Ridateci le macchinine, subito

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In questi venti giorni non c’era cosa migliore che potessi fare che staccare praticamente da tutto. Sono arrivato a scrivere dell’Ungheria con l’acqua alla gola dopo mesi tiratissimi e me ne sono accorto quando, preparando le FP3, parlavo ancora del GP di Germania come se fossi rimasto indietro di una settimana. Era decisamente ora di darci un taglio e mai come quest’anno ne sentivo il bisogno.

Sono stato molto poco social: quanto basta per rendermi conto (o per capire definitivamente, forse?) che Facebook non fa più per me e che il suo uso d’ora in poi non può che restare solo incentrato sullo share di quello che faccio con P300. Visto da fuori ho realizzato definitivamente quanto la gente l’abbia trasformato in uno strumento di puro odio sociale, altro che condivisione ed unione. Ho visto persone dare il meglio del peggio scatenandosi in super catfight che manco nelle chat del 1997, quelle che ci arrivavi solo se sapevi cosa fosse Internet e come arrivarci. Complice anche quello che succede nel nostro meraviglioso paese le vacanze degli italiani sono trascorse tra un bagnetto, un selfie a 32 denti ed un post politico di insulti condito da meme ed immaginette sarcastiche varie. Immagino il relax sulla sdraio a litigare con Tizio e Caio dall’altra parte della penisola su rosari, bibite, sarcofaghi viventi e pupazzetti vari. Che brutte vacanze, contenti voi.

Odio la politica e tutto quello che le gira attorno. Giusto, sbagliato? Mi interessa quanto il numero di Damon Hill sulla Williams, biennio 93/94. Per questo, o meglio anche per questo, nonostante abbia chiuso il capitolo Budapest senza più energie non vedo l’ora che si torni a parlare di monoposto, track limits, DRS (addirittura mi va bene pure lui) ed affini. Anche se il mondiale è ormai già chiuso a sei mandate come i mondiali di Hamilton tra qualche settimana, anche se il mercato impazza manco fosse quello del calcio (non ho seguito nemmeno quello stavolta, Baresi gioca ancora da noi?!), spero che arrivi ben presto la FP1 di SPA così da ritornare alla normalità, perché l’anormalità mi pare faccia male a parecchia gente.

Gli ultimi quattro mesi dell’anno saranno molto importanti anche per P300. Andiamo verso la fine del nostro settimo anno e c’è molta carne al fuoco di cui, per ora, non voglio anticipare nulla. Come sempre siamo alla ricerca di miglioramenti nonostante il nostro grande limite, il tempo. Come sempre faremo il possibile.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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