Pecco vs Fabio, la nuova MotoGP senza ego e personaggi

di Matteo Gaudieri
11 Novembre 2022 - 16:10

La rivalità andata in scena nelle ultime due stagioni è stato il seme della nuova “moda” del Motomondiale: niente soap opera, ma tanta sana competizione

Dal 2020 a oggi abbiamo assistito all’avvento della nuova generazione di centauri, attraverso i successi di Joan Mir, Fabio Quartararo e Francesco Bagnaia. Se nel caso dell’iride del neo-acquisto di casa Honda si pensava a un fuoco di paglia in attesa del rientro di Marc Márquez, il vissuto degli ultimi 730 giorni ci ha messo di fronte a quella che diventerà ormai l’abitudine, ossia uno scontro iridato tra i migliori rappresentanti della next gen.

Il parallelo perfetto viene creato dal ritiro di Valentino Rossi, avvenuto proprio quando Yamaha conquistava un mondiale piloti che la leggenda nostrana ha portato a Iwata per ben 4 volte. Un personaggio catalizzatore di masse, che è riuscito a bucare lo schermo del televisore in modo straripante, espandendo i confini del motociclismo arrivando a chi, di moto, conosceva solamente il numero di ruote.

Questa capacità, unita anche al lavoro fatto da parte di chi allora raccontava gli avvenimenti in pista attraverso giornali e non, ha aumentato sì l’interesse verso la MotoGP, ma ha anche portato con sé una ventata di polemica alla prima occasione controversa possibile. Un po’ come quando nel calcio si arriva a gridare al ladro non appena l’arbitro fischia una decisione contro la propria squadra, nel motorsport si è insediata la stessa cultura: la rivalità con Max Biaggi che ha diviso la stampa tra romagnoli e romani, costringendo le persone a spalleggiare una delle due parti (e il #46 ne uscì rafforzato), fino al famoso epilogo del mondiale 2015, passando anche per il Gran Premio della Comunità Valenciana del 2006 e la “pressione psicologica” (quell’intolleranza al lattosio) che ha fermato Casey Stoner nel 2009.

Un insieme di fattori che aveva costruito una sotto trama alle gare della MotoGP, anticipando un filone che stiamo già vedendo in Formula 1 attraverso il lavoro di Liberty Media stessa con Drive To Survive, evitando di citare nuovamente il ruolo che la stampa gioca nella costruzione delle soap opera extra pista.

Il “What if” più grande con Rossi dopo i 35 anni d’età è sempre stato: cosa succederà quando si ritirerà? E non è stato nemmeno difficile prevedere e pronosticare un contraccolpo importante sull’interesse generale verso le corse motociclistiche, soprattutto per colpa di poca progettazione a lungo termine per chi gestisce la comunicazione e il marketing del circus. E quindi in italia siamo passati dalle parodie de Gli Autogol con l’imitazione di Guido Meda a incitare Valentino tra 2015 e 2016 alla totale apatia verso il trionfo di Bagnaia. Forse è un bene per molte ragioni, principalmente perché il focus principale del weekend è tornato a essere l’attività in pista, mettendo nella valigia tutto quel contesto precedente che, a giudicare da ciò che traspare dalle varie piattaforme, non interessa nemmeno ai piloti.

Questa generazione di ragazzi non rappresenta un semplice ricambio obbligatorio, ma detta una nuova linea basata principalmente sul rispetto reciproco e sulla competizione in pista, vivendo il mondo nel segno di una stretta di mano, evitando parole al veleno davanti ai microfoni. Una quiete arrivata spontaneamente, nonostante la forzatura di creare quel personaggio catalizzatore davanti agli occhi delle masse, nel disperato tentativo di ovviare a un calo di ascolti. Ma alla fine, non è cinema: non sono attori quelli che vediamo in televisione, sono piloti; quello che sanno far meglio è correre, vivono per farlo e puntano al successo. Tutto quello che li circonda è superfluo, soprattutto se alimentato da atteggiamenti evitabili.

Il mondiale 2022 è stata la rappresentazione perfetta di quello che sto spiegando: vedere i due contendenti al titolo, Bagnaia e Quartararo, scambiarsi sorrisi e abbracci nonostante una posta in palio così importante è semplicemente bellissimo. Questo è ciò di cui il motociclismo ha veramente bisogno: si deve tornare a parlare di moto, di pista, di un sorpasso incredibile o di una rimonta come quella fatta da Pecco. Non ci sono altre soluzioni, l’importante è non mischiare gli ingredienti: la soap opera non appartiene più al paddock. Viva le gare.

Immagine di copertina: Facebook / Francesco Bagnaia