Rossi: credevamo di essere pronti

Al termine di questa stagione, la grandiosa avventura vissuta dal #46 giungerà al termine dopo venticinque anni. Difficile trovare le parole, ma c’è chi ci è riuscito.


“Buona vita Vale! Non abbiamo mai fatto finta di amarci, ma sono sicuro che in pista abbiamo scritto una bella pagina del motociclismo. Magari in futuro davanti ad buon bicchiere di vino avremo modo di sorridere, ricordando quei momenti vissuti insieme”.

E’ con queste parole che Max Biaggi, a cui il nome di questo blog è dedicato, ha deciso di porgere il suo omaggio a Valentino Rossi, dopo quanto annunciato da quest’ultimo in una conferenza stampa straordinaria al Red Bull Ring. Tra le tante belle parole spese nei confronti di “Vale”, quelle del “Corsaro” sono apparse come le più genuine, le più veritiere, figlie di un’onestà che ha sempre contraddistinto il romano, anche quando correva e sia nel bene che nel male. Non è la dedica di un talento in rampa di lancio cresciuto con le gesta del #46 o di un amico del paddock, ma quella di un avversario con cui il pesarese ha scritto la storia, che ha contribuito a far diventare la carriera di Rossi… la Carriera di Valentino Rossi.

Poco dopo le 16:00, ecco giungere le parole che molti si aspettavano, che in tanti intuivano già da tempo ma che moltissimi non volevano sentire. Senza troppi giri di parole, il #46 ha deciso di appendere casco e tuta al chiodo al termine di questa stagione. Nessuna scenetta, suo vecchio cavallo di battaglia; zero giri di parole, nessuna maniera per addolcire la pillola. La nuda e cruda verità di un ritiro che era nell’aria già da tempo, sia per la sua età anagrafica che per l’andamento delle ultime stagioni, costellate di problemi e mancanza di prestazione.

Nonostante le difficoltà che attanagliano Rossi almeno dal 2019 in avanti, queste non hanno cancellato né cancelleranno nulla della sua figura iconica e di quanto abbia dato non solo alla MotoGP, non solo al mondo del motociclismo a tutto tondo, ma proprio al mondo per intero. Anche a chi non mastica le due ruote o il motorsport il nome di Valentino suonerà famigliare, ed è sufficiente a far capire come la sua figura abbia varcato i confini sportivi esplorando anche altri lidi.

C’è chi pensa che il ritiro di Rossi avrà serie e gravi conseguenze sulla MotoGP in quanto business, popolarità e seguito. Certo, l’addio del pilota più iconico dell’era moderna (e direi anche contemporanea) non potrà che dare uno scossone al Motomondiale, ma allo stesso tempo i tifosi giallo fluo più sfegatati potrebbero imparare una lezione molto importante da tutto questo: non è stato Rossi a fare la MotoGP. Non si tratta di un rapporto tra le due entità unilaterale, con Rossi che ha solo dato e la MotoGP che ha solo preso: i Gran Premi hanno fornito a Valentino il palcoscenico ideale nel quale mettersi in luce, un palcoscenico però già esistente in precedenza e nel quale altri, ad esempio Freddie Spencer, Kevin Schwantz o Mick Doohan, avevano già rubato la scena; allo stesso tempo, col suo carisma Rossi ha messo la 500cc prima e la MotoGP poi sulla bocca di tutti, dandole un risalto quasi imparagonabile rispetto a prima.

Noi persone “normali”, che ci siamo limitati a vedere le gesta e le battaglie di “The Doctor” in piedi su un divano o sulle tribune, rimaniamo testimoni oculari dell’epoca Rossi, i cui numeri, per quanto impressionanti, non sono comunque la parte più importante e ricordata. Sono state proprio le emozioni che Rossi ci ha regalato sia nel perdere che nel vincere a farci rimanere incollati al televisore nelle sue battaglie con Gibernau, Melandri, Stoner, Lorenzo, Pedrosa, Márquez e lo stesso Biaggi.

Tutto questo faceva già parte del passato, ma l’annuncio del suo ritiro non farà altro che rendere quei ricordi più lontani e forse ancora più preziosi di quanto non lo fossero già. Come detto all’inizio, la voce dell’addio di Rossi era nell’aria ormai da tempo, eppure ritrovarsi di fronte all’annuncio mi ha dato (e probabilmente l’ha data a tutti) una strana sensazione, di un qualcosa che mancherà dal prossimo anno e la cui assenza si sentirà, a conferma di come le persone riescano ad apprezzare una cosa soltanto quando la perdono. Anche chi non l’ha mai tifato o l’ha addirittura sbeffeggiato e criticato aspramente nel corso degli anni, in cuor proprio sarà costretto a riconoscere la realtà, quella dell’addio alla MotoGP di un’autentica leggenda.

Come scrissi anni fa, il tramonto sulla carriera di Valentino sta per giungere. Il sipario piano piano comincia a calare e questi ultimi istanti è meglio goderseli a pieno sia da appassionato che da tifoso, poiché saranno gli ultimi con Rossi in pista a regalarci qualcosa che solo lui è stato capace di donare. Grazie “Vale”, ti devo molto.

Fonte immagine: motogp.com

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