Sentirsi giovani, come nel 1992

Difendere l’indifendibile è uno sport che, ultimamente, meriterebbe di diventare disciplina olimpica. Difendere la Ferrari, questa Ferrari, va però oltre le medaglie d’oro, i voli pindarici, il cercare di nascondere dietro un pannello trasparente una situazione al limite dell’assurdo.

Il 2020 della Ferrari sembra fallito dopo due gare e senza aver visto ancora il vero valore della SF1000, cosa che sinceramente mette paura. Il secondo posto di Leclerc una settimana fa, frutto di un ottimo sorpasso su Norris, di uno buono su Perez (a gomme finite) e di una concatenazione assurda di botte di fondo schiena e ritiri di fronte, è stato un sospiro di sollievo che non cambia le carte in tavola, né tanto meno il secondo rimediato in qualifica.

Il doppio ritiro di oggi, considerata l’assenza di Safety Car, ha forse evitato di assistere ad un doppiaggio potenzialmente devastante. Oggi le colpe sono di Leclerc, una settimana fa erano di Vettel – eppure oggi si è detto che non bisogna cercare colpevoli mentre sette giorni fa il tono era diverso – ma forse sarebbe ora di spostare l’attenzione dai piloti. Perché se ci si può nascondere per dileggio dietro un Vettel ormai bollito, disperato, esiliato, lo stesso non si può fare con Leclerc – il futuro della Rossa, sperando non si stanchi prima – quando finisce di poco dietro il compagno in qualifica e tenta di montare a cavallo sull’altra SF1000 dopo tre curve.

E va riconosciuto a Charles di essere, a 22 anni, molto più maturo di tantissima gente che ha attorno a qualsiasi livello. Ammettere gli errori è sintomo di lucidità in confronto a chi, anche oggi, ha cercato di spostare la colpa sull’altro – viene voglia di chiamarlo Coso – senza rendersi conto di un dettaglio: dal 2021 il tedesco non sarà più in Ferrari e bisognerà trovare altre argomentazioni per spiegare giornate così.

Anche l’anno scorso la lotta interna tra i piloti era stata usata ad arte per distogliere l’attenzione da una Mercedes che stava massacrando il mondiale, almeno fino a quando è convenuto. Ora, però, questa scusa non funziona più. I problemi sono altri, più importanti ma meno evidenti perché meno visibili. Manca una dirigenza vera, una che non si accontenti dei giri veloci; c’è un Team Principal in evidente difficoltà – è una conseguenza – c’è una monoposto più lenta della SF90 di inizio 2019 e che, causa Covid, dovrà correre fino alla fine del 2021. Siamo davvero sicuri che il problema siano i piloti?

Sembra di esser tornati al 1992, quando la Ferrari faceva la comparsa in un mondiale dominato dalla Williams. Non c’è una speranza, non c’è una prospettiva, c’è solo ed esclusivamente una confusione che mette imbarazzo.

Forse sarebbe ora di finire con le scuse. Parte dei fantomatici aggiornamenti che dovevano essere portati a Budapest sono stati anticipati in Austria e le qualifiche sono state indecorose. Tutti che si sperticavano a raccontare che con la pioggia la Ferrari avrebbe avuto meno problemi e invece sembrava di vedere Luna Rossa che navigava mentre la Mercedes era inchiodata come sull’asciutto.

Sarebbe anche curioso conoscere i dettagli del famoso accordo con la FIA. Perché la differenza di motore tra questa macchina e quella immediatamente precedente mette molti, molti dubbi.

Infine mi rifaccio a qualche foto scattata a Barcellona tra 2019 e 2020.


La Ferrari ha cambiato colore. La Mercedes ha cambiato macchina.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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