Quando la Malesia ti rovina l’appetito

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L’impressione di queste ultime due gare è che ci si sia dimenticati presto del punto di partenza della Ferrari 2015, cioè la F14-T. Leggo commenti disfattisti che, per due appuntamenti con due arrivi a podio ‘buttati’ tra Montreal e Zeltweg, inneggiano a cambi di piloti, aspettative al ribasso, delusione, scoramento.

Nel 2014, se in due gare consecutive fossero arrivati altrettanti quarti posti, si sarebbe gridato probabilmente al miracolo con tanto caroselli in mezzo alla strada. Dipende tutto dalle aspettative che si hanno, e purtroppo le aspettative di questa stagione sono state ‘rovinate’ dalla folgorante vittoria di Vettel in Malesia. Il ritorno al successo dopo due stagioni ha rinvigorito e risvegliato l’animo del popolo ferrarista, che probabilmente ha pensato che si fosse già ‘arrivati’, nonostante ‘Arrivabene’ abbia sempre parlato di calma e testa bassa.

Ma si sa, il palato quando si abitua bene è duro a desistere, e quindi il successo di Sepang ha alzato implicitamente l’asticella dell’attesa per le prestazioni di Vettel e Raikkonen. Con il primo che, bene o male, si è sempre fatto trovare pronto mentre il secondo ha avuto qualche noia e disattenzione di troppo, ma di questo ne ho parlato ieri.

Per assurdo, se la vittoria fosse arrivata sul finire di stagione, commenti e considerazioni sarebbero state diverse e forse qualcuno sarebbe più pacato nei confronti di squadra e piloti. Il punto fermo è sempre uno, la Mercedes, e se qualcuno ha pensato che la vittoria malese significasse esser lì con loro ha sicuramente sbagliato. Al tempo stesso, però, bisogna ricordarsi il punto di partenza, e più che lamentarsi per due quarti posti deludenti si dovrebbe guardare il bicchiere mezzo pieno di una squadra che, in un inverno, si è portata dall’essere doppiata ad essere la seconda forza del mondiale.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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