Non male questa Racing Point W10…

Parto con un moto d’onestà. Se oggi la Racing Point avesse fatto segnare il 15° e 16° tempo, probabilmente anche questa bloggata non esisterebbe e nessuno avrebbe il naso storto. Al di là di questo, però, farsi prendere per i fondelli non è la cosa più bella del mondo.

Va bene che siamo in periodo di dichiarazioni abbastanza esilaranti (l’avete sentita quella del Covid? Ecco), però non si venga a dire che in Racing Point hanno giusto guardato la Mercedes e preso ispirazione. Perché con l’ispirazione, appunto, il 15° e 16° tempo potrebbero essere più comprensibili. A meno che in RP non abbiano assunto dei falchi capaci di fotografare la Mercedes al millimetro.

Mi son preso del visionario quando ho fatto vincere a Perez il FakeGP di Baku, eppure ai test di Barcellona avevamo visto una certa somiglianza con la W10. Ci chiedevamo perché spendere soldi per verniciarla di rosa, ad esempio. E infatti, adesso che la Mercedes è diventata nera, si potrebbe scartavetrare un po’.

Si scherza, ma non troppo. La macchina di Perez e Stroll, comparata con la Mercedes del 2019, sembra davvero quel paio di scarpe identico tranne che per una cucitura sbagliata. E i tempi sul giro, nei test ed oggi, insomma… un dubbio lo mettono. Escluse le fiancate, che una leggera differenza la mostrano, ci sono parti della nuova “rosa” che sono assolutamente confondibili con la Mercedes passata. Sarebbe curioso prendere il muso della RP20 e tentare di montarlo sulla W10, per vedere se anche i perni coincidono.

Poi, per carità, vedere un po’ di movimento in classifica ci sta. Mettendosi nei panni degli avversari, però, non dev’essere carino vedere questo tipo di situazione. Anche se è giusto ricordare, come ho fatto all’inizio, che un po’ di ipocrisia c’è sempre. Che la Haas sia molto simile alla Ferrari è palese, che la Sauber dei primi anni 2000 fosse una copia carbone della Rossa lo era altrettanto, che la Ligier del 1995 fosse una seconda Benetton non ci piove. Eppure queste non davano fastidio nella lista dei tempi e, quindi, tutti stavano zitti. Forse sarebbe stato meglio parlare già ai tempi, per quella cosa dal nome “coerenza” che spesso si usa a piacimento.

Intanto vediamo qualifiche e gara. Son proprio curioso.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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