Non prendiamo l’Ungheria come esempio di normalità

Siamo tutti d’accordo sul fatto che la gara di Budapest su una pista definita noiosa (sarà, per me non è proprio così) ha regalato emozioni diverse, con più lotte in contemporanea e duelli davvero notevoli, sia in testa che a centro gruppo.

L’importante, però, è che non si prenda ad esempio quanto successo all’Hungaroring per immaginare una futura Formula 1 figlia di scossoni, ribaltoni e via dicendo. Prima di tutto perché non è normale perdere sette protagonisti in due carambole distinte dopo dieci secondi dal via. Una casistica più unica che rara che ha sconvolto la faccia della corsa. Quando hai fuori gara due Red Bull (Verstappen lo conto comunque visti i danni alla macchina), due McLaren (stesso discorso per Ricciardo), una Mercedes, una Ferrari ed una Aston, è ovvio che ciò che resta diventa pane per gli outsiders.

Nel complesso di un campionato da 23 gare, o quante saranno, ci sta che tre o quattro eventi siano completamente fuori dagli schemi con risultati a dir poco sorprendenti. L’abbiamo visto l’anno scorso a Monza, quest’anno a Baku ed ora qui. Ma questo tipo di gare non può e non deve rappresentare la normalità, non può esserlo perché sono troppi gli elementi che si spostano dai consueti binari della meritocrazia e dei punti che vanno a chi effettivamente è più veloce e non solo più fortunato.

Ben venga, quindi, il rimescolamento delle carte con i nuovi regolamenti, anche se sarà giusto giudicare una volta visto l’andamento del nuovo campionato. Ma si lascino le varie Ungheria e Baku al ruolo che hanno, ovvero gare pazze che possono capitare in stagione. Che ci stanno e danno la possibilità a chi solitamente rincorre di diventare eroe per un giorno. Come successo questa volta ad Ocon, Alonso (per lui il discorso è più ampio, seguirà qualcosa di dedicato), Russell e Latifi.

Immagine: Twitter / F1

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