Schumy, Block e quella neve maledetta

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di Alessandro Secchi @alexsecchi83
4 Gennaio 2023 - 12:20
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Nove anni dopo l’incidente di Schumacher, Ken Block ci lascia. Comune denominatore la neve, la sua grazia, i suoi rischi

Ho sempre avuto una forma di repulsione per la neve. Sarà che, essendo cresciuto in città, ne ho sempre subito gli effetti negativi più che quelli positivi, in un luogo (Milano) che storicamente con mezzo centimetro va totalmente in tilt; succede lo stesso con la pioggia… e i monopattini, ma questo è un altro discorso.

Diciamo che ho sempre diffidato dal quel bianco candore, così bello da vedere fino a quando resta intoccabile e lassù, in montagna. Ovviamente è una questione altamente personale e non pretendo venga compresa. Dal 29 dicembre 2013, però, io la neve la odio proprio. Se prima mi dava solo fastidio quando si presentava, adesso non la posso più vedere.

La notizia della scomparsa di Ken Block, ieri, mi ha lasciato onestamente senza parole. Ancora la neve, ancora un evento tragico, ancora in questi giorni. Tristezza che si aggiunge ad altra tristezza, quella di una famiglia che perde un marito e un padre e quella del mondo del Motorsport che perde un suo protagonista atipico, non iscritto in un albo d’oro particolare in termini sportivi ma capace di appassionare milioni di persone con le sue acrobazie.

Nove anni dopo la neve, ancora lei, colpisce. So che non dovrei scrivere così perché, oggettivamente parlando, un incidente potrebbe succedere ovunque, a chiunque, in qualsiasi momento. Forse è un modo per giustificare due drammi ingiusti, trovare il capro espiatorio che possa in qualche modo dare un po’ di pace. Forse sarebbe più facile dire che, se per decenni basi la tua vita sul rischio, è normale o più probabile possa capitarti qualcosa. Potrei essere d’accordo se questo però fosse successo sul luogo stabilito per alimentarlo, quel rischio. La pista per Michael, una Gymkhana andata male per Ken.

Se il fato ti colpisce però nel momento del relax, della pace, delle vacanze con famiglia e amici ecco che no, non riesco a concepirlo. Perché è un colpo basso, non previsto, ingiusto. E allora ecco la ricerca della causa, del colpevole, di un qualcosa a cui addossare la responsabilità.

Ed eccola lì, allora, la neve. Bianca, illibata, incantevole. Ti attira a sé come una calamita e poi, quando meno te l’aspetti, ti sorprende e ti colpisce alle spalle nel modo più crudele. Costringendoti ad una lunga battaglia o togliendoti direttamente dai tuoi affetti.

Oggettivamente incolpevole, personalmente imperdonabile e maledetta. Ieri come allora.

Immagine: Ken Block Facebook Page

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