Quella gru in pista che sa di vergogna. È fondamentale migliorare la comunicazione

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
9 Ottobre 2022 - 18:45

Suzuka, la pioggia, la visibilità zero e una gru in traiettoria. Troppo brutto per essere vero, ma lo è

Prima di qualsiasi altra considerazione su quanto successo in questa domenica, credo sia doveroso sottolineare la scena più vergognosa che si sia vista da anni a questa parte. Il cortocircuito in tutto questo è il luogo, Suzuka, le condizioni, pioggia e visibilità zero, il pilota coinvolto, Gasly, una memoria, quella di Jules Bianchi.

Inutile tornare al 2014, ricordare quanto successo e come si sia tentato al tempo, in modo abbastanza deplorevole, di scaricare addosso a Jules parte della responsabilità dell’incidente che di fatto ce l’ha portato via.

Però quello che si è visto oggi è troppo brutto per una F1 che da anni insegue la sicurezza e ha fatto tantissimo per aumentarla, soprattutto grazie all’introduzione dell’Halo. Che Pierre Gasly sia stato penalizzato per essere andato troppo veloce in un tratto con bandiera rossa è giusto, ma va chiarito e sottolineato che nel momento in cui si trova di fronte inspiegabilmente una gru in pista la segnalazione della sospensione della gara è arrivata da un paio di secondi. Troppo poco.

La Direzione Gara ha a disposizione in qualsiasi momento tutti i dati necessari a valutare il da farsi, compreso il GPS con il posizionamento delle monoposto. Permettere l’invio delle gru in pista nelle condizioni di visibilità che abbiamo visto è stato un autentico suicidio, un rischio enorme, un pericolo scampato, uno spavento testimoniato dal team radio esagitato di Gasly e dalla sua reazione una volta tolto il casco. Ed è francamente inaccettabile. Soprattutto perché si era capito che si andava nella direzione della sospensione e non c’era, quindi, la fretta di recuperare le vetture di Sainz e Albon.

Possiamo dire che fortunatamente non è successo nulla? Sì, certo. Però una situazione del genere si auspica che non si veda mai più in F1. E poco importa, onestamente, che in regime di Safety Car o bandiera rossa i mezzi “possano” entrare in pista, come detto a Gasly durante la sospensione. Ci sono condizioni e condizioni da valutare prima di far muovere i mezzi di soccorso; non scherziamo e non cerchiamo scuse.

Soprattutto è ora che in Formula 1, la categoria più veloce del Motorsport, la comunicazione si metta in pari e diventi immediata, tempestiva, chiara per tutti. Nel WEC il Direttore di Gara può parlare direttamente con i piloti: è il caso che si prenda spunto dall’endurance per far sì che certe informazioni, importanti e determinanti, non debbano essere delegate ai team e fare un giro triplo prima di arrivare ai diretti interessati in pista. Ed è ora di implementare subito questa modifica, per la sicurezza di tutti e in memoria di chi non c’è più.