Da Schumi a Sheva, quel 7 che lascia il segno

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Cambiare nome al blog e chiamarlo Seven è stata scelta quasi naturale. Cercando un nome corto e che mi ispirasse un qualcosa, che mi identificasse, il mio numero preferito si è subito proposto nella testa.

Chi legge queste pagine conosce bene il motivo del mio affetto per questo numero, ovvero il suo legame con Michael. I sette titoli, i 77 giri veloci, l’aver chiuso la carriera in settima posizione con il numero 7 sulla monoposto, le 91 vittorie che sono, casualmente, un multiplo di 7 e potrei andare avanti…

Non è solo Michael, però, l’unico idolo che mi accomuna a questo numero. Ce n’è un altro, di numero 7, che ha segnato indelebilmente la mia adolescenza da tifoso sportivo. Quello stampato sulla maglia del Milan per, manco a dirlo, 7 stagioni, tra il 1999 e il 2006. Quella maglia apparteneva, e per me apparterrà sempre, ad Andriy Shevchenko. E qui c’è anche la somiglianza fonetica, almeno nella prima parte del nome, ad unire il tutto.

È il calciatore che più ho adorato, che più mi ha fatto emozionare, al quale sono più legato. Oggi compie 40 anni. Sì, nello stesso giorno del suo ex Presidente (e sono già stanco di sentirne parlare).

Quel parallelo di 7 stagioni tra Formula 1 e calcio, con Michael che vinceva e stravinceva da una parte e Sheva che segnava a ripetizione dall’altra, è stato qualcosa di unico ed irripetibile, almeno personalmente, in termini di goduria sportiva. Dalla pista al campo, dalle quattro ruote ad una palla, entrambi correvano più veloci di tutti. Uno per tagliare il traguardo, l’altro per raggiungere le porte avversarie e segnare.

Mai più nessuna coppia saprà regalarmi contemporaneamente le stesse gioie. Perché nessuno potrà mai ripercorrere le orme di uno o dell’altro, almeno nel mio immaginario. Loro saranno sempre unici, entrambi, con il loro numero 7 a collegarli tra loro e, indirettamente, a me.

Quindi tanti auguri Sheva, e un pensiero anche a te, Schumi.

Immagine: Twitter

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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