SBK | Jonathan Rea racconta la sua carriera:

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Jonathan Rea racconta la sua carriera: "Nel 2016 ho pensato di ritirarmi"

Il primo pentairidato della SBK racconta la sua stagione, il suo passato e le sue idee per il futuro di 05 Novembre 2019, 14:30

La stagione 2019 della Superbike si è conclusa da poco ma lo sguardo di molti, tra team, piloti e tifosi, è già rivolto verso un 2020 che si preannuncia decisamente interessante in termini di contenuti. Questo è però anche un periodo di relax per i protagonisti della stagione conclusasi in Qatar e, nel caso di Jonathan Rea, anche un periodo di festeggiamenti per il suo quinto titolo iridato. La tripletta a Losail è stata la ciliegina sulla torta di una stagione che, già a maggio, ha predetto che sarebbe stata la migliore in assoluto da parte sua. Manco avesse preso in prestito una sfera di cristallo, il nordirlandese ha concretizzato la sua rimonta fino a ottenere il suo quinto titolo iridato.

Pochi giorni fa il campione del mondo è stato intervistato dal sito ufficiale WorldSBK.com, a cui ha raccontato il suo passato e la stagione appena conclusasi: “Molti piloti trovano la propria maniera di arrivare al top piuttosto velocemente, ma io ho dovuto lottare per la sopravvivenza. Geograficamente, è stato difficile arrivare dall’Irlanda del Nord. Quando ho iniziato le gare su asfalto, mio padre e io abbiamo dovuto prendere una nave dall’Inghilterra ogni weekend e poi guidare in giro per cercare gli eventi. Papà mi ha fatto da manager perfettamente, mi ha capito anche nei momenti più provanti e penso mi abbia plasmato, e qualunque cosa abbia fatto ha avuto un effetto massiccio su ciò che ho ottenuto. La più grande lezione della mia vita è arrivata negli anni di difficoltà. La mia crescita nel motocross mi ha aiutato a ottenere ciò che ho ottenuto. Ho dovuto affrontare incidenti che quasi potevano mettere fine alla mia carriera, ho dovuto fare i conti con momenti duri prima di diventare un campione. Ora posso guardarmi allo specchio e pensare ‘Sto facendo il meglio che posso’. Ora ho trentadue anni, ho cominciato a imparare a piacermi. Quando ero giovane, ero solito arrabbiarmi quando avevo una brutta giornata. Diventare più esperto, vecchio e avere una famiglia ti fa ragionare su certe cose molto meglio e penso di essere diventato più saggio”.

Rea ha dedicato qualche pensiero anche al mondo delle Superbike, alla sua vita quotidiana e al suo team, Kawasaki Racing: “Il bilanciamento della SBK è perfetto per me. Ti permette di mantenere un certo livello di normalità in casa. La più grande differenza tra l’aver vinto il mio primo campionato del mondo e adesso è che più persone sono interessate e io sono più impegnato per ragioni di marketing. Ma posso ancora essere un papà, un marito e un ragazzo normale, mentre continuo il mio allenamento e tutte le attività coi media. Avere una famiglia è la cosa più difficile che si possa avere nella vita e ti fa realizzare che c’è di più al mondo oltre le corse. Io amo questo sport. Le moto sono tutto ciò che ho conosciuto ma so che questa è una vita molto egoista. Stai sempre in viaggio e non è normale quando hai due bambini. Penso che sia un peccato mettere la mia esperienza in un cassetto per il futuro, ma penso anche che dipenda con ciò che i bambini vorranno fare. Se continueranno con il calcio, o qualsiasi altra cosa, e vorranno viaggiare, allora dovrei aiutarli. Sento come se la mia famiglia stia mettendo la propria vita in pausa per permettermi di vivere il mio sogno. ‘Circondati di brave persone’ è il primo consiglio per quelli che sono nel nostro ambiente, dal punto di vista del caposquadra. Gli uomini del team KRT sono come fratelli per me ed è facile apprezzare ogni weekend anche se siamo in difficoltà. Se ho avuto una brutta performance allora penso di andare a cena, sedermi coi ragazzi e scherzare su cose normali. In SBK l’ingegneria è importante, ma l’uomo fa ancora la differenza. Ho vinto i miei titoli mondiali perché avevo un buon pacchetto, ma c’è di più. Devi anche sapere con certezza le tue aspettative e soprattutto guidare divertendoti”.

Non è un mistero come Jonathan Rea abbia pensato (e stia pensando tutt’oggi) al ritiro, e i primi pensieri in merito li ha fatti già nel 2016: “Stavo pensando al ritiro nel 2016. Il mio obiettivo in passato era di vincere almeno un titolo mondiale. Mio nonno me lo diceva sempre: ‘Un giorno tu diventerai un campione del mondo’ e io ho sempre ricordato queste parole. E’ un qualcosa a cui mi sono aggrappato. Potevo ritirarmi felicemente alla fine del 2015, ma sto ancora apprezzando troppo il guidare e perciò non riesco a mollare questa sensazione. Il mio obiettivo adesso è di provare a continuare a vincere perché mi sto davvero divertendo tanto!”

E’ poi arrivato il momento in cui Rea ha parlato del suo 2019: “Non ho ancora realizzato di aver vinto il campionato ancora una volta. Era così inaspettato vincere a Magny-Cours che quando è successo, non ero preparato. Penso che quando andrà ai FIM Awards e otterrò il trofeo reale e la mia medaglia con tutti gli altri campioni nella stanza, è in quel momento che diventerà reale. Quest’anno ho imparato a non mollare mai e credere di più in me stesso. Dall’esterno sembravo un uomo di ghiaccio, ma è stato duro. Specialmente quando abbiamo realizzato quanto fosse forte la nuova Ducati in aree in cui non potevamo essere forti. Álvaro ci ha portato a un livello veramente alto e abbiamo dovuto fare il massimo tutte le volte. Abbiamo ottenuto punti in ogni gara quest’anno e sono così fiero di questo”.

Nella parte finale dell’intervista “Johnny” ha parlato del suo futuro: “Non sono abbastanza stupido per pensare di vincere per sempre. So che arriveranno nuovi piloti o magari una nuova moto o pacchetto, magari un infortunio, e che ci saranno momenti difficili, ma io voglio provarci e continuare a farlo adesso. Vedremo. C’è una piccola parte di me che desidera avere la chance di andare in MotoGP con un pacchetto competitivo. Ma non ho mai avuto questa opportunità, perciò non posso rimpiangerla. Ho fatto tanti errori ma niente che possa rimpiangere”.

Molti dei contenuti presenti in questa intervista si potevano già sapere leggendo l’ultimo libro del campione britannico, “In Testa”, ma dalle sue parole possono comunque trapelare alcuni indizi importanti sul suo futuro, come per esempio che l’idea di ritirarsi alla fine dell’attuale contratto con Kawasaki possa essere sparita dalla testa di Rea, oppure la porticina lasciata socchiusa a un possibile futuro in MotoGP. Queste sono solo possibilità al momento, e il futuro di Rea sarà molto più chiaro nel 2020.

Fonte immagine: worldsbk.com



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