Solo la pista ci consegnerà la vera Ferrari

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La notizia dell’arrivo di Allison in Mercedes ha fatto da cappello ad un discorso portato avanti con i ragazzi proprio questa mattina, fino a mezz’ora prima dalla diffusione del comunicato Mercedes.

Parlavamo giusto della situazione Ferrari, inteso come “È dall’anno scorso che si sa che la situazione non è meravigliosa”. Perché questa è la verità. Le voci sulle difficoltà della Ferrari si rincorrono non da oggi, non da ieri, e nemmeno da settimana scorsa. È da quando James Allison ha lasciato Maranello che i punti di domanda sul 2017 si susseguono: visto il cambio di regolamento per la stagione che verrà, rimanere senza DT in un momento così critico è sicuramente un problema. Lo sarebbe per chiunque, anche per la Mercedes.

La nomina a DT di Mattia Binotto che, di fatto, si è sempre occupato di motori, ha se possibile aumentato i dubbi per la promozione ad un ruolo nuovo in un momento così delicato come quello della progettazione di una nuova monoposto, soprattutto se diversa dalle precedenti. Quindi, al di là degli scoop e delle previsioni di un progetto già da cestinare quando ancora non ha saggiato la pista, è almeno dall’estate scorsa che si ha coscienza di una possibile partenza a rilento della Ferrari in questa stagione. Fortunatamente, mi viene da dire, 12 mesi dopo le scoppiettanti parole del presidente la situazione è notevolmente cambiata: improntata ad un silenzio che, in questo genere di cose, è sempre più concreto di qualsiasi parola aggiuntiva. Nessun mago Otelma, comunque, può prevedere cosa succederà in una stagione in cui tutto cambierà. Nel senso che alla fine il giudice ultimo di pensieri, ipotesi, dicerie e via dicendo è lo stesso da quando esiste lo sport su ruota: l’asfalto. Quindi ok le preoccupazioni, ma senza fasciarsi la testa prima di essersela rotta.

Ieri mi è tornata in mente una frase di Jean Alesi, pronunciata dopo il Gran Premio d’Italia 2011. Si parlava delle difficoltà della Mercedes (ai tempi presa abbastanza in giro per i suoi risultati), Aldo Costa era stato da pochi mesi allontanato dalla Ferrari. Jean disse che i tedeschi non dovevano essere sottovalutati perché avevano materiale e risorse per arrivare a vincere. Sembrava una barzelletta, e invece Jean aveva ragione. Costa poi arrivò e con l’introduzione dell’ibrido sappiamo com’è andata.

Tempo al tempo, insomma.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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