvolto nel mistero circa le sue cause.

Un Clark che, esattamente sei mesi prima (12 novembre 1967, ndr), aveva vinto il Gran Premio di Spagna, prova non valida per il campionato, nella prima volta delle monoposto di Formula 1 sul neonato circuito del Jarama, inaugurato il 23 luglio dello stesso anno. Sito a San Sebastiàn de los Reyes, a poco più di 20 chilometri da Madrid, progettato da John Hugenholz e costruito dall’architetto italiano Sandro Rocci, nella sua versione originale Jarama ha una lunghezza di appena 3.404 metri, con un unico lungo rettilineo (quello dei box, ndr) e una parte restante alquanto tortuosa. Quel weekend di maggio dell’anno seguente segna il ritorno nel calendario del Gran Premio di Spagna a poco meno di 14 anni dall’ultima volta, datata 24 ottobre 1954 a Pedralbes, Barcellona.

La marcia di avvicinamento all’appuntamento del Jarama per la Lotus non potrebbe essere più tragica. Oltre alla dolorosa dipartita del suo pilota di punta, Colin Chapman deve patire la morte anche del sostituto designato, ovvero il 31enne Mike Spence, appena cinque giorni prima della gara spagnola. Il 7 maggio il britannico, impegnato nelle prove della 500 Miglia di Indianapolis al volante della Lotus 56 a turbina, finisce pesantemente a muro in curva 1, spirando in serata a causa delle gravissime ferite alla testa provocate dalla ruota anteriore destra, staccatasi nell’impatto. Un Chapman distrutto decide di non presentarsi al Jarama. Alla fine la Lotus gareggerà con il solo Graham Hill, che si ritrova dunque il peso del team sulle spalle, mentre sulla seconda 49 sarebbe dovuto salire Jackie Oliver, ma la monoposto non verrà approntata in tempo.

L’edizione #14 del Gran Premio di Spagna entra nella storia sempre grazie al team britannico. La modello 49 diventa la prima monoposto di Formula 1 a presentare una livrea ‘dedicata’ ad uno (o più) sponsor. Al posto del classico British racing green, infatti, ecco la mitica livrea rossa, oro e bianco panna delle sigarette Gold Leaf, dell’Imperial Tobacco. In Spagna il parco dei partecipanti è alquanto scarno. Manca Jackie Stewart (Matra), il quale si è fratturato un polso nel corso di una gara di Formula 2 (salterà anche Monaco). Su 19 iscritti, alle qualifiche partecipano appena in 14: detto del povero Spence e di Oliver, non scendono in pista nemmeno il veterano svedese Jo Bonnier (McLaren), impegnato altrove in un’altra gara, l’inglese David Hobbs (BRM), a causa di disaccordi riguardanti i premi di gara, e lo spagnolo Jorge De Bagration, la cui Lola T100 non viene preparata in tempo per partecipare.

Al sabato è festa neozelandese. La pole è appannaggio del ferrarista Chris Amon, unico a fermare il cronometro sotto il muro dell’1:28 (1:27.9), regalandosi la prima partenza al palo in carriera (45.esima per la Rossa). Al suo fianco la BRM del messicano Pedro Rodriguez (+0.2), seguito da altri due rappresentati dello stato oceanico, ovvero il duo McLaren composto da Denny Hulme (+0.4), che completa la prima fila, e Bruce McLaren (+0.4), il quale invece apre la seconda fila. Con lo storico fondatore del team di Woking ecco la Matra di Jean-Pierre Beltoise (+0.4). Graham Hill è solo sesto (+0.5), affiancato in terza fila dalla Honda di John Surtees (+0.9) e dall’altra Ferrari di Jacky Ickx (+1.7). Il belga porta al debutto il modello 312/68, mentre Amon guida ancora la 312/67 che, due gare dopo a Spa, Forghieri farà diventare la prima monoposto di Formula 1 dotata di alettone posteriore.

In quarta fila troviamo l’austriaco Jochen Rindt, su Brabham (+1.8), e l’elvetico Jo Siffert, sulla Lotus privata del team Rob Walker (+1.8). In quinta fila chiudono la BRM di Piers Courage (+2.0) e le due Cooper di Ludovico Scarfiotti (+2.9) e dell’inglese Brian Redman (+ 3.1). Weekend da dimenticare per Jack Brabham: il tre volte Campione del mondo, causa problemi al motore della sua BT26, riesce ad ottenere un tempo di oltre 16 secondi più lento rispetto a quello di Amon, non prendendo parte così ad una gara che vedrà sfidarsi la miseria di 13 concorrenti.

La domenica il sole picchia davvero duro sul Jarama, per una gara che, dall’alto dei suoi 90 giri previsti, si preannuncia sfiancante e per i piloti e per i mezzi meccanici. Al via lo spunto migliore è di Rodriguez, che balza al comando, mentre Amon deve cedere il passo anche a Beltoise; alle loro spalle c’è Hulme, seguito da Surtees, McLaren, Hill, Siffert, Ickx e Scarfiotti, che chiude la top-10. I primissimi passaggi vivono sul duello tra il Campione in carica e l’iridato del 1964: l’inglese supera il neozelandese nel corso del 2° passaggio; quest’ultimo, però, gli restituisce il favore poco dopo (4° giro). Quindi è il turno di Hill di mettersi in mostra, passando in rapida successione prima McLaren poi Surtees, installandosi in 5° posizione (6° giro). Davanti, la leadership di Rodriguez dura fino al 12° passaggio, quando viene superato da Beltoise; in contemporanea, Hill si sbarazza anche di Hulme; un giro e il messicano deve dare strada anche ad Amon, scendendo in 3° posizione.

Giungono anche i primi ritiri: al giro 10 si ferma Rindt, per un problema di pressione dell’olio; al giro 13 tocca invece a Ickx (iniezione). La ‘gloria’ di Beltoise è effimera, dato che solo 4 tornate dopo aver preso la vetta della gara si ritrova a dover rallentare vistosamente a causa di noie al motore Cosworth della sua Matra MS10, fermandosi ai box e perdendo tanto tempo per le riparazioni del caso. In testa va così Amon, seguito a distanza ravvicinata da Rodriguez; poi, nell’ordine, Hill, Hulme, Surtees, McLaren, Siffert, Scarfiotti, Redman, Courage e Beltoise, ormai in fondo al gruppo e doppiato. La strada del ferrarista verso la sua prima vittoria sembra spianarsi al giro 27, quando il messicano della BRM finisce fuori pista, dovendosi ritirare. In seguito Rodriguez racconterà un aneddoto particolare: “Mentre aspettavo i meccanici per portar via la mia monoposto, gli spettatori si sono avventati sulla vettura come avvoltoi, spogliandola di specchietti, sedile, parabrezza e cofano anteriore“.

La gara entra in una fase di stabilità, dovendo segnalare solo il ritiro di Courage al 52° giro (problema alla pompa del carburante). Amon comanda con autorevolezza le operazioni fino al giro 57, quando entra in gioco la sua proverbiale sfortuna, dovendo alzare bandiera bianca per un corto circuito alla pompa del carburante (come Courage, ndr). Hill, così, eredita la prima posizione, davanti a Hulme, Surtees, McLaren e le due Cooper di Scarfiotti e Redman, che completano la zona punti virtuale; Siffert è 7° mentre Beltoise è ancora in gara, sebbene ultimissimo. Al giro 59 c’è lo scambio di posizioni tra Redman e Scarfiotti, con il britannico adesso 5°; altre tre tornate e si ferma anche Siffert (trasmissione). Mentre Hulme prova a mettere nel mirino Hill per la vittoria, altri due protagonisti finiscono ko. Si tratta di Surtees (giro 75, cambio) e di McLaren (giro 78, perdita d’olio), entrambi mentre occupavano la 3° piazza. Così, a 12 giri dal termine, Hill conduce su Hulme, Redman, Scarfiotti e Beltoise, con appena cinque macchine ancora sul tracciato.

Hulme, con la McLaren superstite, prova a portare avanti l’inseguimento; negli ultimi giri, però, la perdita della seconda marcia lo riduce a più miti consigli. Graham Hill taglia quindi il traguardo da vincitore per l’11° volta in carriera, a due anni, sette mesi e nove giorni dall’ultima (Watkins Glen 1965). Sul podio ecco Hulme (+15.9) e Redman (+1 giro), al primo ed unico podio personale, seguito dal compagno di squadra Scarfiotti (+1 giro). Beltoise, nonostante i 9 giri di distacco, porta a casa comunque due punti e anche il giro record (1:28.3 al giro 47), primo sia a livello personale che per la Matra.

Il successo dell’allora 39enne nativo di Hampstead riveste un’importanza capitale per la Lotus (vittoria #31), una boccata di speranza in una circostanza drammatica della sua storia. “Avevamo maledettamente bisogno di questa vittoria in una fase come questa” – sottolinea Hill a fine gara – “È passato tanto tempo dall’ultima e non poteva arrivare in un momento migliore. Durante la gara di oggi credo di aver completato qualcosa come 1350 cambi di marcia. Direi che è stato davvero un duro lavoro…“.

Dicevamo più su che, con la morte di Jim Clark, sulle spalle di Graham andava a gravare tutto il peso del team di Colin Chapman. E la vittoria del Jarama costituirà il la per una storia che potremmo definire a lieto fine. Il veterano di mille battaglie, vero gentleman-driver, unico nella storia del Motorsport a vantare la Tripla Corona (500 Miglia di Indianapolis, 24 Ore di Le Mans e Mondiale di Formula 1), porterà a casa il suo secondo titolo mondiale dopo quello con la BRM del 1962, per la Lotus terzo titolo sia Piloti che Costruttori, piegando la resistenza di un futuro tricampeón come Stewart, con il successo nell’ultima gara di Città del Messico. Il tutto all’interno di una stagione condita da tre vittorie (Spagna, Monaco ed appunto Messico), altrettanti secondi posti (Sudafrica, Germania e Stati Uniti) e un quarto posto (Canada) in 12 gare.

Immagine: f1-motor-und-sport.tumblr.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gianluca Zippo
Classe 1988. Laureato in Giurisprudenza, ancora in cerca della sua 'strada'. Appassionato di sport in generale, malato in particolare di Formula 1 e calcio, senza disprezzare MotoGP e NBA. Michael Schumacher, Valentino Rossi, Andriy Shevchenko, Marco Pantani e Stephen Curry i miei 'fari'.

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