P300.it ha intervistato Lorenzo Baldassarri, pilota del Team PATA GoEleven in SBK, durante il Round Emilia-Romagna.
da Misano Adriatico – Lorenzo Baldassarri è uno di quei piloti che, se si trova nel posto giusto al momento giusto, non è secondo a nessuno. Il ventinovenne originario di San Severino Marche, in provincia di Macerata, ha raccontato la sua carriera e le sue ambizioni per il futuro in quest’intervista esclusiva svolta con P300 durante il Round Emilia Romagna del Mondiale SBK.
Ciao Lorenzo, grazie di essere con noi. Vorrei iniziare la nostra intervista portandoti agli inizi della tua carriera. Come è nata la passione per le moto?
“La mia passione per le moto è nata quando ero piccolissimo. La finestra della camera di casa mia si affacciava sull’autostrada, e, quando sentivo il rombo di una moto, io impazzivo. Questo accadeva soprattutto quando partivano mio zio e mio cugino, che avevano, rispettivamente, una MV Agusta F4 e una Kawasaki Ninja. Chiedevo loro di salirci sempre quando tornavano a casa, quindi questa passione ce l’ho sempre avuta nel sangue. Quando avevo 3 anni ho ricevuto per Natale una moto giocattolo elettrica e non facevo altro che salirci sopra. Non scendevo proprio mai! Poco dopo mi hanno regalato una mini-cross, un ‘cinquantino’. Mi ricordo che le prime volte che l’ho guidato mio papà mi doveva prendere, sia quando partivo, sia quando rientravo da lui, perché se no sarei caduto!”
Nei tuoi primi anni ad alti livelli hai raggiunto risultati importanti, tra cui la vittoria della Red Bull MotoGP Rookies Cup nel 2011. Hai dei ricordi particolari di quei periodi?
“Sì! Mi ricordo la vittoria dell’italiano MiniGP con una GRC e le prime trasferte in Spagna con mio papà, che sono avvenute quando ero ancora piccolissimo. Ancora prima di conquistare il titolo nazionale, nel 2006, sono andato in Spagna al World Festival, dove c’erano 150 piloti da tutto il mondo. Venendo dalle minimoto quella è stata la mia prima gara con una moto a marce, un 70cc, e nonostante ciò mi sono subito messo in luce prima di passare all’italiano. Il primo ricordo bello nel paddock della MotoGP è stata la partecipazione alla Rookies Cup, nella quale ho corso tutte le gare in Europa assieme al Motomondiale. Per me era un sogno poter vedere i migliori piloti del mondo dal vivo!”
Hai trascorso tanti anni nel paddock del Motomondiale. Puoi raccontarci come mai sei poi passato alle derivate?
“Ho iniziato a essere un pilota professionista nel 2013, quando ancora correvo in Moto3, quindi oramai sono 13 anni che corro in campionati del mondo. Sono passato in Moto2 già nel 2014 per via della stazza, dato che in Moto3 ero ‘sacrificato’ per un discorso di aerodinamica e peso. Per dirla tutta, non ci stavo proprio! Ho ottenuto il mio primo podio nel 2015 prima di conquistare tanti altri buoni risultati. Purtroppo, mi sono trovato nella situazione sbagliata nel momento sbagliato con il team con cui avevo vinto la prima gara nel Motomondiale, quindi, tra le mille difficoltà, ho perso l’opportunità di rimanere in quel paddock, dato che è venuta a mancare la credibilità per un insieme di fattori, tra cui scarsi risultati che, purtroppo, non sono dipesi solo da me. Mi è poi successa la stessa cosa nelle derivate, dato che, esattamente come in Moto2, sono passato dalle stelle alle stalle. Dopo essere diventato vicecampione del mondo al debutto in Supersport, mi sono trovato in difficoltà nel 2023 in Superbike, visto che ero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quindi sono caduto in basso, toccando poi il fondo nel 2024 quando, in SSP, sono passato dall’essere vicecampione del mondo a non finire più in zona punti. Mi è successa la stessa identica cosa anche in questo paddock anche se, per fortuna, sono riuscito a rilanciarmi l’anno scorso, sia in MotoE, che è una categoria un po’ a sé stante, sia nelle derivate di serie, dove ho sfoggiato una buona performance nella Racing Night del CIV, nella quale ho guidato una Ducati in specifica Production Bike. Lì ho avuto finalmente la possibilità di dimostrare che sono ‘ancora sul pezzo’ e che ho ancora tanto da dimostrare. Basti pensare che, quando abbiamo gareggiato in Australia, la prima tappa stagionale, nonostante non fossimo riusciti a fare molti test date le condizioni meteorologiche avverse, siamo riusciti a salire sul podio!”
Sei tornato in Superbike con una squadra di alto livello qual è Go Eleven. Come si è materializzata questa possibilità?
“Beh, è stato un incrocio di varie situazioni. Io ero molto vicino a smettere, dato che sapevo che la MotoE, dove ho dimostrato nuovamente di essere competitivo, sarebbe stata sostituita dalle Baggers. Poi sono stato veloce al CIV a Misano con la Ducati Production Bike, la mia moto da allenamento, gestita dal team Cecchini Racing. Avevo già detto che, in caso avessi dovuto correre con le Baggers, avrei preferito smettere. Sembrava quindi che la mia carriera fosse destinata a finire. Invece, si sono verificate delle situazioni favorevoli che mi hanno permesso di avere a disposizione un team e una moto competitivi per poter dimostrare il mio valore in Superbike”.
È stato difficile riprendere i ritmi della Superbike?
“Non è facile, soprattutto in questo periodo, visto che abbiamo fatto pochissime pause negli ultimi due mesi. Questo cambio di categoria non è stato semplice, visto che sono passato dalla MotoE, dove fai 15 o, massimo, 20 giri in un weekend, alla Superbike, dove sei continuamente in pista e fai tre gare in un weekend. Insomma, è tutta un’altra storia, sia a livello fisico che mentale. Fortunatamente avevo già una buona base, dato che, anche quando mi allenavo per la MotoE, ambivo a qualcosa di diverso, visto che comunque non mi sarei potuto fermare in quella categoria. Per fortuna sono arrivato preparato, però devo dire che passare da fare 20 giri in un weekend e un GP ogni due mesi a correre in un campionato che presenta un calendario davvero fitto di impegni tra test e gare, soprattutto a maggio e giugno, è stato davvero tosto. Per fortuna sono riuscito a gestirmela piuttosto bene!”
Parlando invece di risultati, ti senti soddisfatto di quello che hai ottenuto finora?
“Sì, mi sento molto soddisfatto. Molti degli obiettivi prefissati sono già stati portati a termine. Adesso, naturalmente, me ne sono imposti altri, dato che non sono un pilota che si accontenta, ma, anzi, pretendo il massimo da me stesso e da tutti quelli con cui lavoro. Adesso mi voglio godere un po’ il campionato e le gare, dato che attualmente vivo il weekend con meno pressione, meno stress, rispetto a inizio anno, quando dovevo dimostrare di meritarmi la Superbike”.
Siamo già giunti alla fine del nostro tempo insieme. Hai già dei piani per il 2027? Che obiettivi ti sei posto per il proseguimento della tua carriera?
“Di sogni nel cassetto ce ne sono sempre stati e sono ancora lì. Certo, l’anno scorso li vedevo con il binocolo, ma ora li sento più vicini. Mi piacerebbe diventare campione del mondo, confermare la mia velocità costantemente negli anni ed essere tra i migliori di questo paddock per meritarmi una moto ufficiale con cui vincere, e, magari, avere la possibilità di provare, in futuro, la MotoGP, che è la massima espressione del motociclismo. Per il momento non guardiamo troppo avanti. Io e il team vogliamo restare in lotta per le posizioni che contano. Non nascondo che mi piacerebbe dare continuità al progetto nel 2027, dato che mi sto trovando molto bene con la squadra e con la gente con cui lavoro. Adesso non c’è ancora nulla di sicuro. C’è sicuramente l’opzione sul piatto, ma al momento non abbiamo fatto nulla. Ci vogliamo concentrare al massimo per finire al meglio la parte di stagione antecedente alla pausa e, poi, magari proprio in quel periodo, fare le dovute considerazioni per il futuro”.
Ringraziamo Lorenzo per averci dedicato parte del suo tempo e Elia di GoEleven per aver reso possibile questa intervista.
Media: Bonora Agency (Andrea Bonora e Micaela Naldi)
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