Seguono le dichiarazioni di Iker Lecuona (Ducati Aruba.it) alla vigilia del Round Emilia-Romagna 2026 classe SBK.
da Misano Adriatico – Tutto è pronto per il Round Emilia-Romagna 2026, che dalla giornata di domani vedrà i piloti delle varie classi scendere in pista per la tappa di Misano Adriatico. C’è particolare attenzione verso la SBK, con Ducati nel ruolo di favorita assoluta per la conquista delle tre manche.
Quest’oggi P300 ha potuto partecipare al media scrum del team ufficiale Aruba.it, a cui hanno partecipato anche i piloti. Il primo di questi è stato Iker Lecuona, reduce dalla sua avventura come sostituto in MotoGP nel team Gresini Racing al GP d’Ungheria, in sella alla Ducati Desmosedici GP26 del team imolese.
Queste sono state le sue parole ai nostri microfoni: “Sono davvero felice di essere tornato a correre nel paddock del Motomondiale; è passato tanto tempo dall’ultima volta che ho corso in MotoGP ed è stata una sensazione fantastica riavvicinarmi a questo sport. All’inizio è stato difficile, perché la moto è cambiata tantissimo: nuovi dispositivi da utilizzare, nuovi sistemi da controllare, una moto nuova, nuove attrezzature, tutto nuovo, quindi non è stato facile all’inizio. Ricordo che il terzo giorno ho impiegato meno di 40 minuti per imparare tutti i pulsanti e tutti i nuovi sistemi che dovevo usare, poi durante il mio giro, e anche durante la gara di domenica, ho imparato a guidare la moto, a regolare il feeling, a modificare alcune traiettorie, e ovviamente non avevo abbastanza tempo per ricordare tutto, ma nel complesso sono molto contento”.
“La Desmosedici è diversa rispetto alla Panigale. La MotoGP è più dura e difficile guidare in generale, e ora ancora di più con i sistemi e tutto il resto. La Panigale è difficile da spingere al limite, ma è un po’ più divertente perché abbiamo meno aerodinamica, quindi la moto è più maneggevole. In genere possiamo stare più vicini agli altri piloti. Durante la gara [in MotoGP, n.d.r.] ero nel gruppo, ma anche in quella situazione bisognava stare molto attenti coi freni, perché è più facile allargare la traiettoria o lasciare che la scia risucchi la nostra moto, inoltre abbiamo un po’ più di velocità in curva; in sostanza, è differente. È divertente, ma devo dire che anche la Panigale è molto divertente da guidare”.
E’ stato toccato anche l’argomento mercato piloti: “Onestamente [riguardo un ritorno in MotoGP, n.d.r.], ho imparato da bambino che la parola ‘impossibile’ non fa parte del mio vocabolario. Non è impossibile. E’ difficile, certo, tornare a corrervi a trent’anni o giù di lì. Se Nicolò se ne andasse, dato che ha un anno più di me, sarei comunque giovane. Tutto può succedere, ma quello che posso dire è che sono concentrato sulla Superbike. Ovviamente è stato un grande piacere e sono molto grato di aver aiutato il team ed esser tornato in MotoGP, ma l’obiettivo è continuare dove sono ora”.
“Sicuramente è stato molto difficile, per me, risalire sulla MotoGP, perché era tutto diverso, tutto è cambiato. Qui sono di nuovo sulla mia moto e, ovviamente, nei primi giri non penso riuscirò ad andare veloce al 100%, perché i freni, le gomme e la moto sono tutti ricambiati. Ma penso che, dopo le FP1, saremo quasi pronti. Alla fine, tutto può aiutarti. Ogni volta che esco in moto imparo qualcosa, o almeno mi alleno. In questo momento sono a cinque fine settimana di fila in moto: quattro di Superbike, una di MotoGP ed ora nuovamente Superbike. La fiducia che ho dallo scorso weekend mi aiuterà. Anche mentalmente sono arrivato qui molto rilassato. Non vengo qui dicendo che ho dato il massimo assoluto: sono arrivato qui dopo aver fatto un buon lavoro in MotoGP, e ho fatto un buon lavoro perché voglio divertirmi; non mi sto mettendo sotto pressione e mi sto divertendo. Se mi divertirò, andrò veloce. Il mio obiettivo è godermi questo fine settimana”.
“Quando sono andato [al Balaton Park, n.d.r.] non ne ho parlato con nessuno, colui con cui ne ho parlato di più è Diogo Moreira, ma perché con lui parlo sempre e, si sa, abbiamo anche lo stesso manager e passiamo il mercoledì sera nello stesso hotel per rilassarci un po’. E devo anche dire che ho parlato con lui durante il weekend, perché lui era ancora un po’ più veloce di me, dunque abbiamo parlato delle gomme, di come stavano andando le cose, sia a me che a lui. Ho parlato con Fermín durante il weekend, perché in fin dei conti eravamo vicini di box, ci riscaldiamo sempre nello stesso momento e chiacchieriamo nel mentre, ma per il resto non ho parlato granché con nessuno”.
“E’ difficile dire se questa MotoGP è così diversa rispetto a prima, perché la pista era molto fisica. In secondo luogo, essa era terribilmente sporca. Il nuovo asfalto alla curva 1 era orribile, così come alla curva 7, ma la 1 era davvero pessima. Noi guidavamo col ginocchio sopra lo sterrato continuamente. Era davvero difficile guidarci ed anche fermarsi alla curva 1. Ecco perché è difficile dirlo al 100%, perché è una pista su cui non avevo mai guidato una MotoGP. Però sì, la moto è diversa. Tutti i sistemi sono diversi: a livello elettronico ed aerodinamico, è come se fosse già tre passi avanti rispetto a tre anni fa. La moto è molto stabile, ma è difficile comprenderla. E’ lunga, è molto rigida. Per essere più chiari: quando con la KTM o la Honda entravamo di traverso, questo ci aiutava a fermarci. Ma se lo fai un po’ troppo, il retrotreno slitta e non riesci a fermarlo. È davvero molto difficile [controllare la frenata, n.d.r.]”.
A riguardo del GP d’Ungheria, il #7 si è espresso anche sull’incidente avvenuto in curva 1 alla partenza della domenica: “Dopo aver visto l’incidente di Jorge Martín, sono dell’idea che su una pista normale, con un asfalto normale, non sarebbe successo niente del genere. Ma ci tengo a dire che Jorge non è partito bene e voleva frenare in contemporanea al resto del gruppo, inoltre è andato troppo all’interno dove la pista era molto sporca e si è scomposto tantissimo. Sulla traiettoria che usiamo sempre siamo già al limite e fare una frenata del genere, entrando all’interno, penso che sia troppo pericoloso. Ecco perché è successo”.
“Per me non ha fatto qualcosa di sbagliato; ha sbagliato perché noi piloti sappiamo che con le gomme Michelin, su questo nuovo asfalto, l’anteriore slitta moltissimo. Non penso che volesse recuperare, quanto più non perdere anche quella posizione in un punto così critico, il più critico del Balaton. Non ha fatto chissà cosa di sbagliato”.
“Ricordo che, durante la gara della SBK, lì avevo fatto tutti i sorpassi in curva 1, ma noi teniamo il freno solo all’ingresso, proprio alla fine della curva. Fare così in MotoGP sarebbe impossibile e, anche senza freno, la ruota anteriore rischia di bloccarsi. Questo è il vero problema: abbiamo anche gli abbassatori anteriori alla partenza, inoltre la forcella non funziona correttamente. Martín ce l’aveva bloccata, perché [con l’abbassatore, n.d.r.] ce l’abbiamo bloccata per tutti i ventisei giri della gara a quella frenata. Ogni singola volta”.
Lato performance per il weekend, queste sono state le previsioni del ducatista: “L’importante è stare alle spalle di Nicolò. Se posso vincere, vincerò. Questo è sicuramente l’obiettivo per questo fine settimana. Sono sicuro che lui abbia una motivazione extra ma, alla fine, per noi è importante essergli sempre a ridosso. Non perdiamo nulla durante la gara, meno di un secondo è niente. Vedremo come va”.
Fonte immagine: arubaracing.it
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