Quando la Superleague si disputava in pista

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La storia della Superleague Formula, il campionato dove le monoposto vestivano i colori delle squadre di calcio di tutto il mondo

Nella notte tra il 18 e il 19 Aprile 2021 c’è stato un vero terremoto nel mondo del calcio scaturito dalla nascita della Super League, una nuova competizione creata da 12 club fondatori che intende raccogliere l’élite del calcio europeo in un’unica lega con l’obiettivo di regalare al pubblico partite sempre più spettacolari in una nuova grande competizione, generando allo stesso tempo ricavi ancor più stellari per le casse delle squadre coinvolte al suo interno.

Tutto questo polverone ha risvegliato la memoria degli appassionati più accaniti di motorsport che allo stesso tempo seguono anche il calcio tornando indietro di diversi anni fino all’esistenza della Superleague Formula, un campionato motoristico disputato dal 2008 al 2011 dove erano protagoniste diverse squadre di calcio di tutto il mondo.

Un’idea particolare che ha visto il calcio e l’automobilismo fondersi in una serie sponsorizzata dalla Sonangol, azienda petrolifera angolana che ha creduto fortemente nel progetto dando perfino il nome ufficiale al campionato fino al 2010, rinominato ufficialmente “Superleague Formula by Sonangol“. Le monoposto usate nella Superleague erano fornite dalla Panoz in collaborazione con la Elan Motorsport Technologies, la cui partnership ha dato vita alla Panoz DP09 spinta da un motore V12 da 750 cavalli con gomme Michelin e con diverse scuderie protagoniste in svariati campionati nel panorama del motorsport a portare in pista i colori delle squadre calcistiche come la Coloni, l’Hitech Junior Team e la Zakspeed (vista in Formula 1 dal 1985 al 1989), rappresentando anche più di una squadra nella stessa stagione.

Nella sua breve storia, molti piloti si sono resi protagonisti in questa serie senza particolari nomi di primo rilievo, anche se alcuni di loro sono stati protagonisti sia in Formula 1 che in IndyCar: tra i più noti ricordiamo Antonio Pizzonia, Robert Doornbos, Giorgio Pantano e Sébastien Bourdais, quest’ultimo ancora in attività negli States. Il più titolato nella serie è stato Davide Rigon, vincitore del titolo nel 2008 e nel 2010 con le maglie del Beijing Guoan e dell’Anderlecht.

I club presenti erano molto coinvolti nel progetto e in alcune occasioni presentavano i piloti alla stampa allo stesso modo in cui introducono l’ingaggio di un nuovo calciatore, con tanto di foto di rito con la maglia col proprio nome scritto sulla schiena. Venivano organizzati anche degli eventi allo stadio con i piloti che incontravano i calciatori della squadra per la quale guidavano, come accadde nel 2009 con la compianta Maria De Villota che incontrò i giocatori dell’Atletico Madrid, tra cui figuravano Diego Forlan e un giovanissimo David De Gea. Capitava anche qualche caso in cui un pilota si ritrovava a guidare per la propria squadra del cuore, come avvenne nella prima stagione con Yelmer Buurman al PSV Eindhoven ed Enrico Toccacelo alla Roma, prima del suo passaggio al Borussia Dortmund a stagione in corso.

Una delle particolarità di questa Superleague risiedeva nell’identificare le vetture in pista dai colori della squadra che esse portavano. Ciò avveniva anche da parte delle grafiche ufficiali del campionato e di coloro chiamati a commentare le gare, che oltre a fare riferimenti agli avvenimenti calcistici reali erano soliti raccontare l’azione in pista nominando il nome delle squadre invece che del pilota che stava guidando la vettura, citandoli poi in un secondo momento: “Il Liverpool effettua un sorpasso e guadagna un’altra posizione“; “Il Porto è in testacoda!” e simili, andando in controtendenza con le classiche telecronache in cui i piloti sono sempre il soggetto di queste azioni.

Molto particolare e “innovativo” fu anche il format dell’evento adottato dalla Superleague, soprattutto per quanto riguarda le qualifiche. Le qualifiche si dividevano in due fasi: le vetture venivano divise in due gruppi tramite un sorteggio effettuato il venerdì dando vita al Gruppo A e al Gruppo B. All’inizio delle prove i due gruppi girano per ottenere un tempo tra i primi quattro che li portava nella fase ad eliminazione strutturata come un classico torneo calcistico ad eliminazione unica, con le squadre qualificate che si sfidavano in un giro lanciato per guadagnarsi il passaggio al turno successivo e di conseguenza una miglior posizione sulla griglia di partenza, con il vincitore della Finale che conquistava la pole position. L’intero format di qualifica era strutturato in questo modo:

  • Ogni gruppo, a turno, ha svolto una sessione di 15 minuti (2008-2009) / 10 minuti (2010). I primi quattro di ogni gruppo passano alla fase successiva;
  • I cinque più lenti del gruppo del pilota più veloce occupavano la 9 °, 11 °, 13 °, 15 ° e 17 ° posizione in griglia di partenza;
  • I cinque più lenti dell’altro gruppo occupavano la 10 °, 12 °, 14 °, 16 ° e 18 ° in griglia di partenza;
  • Quarto di finale 1: il primo del gruppo più veloce contro il quarto del gruppo più lento. Tentativo unico, il perdente si qualifica 8° in griglia;
  • Quarto di finale 2: il primo del gruppo più lento contro il quarto del gruppo più veloce. Tentativo unico, il perdente si qualifica 7° in griglia;
  • Quarto di finale 3: il secondo del gruppo più veloce contro il terzo del gruppo più lento. Tentativo unico, il perdente si qualifica 6° in griglia;
  • Quarto di finale 4: il secondo del gruppo più lento contro il terzo del gruppo più veloce. Tentativo unico, il perdente si qualifica 5° in griglia;
  • Semifinale 1: vincitore del quarto di finale 1 contro il vincitore del quarto di finale 4. Tentativo unico, il perdente si qualifica 4° in griglia;
  • Semifinale 2: vincitore del quarto di finale 2 contro il vincitore del quarti di finale 3. Tentativo unico, il perdente si qualifica 3° in griglia;
  • Finale: tentativo unico, il perdente si qualifica al 2° posto, chi vince ottiene la pole position.

Questo controverso e inedito format di qualifica generava la griglia di partenza solamente per Gara 1, mentre la griglia di partenza per Gara 2 era data dall’inversione completa dei risultati di Gara 1; chi vinceva la prima gara del round era costretto a partire dall’ultimo posto, mentre chi nella prima gara ha chiuso in fondo (o si è ritirato anzitempo) si ritrovava davanti in Gara 2, mischiando completamente i valori in campo tra le due gare. Oltre a ciò, in ogni gara tutti i piloti che iniziavano la gara prendevano dei punti senza necessariamente arrivare al traguardo, con il vincitore che ne guadagnava 50. Dal 2009 venne introdotta anche la Super Final a cui partecipavano i migliori sei piloti del round per punti accumulati nelle due gare in programma.

La Superleague Formula si è rivelata un campionato che definirlo particolare sarebbe anche riduttivo. L’idea di unire motorsport e calcio è stata sicuramente originale, ma l’addio del main sponsor Sonangol al termine della stagione 2010 ha letteralmente tagliato le gambe alla serie, con i club che hanno salutato a loro volta la categoria. Da lì iniziarono una serie infinita di difficoltà economiche che si sono riversate sulla stagione 2011, andata in scena solamente con due round dopo la cancellazione di gran parte del calendario inizialmente previsto.

Il giudizio sulla qualità e validità di questo campionato è puramente soggettivo, ma si può sicuramente affermare che la Superleague Formula non ha minimamente cambiato la storia del motorsport, al contrario di ciò che promette di fare la Super League calcistica.

Superleague

Immagini: Wikimedia Commons & Facebook / Superleague Formula

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Daniele Botticelli
Classe 1997, laureato in Scienze della comunicazione e con una passione smisurata per il motorsport, il basket e la musica. Cresciuto sotto il mito di Valentino Rossi, Michael Schumacher, Alessandro Del Piero e Kobe Bryant. Poteva andare peggio no? Sono sempre alla ricerca di nuove leve, per raccontare le loro gesta e farvele conoscere ancor prima del loro arrivo sui grandi palcoscenici, questo perché ho sempre ammirato il nuovo che avanza

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