Quanto manchi anche tu, Alex

Il documentario su Michael ha riaperto un fiume di ricordi che da un paio di giorni navigano nella mente. Uno di questi è riaffiorato per la coincidenza della data d’uscita del film, il 15 settembre. Proprio due giorni fa era l’anniversario, se così si può chiamare, di uno dei più tremendi incidenti che l’automobilismo mondiale abbia visto. E, al tempo stesso, uno dei miracoli umani più grandi del quale siamo stati tutti testimoni.

Era il 2001, vent’anni fa: il mondo era completamente frastornato e sotto shock per quanto successo pochi giorni prima al World Trade Center di New York. Qualcosa di indimenticabile per chi c’era. Il Motorsport non si era fermato nemmeno davanti a tutto questo e nel weekend successivo erano previsti il Gran Premio d’Italia a Monza e l’appuntamento della CART al Lausitzring, in Germania. In un’atmosfera già irreale di suo (la Ferrari corse spoglia degli sponsor e col musetto dipinto di nero) nel nostro Autodromo Nazionale piombò, nella giornata delle qualifiche, la notizia di un tremendo incidente occorso ad Alex Zanardi negli ultimi giri di gara.

Ricordiamo bene tutti quelle immagini, quei giorni, quel recupero, quel ritorno alla vita. E poi le medaglie, le sfide vinte ad un livello sempre più alto, una scalata inimmaginabile verso la conquista di un posto sempre più in cima nella lista degli esempi più meravigliosi quando si parla di voglia di vivere al 100%. Il tutto fino al 19 giugno di un anno fa. Un’altra caduta, un’altra sfida da raccogliere che il destino gli ha messo di fronte, un’altra battaglia da portare avanti.

Penso a Michael e penso ad Alex, a quanto manchi terribilmente anche lui insieme ai suoi insegnamenti, alla sua gioia di vivere, alla forza che donava ad ogni discorso, accentuata dallo sguardo di chi crede fermamente in quello che dice. Penso a questo video, a chi porge il premio a chi, al destino che ha colpito entrambi ed alle gare che ognuno sta correndo per la vita. Penso alle mogli, ai figli, ai parenti, agli amici che devono convivere con una situazione inimmaginabile.

Penso, soprattutto, che non è giusto. Penso che una vita a 300 all’ora non può fermarsi così su una stupida roccia. Penso che se il destino ti ha già colpito una volta e l’hai ricacciato indietro a calci non può ripresentarsi dopo due decenni e straziarti ancora. È quasi accanimento, violenza gratuita.

Spero solo che, ognuno dal proprio letto, Michael ed Alex possano in qualche modo sentire l’affetto di chi pensa a loro ogni giorno, dei loro tifosi, di chi li ha sostenuti sempre. Che una piccola percentuale di quello che loro hanno dato in tanti anni possa tornare indietro sotto forma di forza, spinta, coraggio. Forse servirebbe più ad alleviare la nostra impotenza, ma Alex i miracoli ci ha già fatto vedere una volta che esistono. Crederci ancora non costa nulla.

Immagine: P300.it

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