Perché i Team Radio di Leclerc sono più preoccupanti (e ingiusti) di altri

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
11 Novembre 2022 - 23:59

Le qualifiche di Interlagos mostrano un Leclerc che non vede l’ora che finisca la stagione. E forse non solo

Prima di entrare nel merito della questione Leclerc, parto con un presupposto fondamentale. Dopo tanti anni che seguo le corse ho maturato la convinzione che la critica pubblica nei confronti del proprio team, indipendentemente dalla gravità della situazione, sia da evitare per più motivi.

La Formula 1 è uno sport di squadra più di quanto si possa pensare: noi vediamo il pilota in pista ma, dietro di lui, ci sono decine di persone che lavorano per permettergli di guidare. Ingegneri, tecnici, meccanici, strateghi e via dicendo. Tendenzialmente nessuno compie appositamente un errore per mettere in difficoltà un pilota, così come un pilota non va a sbattere volontariamente per far lavorare ore extra i propri meccanici. E, nel caso di Leclerc, possiamo dire che negli anni gli errori di strategia e le uscite di pista si compensano tranquillamente.

Pertanto, a prescindere, trovo sgradevole l’esternazione pubblica specialmente in una F1 che, ormai, fa sentire tutto e il contrario di tutto. E di questo i piloti ne sono ampiamente coscienti. Anche perché, al contrario, allora sarebbe giustificabile sentire un Team Principal sbriciolare un calendario ogni volta che un suo pilota crea danni da centinaia di migliaia di dollari.

Ora passo alla questione specifica delle qualifiche odierne. Ok l’adrenalina, ma sono anche convinto che sia proprio in certi momenti che la sincerità di un pilota esce allo scoperto, scavalcando i dettami degli uffici stampa e del registratore a cinque centimetri dalla bocca. Mi spiace sottolineare come non sia la prima volta che Leclerc si lascia andare a Team Radio veramente distruttivi nei confronti del suo team.

E non parlo di porconi del momento per un pit lungo 10 secondi per colpa di una pistola. Perché, come sappiamo, c’è anche convenienza mediatica a far passare per cattivo un Team Radio che non è rivolto nello specifico al team. Parlo di frasi dirette, quali “Ma cosa state facendo?” (Monaco) o domande precise come “Ma tutti gli altri hanno fatto un giro su slick? Bello, fottutamente bello” (Oggi).

leclerc

Questi TR sono coincisi con errori grossolani? Sì, evidentemente. Ne abbiamo raccontati diversi nel corso dell’anno. Sono giustificabili? Alla fine di un anno, uno potrebbe anche passare sotto traccia. Eppure è sin da Monaco che se ne sentono e, per il mio modo di pensare le corse, non sono questi i messaggi che fanno di un pilota un perfetto Team Player. Primo perché, nel caso di Charles, diversi punti sono stati persi per colpa sua durante la stagione, secondo perché peggiorano una situazione, terzo perché al momento di parlarne dietro le quinte queste frustrazioni pubblicamente evitabili vengono poi tenute in conto. Ricordate il ditino di Binotto?

Con questo non voglio dire che il pilota non debba avere il diritto di criticare, ma credo che ci siano luoghi adatti per farlo. Sputtanare il proprio team in diretta mondiale quando la situazione già non è positiva non è mai la soluzione migliore, almeno per come la vedo io. Anche iniziare ad imporsi nelle scelte, in pista e fuori, non sarebbe male dopo anni da caposquadra. Perché anche questa è una cosa da sottolineare: Charles subisce spesso le strategie senza imporsi come fanno altri piloti. In ogni caso molto più costruttivo è far presente nei briefing, anche con decisione, che certe dinamiche devono cambiare se si vuole vincere un mondiale.

Ed è evidente che in Ferrari questo debba succedere al più presto, perché parliamoci chiaro: il mondiale 2022 della Rossa è stato inficiato pesantemente dall’affidabilità dopo qualche mese ottimo e dal mix sviluppi / TD039 nella seconda parte dell’anno. Ma se, in un ipotetico 2023 con la possibilità di vittoria finale, si dovessero ancora perdere punti per scelte disgraziate, allora sì che potrebbero essere problemi. E allora il futuro di Charles di rosso vestito, dopo una vita vissuta al cospetto del Cavallino, potrebbe essere messo in discussione, magari da lui per primo.

Immagine: Media Ferrari