“Provano a fermarmi”. Hamilton, accuse di complotti non degne di un Campione

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Se non è tutto perfetto l’inglese va in palla spesso e volentieri, con accuse poco velate che ne macchiano l’immagine

Che Lewis Hamilton sia destinato a riscrivere qualsiasi record della Formula 1 è abbastanza chiaro, limpido e naturale vista la sua forza, quella della Mercedes e un Bottas che, per vincere gare come quella di oggi, necessita di un problema di qualsiasi tipo sull’altra monoposto.

Questo, però, non autorizza il sei volte campione del mondo ad atteggiamenti come quello di oggi, che lasciano trasparire una specie di discriminazione poco velata nei suoi confronti stucchevole ed anche un po’ pacchiana.

L’inglese, sulle penalità che oggi gli sono costate la 91a vittoria, si è lasciato andare ad un “Provano a fermarmi” che sa di vittimismo puro, in linea con un tipo di atteggiamento che a Lewis non è mai mancato nel corso degli anni e che è stato, non senza eccezioni, coperto a dovere da una superiorità tecnica imbarazzante per gli avversari e per la loro incompetenza nel riuscire a controbattere lo strapotere Mercedes.

Sulla natura delle penalità si può anche discutere. E, nel caso odierno, non ci possono essere recriminazioni. Al limite l’inglese potrebbe prendersela con il suo muretto, che dovrebbe essere al corrente delle regole alla perfezione. Ma, a quanto pare, quando Hamilton ha chiesto di poter andare più avanti per provare le partenze dai box non pensavano che per “più avanti” intendesse decine di metri.

Rimango comunque basito di fronte ad un sei volte campione che non è a conoscenza delle regole. Fermarsi nella corsia di uscita dei box dopo una curva, con gli altri piloti costretti a scartare, è stata un’azione prima di tutto pericolosa, oltre che non permessa. Oltretutto commessa due volte.

Nelle note del direttore di gara era infatti specificato che l’area destinata alle prove di partenza era quella posta sulla destra subito dopo il semaforo di uscita box, qui in un’immagine del 2019 in attesa che F1TV sia disponibile anche per noi italiani, senza VPN.

Pertanto sulle colpe e sulle penalità di oggi c’è proprio poco da sindacare. Ma non è questo il punto. Giudicare una sanzione assurda fermandosi qui ci sta, capita spesso ed è anche comprensibile che, nella foga del momento, un pilota senta di essere vittima di un’ingiustizia.

Ma, oggettivamente, non si può accusare qualcuno di fare discriminazione. Cosa vorrebbe dire “Provano a fermarmi?” Fermarlo da cosa? Da record che per un anno e mezzo continuerà a riscrivere indisturbato?

Ecco, questo non va bene. Anche perché Lewis dovrebbe ricordarsi non solo le occasioni in cui è stato penalizzato a suo dire ingiustamente o perché “qualcuno non vuole che…”, ma anche le volte in cui in carriera l’ha passata liscia, e non sono poche. L’ultima di queste è capitata proprio ieri in qualifica, quando ha saltato curva 2 senza ricevere mezza reprimenda mentre oggi Ricciardo si è preso i suoi cinque secondi di penalità replicando, invece di lamentarsi, “Ok, vorrà dire che andrò più forte”. E, notizia degli ultimi minuti, i due punti sulla patente inflitti all’inglese per le due penalità sono stati convertiti in 25.000€ di multa quando ne mancavano ancora due per ricevere una gara di sospensione. Sempre perché c’è un complotto, immagino…

Dalle telemetrie sue e di Button pubblicate su Twitter, dal complotto del cambio meccanici con Rosberg (perché quelli scarsi doveva tenerli Rosberg?!) a quello del “Qualcuno non vuole che vinca questo mondiale” dopo il motore in fumo in Malesia (ma le partenze sbagliate di chi erano colpa nel 2016?), Hamilton non è nuovo a questo atteggiamento vittimistico che francamente spiace e che, soprattutto, trovo assurdo, non degno di un Campione del suo calibro. Un Campione fantastico che, però, ha sempre lasciato trasparire questo senso di ingiustizia non appena qualcosa girava per il verso sbagliato, situazione vissuta più volte negli anni al fianco di Rosberg. Sono almeno due anni che si sente dire che Lewis, con la Ferrari, almeno un mondiale l’avrebbe vinto. Me lo immagino all’uscita box di Suzuka con le intermedie mentre è asciutto o ad ogni pit sballato.

Mai un pilota è stato “seguito” come lui in quanto a fatti extra pista. Lewis ha un talento al volante straordinario, è l’immagine della Formula 1, sta scalando tutte le classifiche, ha stravolto le procedure pre gara con il Black Lives Matter, ha spinto (dicono) Mercedes a verniciare di nero le W11 in onore delle sue lotte sociali e gli altri team gli sono andati dietro. E poi cosa fa? Accusa lo stesso mondo che lo segue di complottismo proprio nei suoi confronti? Cos’è, uno scherzo forse?

No, mi spiace, non funziona così. Non è tollerabile e qualcuno dovrebbe farglielo presente seriamente, perché altrimenti rischia di perdere credibilità e farne perdere alle sue lotte. E non è il caso, direi.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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