Se il Fashion Blogger vale più dell’addetto ai lavori. Come funziona la “Bolla” in F1?

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L’insulto a chi poteva essere a lavorare o poteva lavorare meglio a Monza arriva da… Instagram

Sono due mesi che si sente parlare della “Bolla”, di questo mega blocco che si muove Paddock per Paddock per garantire la sicurezza di tutti gli addetti ai lavori che stanno portando avanti, con uno sforzo che bisogna riconoscere essere notevole, un mondiale di Formula 1 che era distante dalla sua partenza quando la pandemia è iniziata.

Supercontrolli, ingressi contingentati, squadre con personale indispensabile, media, giornalisti, fotografi ridotti all’osso o costretti a lavorare da casa, come dei blogger qualunque.

La cosa mi farebbe anche sorridere – un po’ la legge del contrappasso se non fosse che il tesserino ce l’ho anch’io – tranne che, poi, ti vedi spuntare a Monza chi arriva da altri mondi e, con una nonchalance quasi ammirevole, ti fa pensare che siano tutte parole al vento e ti fa dubitare di qualsiasi cosa.

Fashion Blogger. Mi dicono sia il mestiere del futuro ed evidentemente io, che mi sto avviando progressivamente verso quota 40, non capisco come possa esserlo. Però ci sono tante cose che non capisco e che forse non voglio capire, quindi non mi dilungo su questo e resto nella mia “ignorantezza” (meglio tra virgolette…).

Il fatto

È successo che alcune fashion blogger fossero a Monza nella giornata del GP: dalle immagini si evince ospiti della Racing Point (informazione poi confermata) viste le foto col trofeo del terzo posto, delle operazioni pre gara dentro al box, i molteplici tag a Lance Stroll (…) e via dicendo.

Queste ad aggiungersi ai video (scusate, alle STORIES…) festanti sotto al podio ed altri vari contenuti con i quali le ragazze avranno raccolto visualizzazioni sufficienti a guadagnarsi la giornata e guardare, dall’alto verso il basso, tutti i “povery” followers che le seguono su Instagram.

In un mondo normale scene del genere sarebbero all’ordine del GP e darebbero (danno, a me) già fastidio, perché si capisce distintamente quando ci si trova in un ambiente totalmente bendati solo per questioni di visibilità e marketing. Come se metteste me in un campo da Baseball ponendomi domande da esperto. Vuoto totale. Ma, appunto, si tratta di condizioni normali e c’è poco da fare: funziona così, lo sappiamo e non siamo nessuno per cambiare le cose. Amen.

Qui, però, siamo all’esagerazione, più o meno come per la questione dei biglietti del Mugello che ha raggiunto, ormai, il livello di leggenda tragicomica e figura bieca colossale. Perché là si parla di speculazione, qui di offesa morale. Ci sono addetti ai lavori – giornalisti, commentatori, fotografi appunto – a casa da due mesi perché bisogna limitare gli accessi al minimo sindacale e poi semplici Guest possono bullarsi di essere in pitlane tra gridolini ed urla di felicità?

Lasciamo stare il ruolo del guest nella “società”. Potrebbero essere, invece che fashion blogger, qualsiasi altra cosa estranea alla Formula 1. Ma è il concetto di base che fa arrabbiare. Gente che probabilmente non ha competenza in materia e che, in questo momento, non dovrebbe essere in un Paddock di Formula 1 in quanto non indispensabile al “funzionamento” del Circus, che trotterella beata con un pass Guest nella pitlane deserta. Con l’aggravante di non limitarsi ad approfittare del privilegio ma di vantarsene everywhere come se fosse ad un concerto strapieno.

Come funziona la Bolla?

Ora un attimo di respiro. Dato che il mio – nostro – ruolo è anche quello di informare, ho raccolto alcune informazioni riguardanti la “Bolla” in modo da capire come funziona e se, in quanto visto oggi, c’è qualcosa di sbagliato.

Parto subito dicendo che, “tecnicamente”, le Fashion Blogger potevano essere esattamente dov’erano. Il “moralmente” viene dopo.

Con l’emergenza Covid il personale totale che ogni team può portare in pista è stato limitato ad un numero che, da quanto ho appreso, ricade tra 50 e 100 persone; indicativamente direi 70, massimo 80.

In condizioni normali, invece, si parla di una sessantina di elementi operativi ed un numero poi a discrezione del team di personale di cucine, ufficio stampa e via dicendo.

In “configurazione Covid”, nel limite massimo di queste 70/80 persone, rientrano anche eventuali Guest per i quali è il team stesso a richiedere il pass, previo tampone – che deve dare esito negativo – da effettuarsi presso la struttura FIA predisposta in zona circuito. Vi ricorderete il gabbiotto dal quale Nico Hulkenberg è dovuto passare prima di poter entrare a Silverstone per sostituire Sergio Perez? Parliamo proprio di quello. In sintesi: ogni team può portare x persone. Se gliene bastano tre in meno per tutto quello che devono fare, possono chiedere tre Pass per eventuali ospiti.

Dal punto di vista della sicurezza, quindi, non si scappa. Chi entra nel Paddock deve sottoporsi al tampone e questo deve dare esito negativo, altrimenti ciao Pass.

Moralmente…

Ora passo al “moralmente”. Moralmente, per quanto mi riguarda, è una boiata. Tantissime testate stanno lavorando da casa. Le televisioni possono essere presenti con un giornalista ed un operatore. Fine. Le radio non ci sono. Però quattro fashion blogger, attori, parenti, amici, possono girare indisturbati. Dà sicuramente fastidio. Se poi ci si atteggia come se si fosse in discoteca peggio ancora. E forse è questa la cosa più imbarazzante della questione: come sempre ci sono modi e modi per affrontare le cose.

Se le possibilità per i team sono queste è evidente che da otto gare a questa parte di Guest ne siano girati ma è la prima volta che vedo scene di questo tipo, che mi limito a definire poco rispettose. Da qui l’indignazione – giustificata – da parte di chi si sente preso in giro perché, invece che stare a cazzeggiare, vorrebbe semplicemente poter fare il suo lavoro.

Se a qualcuno venisse il dubbio – perché non si sa mai – la risposta è “no”. In condizioni normali non sarei stato a Monza. Quindi, questo pezzo, non è mosso da orchite per motivi personali. Trattasi di semplice constatazione di una situazione in contrasto col buon senso, esattamente come quella del Mugello. Ed è giusto – secondo me – sottolinearla con la speranza che la Racing Point di turno, al prossimo giro, inviti i suoi ospiti ad un atteggiamento più rispettoso e consono nei confronti, soprattutto, di chi dovrebbe esserci e non può, al contrario loro.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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