Questione di soldi, questione da sempre

L’uscita di Giovinazzi fa male al movimento italiano, ma non bisogna comunque nascondersi dietro un dito

L’annuncio della fine del rapporto tra Alfa Romeo ed Antonio Giovinazzi, voluto dallo stesso team in favore di Guanyu Zhou, ha sollevato come prevedibile l’indignazione popolare.

“La F1 è emozione, talento, macchina, rischio, velocità. Ma sa anche essere spietata, quando a dettarne le regole è il denaro. Spero di ricredermi presto. Vivo per la sorpresa del risultato inaspettato, delle piccole e grandi vittorie raggiunte grazie ai propri mezzi”.

Queste le parole di Antonio dopo il doppio annuncio sui suoi Social. A seguire, la notizia del suo approdo in Formula E con Dragon Penske. Segno che, comunque, il sospetto c’era e ci si è preparati per tempo.

Ora, ci sono diverse considerazioni da fare. Punto primo, che il denaro detti regole non lo scopriamo da oggi; chi vuole correre deve fronteggiare la questione economica sin da subito, dai primi passi. Per una famiglia di impiegati semplici, con uno stipendio medio, 500€ a weekend di gara regionale oltre a trasferta, costi vari, test e quant’altro per un bambino di 8/9 anni sono già proibitivi. Si tratta di uno sbarramento all’ingresso che già definisce chi può correre e chi no, ovvero chi ha solide basi sin dagli inizi. Il talento, in questo, conta poco a meno di essere un fenomeno e aver la fortuna che gli occhi giusti siano al posto giusto, al momento giusto. Non succede spesso, anzi.

Quindi, che il soldo sia condizione fondamentale almeno per partire è un dato di fatto. Ovviamente, salendo di categoria (a meno che non ci si fermi prima, come successo a persone che conosco), il tutto si ingigantisce sempre più fino ad arrivare ai livelli che conosciamo.

Stroll, Mazepin, Latifi sono i tre nomi di cui si è parlato di più negli ultimi anni: Lance è stato supportato economicamente dal padre Lawrence, magnate in Canada, sin dall’esperienza con Prema nelle categorie minori e fino all’acquisizione della ex Force India, diventata poi Aston Martin. Prima di esordire in Williams, ha girato per un anno intero con un test team dedicato per acclimatarsi alle velocità di una F1. La Haas, americana, è vestita con una bandiera russa grazie ai fondi portati dal padre di Nikita, Dmitry, potentissimo in patria grazie alla Uralchem, colosso petrolchimico. Nikita ha fatto a sua volta test privati con Mercedes e con Force India prima di lanciarsi portando con sé un’importante “dote” in Haas. Nicholas gode degli aiuti dell’azienda di famiglia capitanata dal padre Michael, distributore alimentare in Canada con predilezione per i prodotti italiani, tra cui Lavazza. Si stima che per ogni anno il padre abbia sborsato tra i 15 e 30 milioni di dollari.

Non si parla, quindi di una novità. Lo stesso Giovinazzi, ai tempi della GP2, veniva aiutato dalla famiglia Gelael tramite lo sponsos KFC; avere sponsor è assolutamente normale oltre che strettamente necessario per andare avanti. L’attuale Formula 2 costa 2 milioni a stagione, la Formula 3 invece la metà. Puoi essere forte quanto vuoi, ma senza i soldi non si va da nessuna parte. Se poi vogliamo andare indietro a qualche nome storico, potremmo parlare di Lauda e Schumacher per capire come il soldo sia stato sempre importante, a volte determinante, per una carriera.

Il caso di Zhou, purtroppo, non fa eccezione. Il cinese, (“il primo in Formula 1” ci ripetono costantemente), ha alle spalle addirittura un movimento sportivo nazionale. Il suo talento, decantato da tutti (le dichiarazioni ufficiali non brillano per meraviglia) non trova riscontro sufficiente per quanto mi riguarda nei suoi risultati per giustificarne l’arrivo in F1. Oltre ad una F3 Asia vinta in questa stagione e al secondo posto nella F4 italiana ormai sei anni fa, il resto sono piazzamenti nella media, molti dei quali ottenuti correndo con la corazzata Prema. Un buon pilota, possiamo dire, ma senza farlo passare per un Leclerc, un Verstappen, un Russell. Al terzo anno di Formula 2 è secondo a -36 alle spalle di Oscar Piastri, debuttante e vincitore di F3 nel 2020 e Formula Renault nel 2019. Cosa farà l’australiano nel 2022? La riserva in Alpine. Potrebbe correre altrove? Certo, ma capite che c’è qualcosa che non va nel sistema…

In realtà, quindi, non c’è troppo da stupirsi per un pilota che rileva un sedile a colpi di denaro, questo indipendentemente dal valore espresso da Antonio. Meritava di restare in Formula 1? Non lo meritava? Ognuno ha la sua opinione. Personalmente se dovessi scegliere tra tenere Antonio e prendere Zhou basandomi su quello che vedo, terrei il primo, anche se di errori in questi anni ne ha fatti un po’. Potremmo anche parlare di alcune strategie che lasciano perplessi… Ma trovo allo stesso tempo assurdo che alcuni nomi (giusto per farne cito De Vries, Vandoorne e ci metto anche Hulkenberg) siano rimasti alla porta. Succede.

Quello che invece mi lascia un poco perplesso è l’appoggio diciamo “indiretto” della Formula 1 a questa operazione, in cui Zhou passa per un enorme cartellone pubblicitario per richiamare il popolo cinese alla visione del Circus, quindi torniamo al discorso televisioni, introiti, etc etc. Il rinnovo di Shanghai va evidentemente in questa direzione, nonostante non ci si corra da due anni.

Certo, la stessa cosa possiamo dirla per Zandvoort e Verstappen, ma credo si possa dire onestamente che parliamo di livelli quanto meno diversi e, soprattutto, di un sedile guadagnato principalmente con i risultati. Dovrebbe essere sempre così.

Immagine: Twitter / Alfa Romeo

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