Russell spacca la Formula 1. Ed ora?

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Quanto fatto da George Russell durante il Gran Premio di Sakhir era ciò che in tanti speravano e in tanti temevano.

Da anni si dice che la Mercedes potrebbe vincere con qualsiasi pilota e, proprio ultimamente, Verstappen e Norris (che poi aveva ritrattato) avevano fatto intendere che con questa Freccia d’Argento la percentuale di piloti in grado di vincere il titolo sarebbe altissima. L’olandese aveva azzardato anche un 90% ma, forse, si è lasciato un po’ andare.

Detto questo, quanto visto nella seconda gara di Sakhir è degno di nota. Queste sono le mie impressioni.

L’esito finale della gara non deve cancellare quanto fatto vedere da Russell fino al momento della sosta per la foratura. L’inglesino ha fatto niente di più e niente di meno quello che fa di norma Hamilton, soprattutto nei confronti di un Bottas irriconoscibile.

Ha perso la pole per 26 millesimi. Come capita anche a Lewis.
Ha guadagnato di forza la prima posizione in partenza, oltretutto scattando dal lato sporco. Come fa poche volte Lewis, perché parte poche volte secondo.

Se n’è andato da Bottas. Come fa quasi sempre Lewis.

Dopo il disastro delle soste ai box Mercedes si è trovato dietro a Bottas. E cosa è successo?

Ha passato Bottas di forza, impressionando per la precisione ed il cinismo. Come fa Lewis.
È andato alla rincorsa di chi stava davanti, superando prima Stroll e poi Ocon e lanciandosi, guadagnando giro su giro, su Perez. Come fa Lewis quando si trova dietro (vedasi Monza).

Sarebbe andato forse a vincere se una foratura lenta non l’avesse fermato. Come non succede a Lewis…

In tutto questo va ricordato che Russell è salito sulla Mercedes per la prima volta venerdì mattina per le prime libere. Su una macchina settata per le altezze di Hamilton e Bottas, con la necessità di sistemare la protezione attorno al casco, che toccava con le spalle, dovendo indossare scarpe di un numero più piccole perché con la punta toccava la parte superiore del telaio.

Sistemi diversi, procedure diverse, un volante diverso (sulla Williams il display è fissato al telaio). Insomma, Russell si è dovuto scontrare con diverse difficoltà all’esordio con la Mercedes, tra cui un momento di tensione per una mappatura forse sbagliata dopo il primo pit stop. Nonostante questo, avrebbe presumibilmente vinto la gara senza la sosta suicida del team e senza la foratura lenta a pochi giri dal termine.

Fondamentalmente l’inglese ha ragione nel dire che ha perso la gara due volte, perché questo è quanto successo a conti fatti.

Il fatto che il risultato sia stato diverso non cambia una virgola di quanto mostrato così come non cambia le domande che ci si iniziava a porre durante la corsa, quando Russell aumentava passo passo il gap su Bottas e quando ha iniziato la rimonta verso Perez superando Stroll e Ocon, con Valtteri rimasto al palo. Ok, con gomme usate, ma pur sempre con una Mercedes.

Se al posto dell’inglesino ci fosse stato l’inglesone, inteso come Lewis, probabilmente una cosa diversa ci sarebbe stata nella condotta di gara. Sono portato a pensare che il campione in carica avrebbe chiesto conto dieci volte prima di tornare ai box per un pit aggiuntivo. Forse si sarebbe rifiutato, chi lo sa.

Una rondine non fa primavera. Ma qui siamo di fronte ad un altro fenomeno della cerchia che renderà la Formula 1 florida nei prossimi anni. Possiamo dire che ha esordito su una pista “semplice”, ma è proprio sulle piste di questo tipo che le differenze tra i piloti si possono notare di più, nei minimi dettagli.

Ho letto confronti con il 1999, quando Mika Salo prese il posto dell’infortunato Schumacher, con Hockenheim presa in esame per sottolineare che quello di Russell non è un caso isolato. Questa è la classifica di quell’anno, dalla quale emerge un quadro leggermente diverso.

Vero è che Salo ha ceduto la vittoria ad Irvine in quell’occasione, ma gli altri risultati sono abbastanza lampanti. E sinceramente non credo che, se Russell corresse altre cinque gare con la Mercedes, farebbe tanto peggio di ieri.

Torno alle dichiarazioni di Verstappen. Quanti piloti farebbero bene come Hamilton sulla Mercedes? Ecco, credo che lo stesso Lewis sperasse in un esito diverso da questo weekend. Quello che è successo alimenta voci, illazioni, riscritture e quant’altro. Va da sé che dell’inglese non bisogna tenere conto solo del contributo in pista ma anche di quello con gli ingegneri ed i meccanici; non è detto che tutti gli altri siano all’altezza, anzi.

Vista però la prestazione di un Russell comunque non completamente a suo agio dopo soli tre giorni al volante, se non si tratta del 90% come dice Max almeno un 50% della griglia sono dell’idea che potrebbe fare altrettanto bene in pista con la W11. Volete i nomi, puramente soggettivi? In rigoroso ordine sparso: Russell (l’ha dimostrato), Leclerc, Verstappen, Ricciardo, Perez, Hulkenberg, Ocon, Norris, Sainz, Vettel, Alonso (lo cito visto che è di ritorno) e ci metto, in questo momento, anche Pierre Gasly. Con i primi tre un livello sopra gli altri.

Questo deve sminuire i risultati di Hamilton? No. Ma non bisogna neanche girarsi dall’altra parte, per come la vedo io.

Di sicuro c’è che abbiamo assistito all’esplosione definitiva di una nuova stella, alla conferma di una monoposto stellare e, credo, ad un ostacolo in più nella trattativa del rinnovo di Hamilton, con Toto Wolff che da ieri ha una carta importante da giocare.

Il tutto in attesa di capire chi sarà al volante ad Abu Dhabi.

Immagine: Twitter / George Russell

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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