Perché il gesto di Vettel non sorprende

È difficile, al giorno d’oggi, assistere a gesti autentici o quanto meno non interessati. Perché questo è un mondo nel quale il successo personale è sempre più importante e l’io ha sempre più risalto sul noi, a volte a qualsiasi costo.

In un ambiente ultra competitivo come quello della Formula 1, poi, assistere a certi gesti è probabilmente ancora più difficile, proprio per la natura dello sport in sé. Per quanto il politically correct imponga un certo rigore e penalizzi scene poco caritatevoli (ricordate gli spintoni di Verstappen a Ocon puniti con due giorni di servizi utili?), alla fine ogni pilota corre per sé e, quando abbassa la visiera, non vede altro.

Detto questo, sorprende che sorprenda (e scusate il gioco di parole) il gesto di Sebastian Vettel poco dopo l’incidente di Lando Norris, quando con la sua Aston si è avvicinato alla McLaren dell’inglese per assicurarsi in prima persona che stesse bene. Con il rischio, tra l’altro, di ritrovarsi con qualche gomma forata vista la mole di detriti sparsa dalla monoposto di Lando.

Perché il gesto di Vettel non sorprende

Se c’è un pilota in grado di mettere in atto gesti simili è sicuramente lui. Lasciamo da parte un attimo il discorso pilota, sul quale le discussioni proseguono da anni tra colpevolisti e tifosi integralisti. Così come successo a Fernando Alonso, anche Vettel è maturato dal punto di vista umano ed è una persona diversa rispetto a quella degli esordi, ma con una caratteristica che ad oggi lo differenzia da tutti gli altri. Nel mondo dei social Vettel riesce ad essere presente pur senza esserci. Attualmente è l’unico pilota senza profili ufficiali, abbandonato in questo suo silenzio mediatico da Kimi Raikkonen qualche anno fa; ma, in un modo o nell’altro, c’è comunque.

È da ore che il video del suo avvicinamento alla McLaren, con team radio incazzato incorporato, rimbalza tanto da averlo mandato in tendenza su Twitter.

Altri piloti se la sarebbero magari presa per aver perso un’occasione, altri ancora sarebbero passati dal punto dell’incidente chiedendo semplicemente via radio informazioni su Lando come spesso sentiamo.

Fermarsi per attendere un gesto del collega è qualcosa che va oltre e denota un livello umano diverso. Un livello che sicuramente si raggiunge con l’esperienza, la maturità e probabilmente anche con la paternità. Vettel ha tre figli (gli altri papà del Paddock sono Raikkonen e Pérez) e diventare padre cambia molto le prospettive e il modo di vivere e vedere la vita e le altre persone, soprattutto quelle più giovani. Forse anche questo, dopo il nervosismo per aver chiesto una bandiera rossa arrivata solo quando l’evidenza si è concretizzata in un botto pericoloso, ha portato il tedesco alla scena che abbiamo visto.

Onestamente, considerato il personaggio, non mi sarei stupito nemmeno se, in barba alle regole, Vettel fosse sceso dalla macchina nel caso in cui Norris avesse fatto fatica a reagire. Un po’ alla Senna con Comas, vista la coincidenza dello stesso tracciato (ma non dello stesso punto). Ma per fortuna il dubbio me lo devo tenere e spero di dovermelo tenere per sempre.

Al di là del gesto resta un monito da non sottovalutare per la FIA, ovvero la necessità di ascoltare di più i piloti quando segnalano un problema. Perché in macchina ci sono loro e solo loro conoscono le condizioni di un tracciato sotto la pioggia. Per chi ha da criticare sulle “femminucce” che hanno paura a girare basta ricordare che, da quando è stato introdotto il Parco Chiuso, in queste situazioni le monoposto non sono quasi mai in pista con un assetto vero da bagnato come quelli di una volta. Concetto difficile da far capire e che si ricorda solo quando succedono episodi come questo.

Anche qui la differenza di giudizio è palese tra chi non sa (e pretende di sapere) e chi sa e lo dimostra con gesti autentici; e, proprio per questo, più apprezzabili di tanti altri imposti, interessati, vuoti.

Bravo Sebastian.

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