Pierre, per mano di Anthoine

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In dieci giorni due commozioni diverse per il francese: unite – mi piace pensarlo – da un filo invisibile

In dieci giorni Pierre Gasly ci ha regalato due immagini bellissime, dai sentimenti contrastanti, dei weekend del Belgio e Italia. La prima era quella del momento in cui è andato a rendere omaggio al suo amico Anthoine Hubert lì dove, un anno fa, la sua vita si è interrotta sulle curve di Spa. Inginocchiato davanti a quel punto, fiori a terra, a pensare, ricordare, riflettere. Salutare.

Dieci giorni dopo siamo qui con un altro scatto forte sul podio di Monza. Pierre è seduto sul gradino più alto del podio dopo la festa. Sembra stremato: mascherina in una mano e l’altra a coprirsi il viso, forse per asciugarsi ancora qualche lacrima. Attorno a lui la coppa del vincitore, la bottiglia di champagne, i coriandoli tricolori sparati dal podio. Intorno a lui c’è festa ma lui, in questa immagine, sembra quasi un corpo estraneo. Quello che si vede non è il pilota Gasly ma il ragazzo Pierre, estraniato da tuta e casco, che si lascia ad un momento completamente personale, intimo. Da solo, su quel podio sospeso che ricorderà per sempre.

E mi viene da pensare, o forse mi piace pensare che sia così, che la vicinanza temporale di questi due eventi non sia casuale. Che quei fiori lasciati al Raidillon siano tornati magicamente indietro con un aiuto, un ringraziamento per quel gesto e per quel casco portato con orgoglio in Belgio fornendo l’occasione della vita, quella che capita una volta e non puoi lasciarti scappare: vincere il primo Gran Premio della tua giovane carriera a Monza, casa della tua squadra.

E se l’è presa, Pierre, la vittoria. Ha lottato, ha resistito, ha tenuto duro quando Sainz si è fatto sotto. In condizioni normali staremmo parlando di un nuovo dominio di Hamilton, certo. Ma, per una volta, voglio fantasticare immaginando un filo sottile a collegare un gesto ed un trionfo, due immagini intime, due sentimenti forti per un ragazzo che, dopo un 2019 terribile sul lato sportivo e personale, è tornato a sorridere con la gioia più grande, da dedicare ad un amico speciale.

Bravo Pierre.

Immagine: Facebook / F1

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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