Nicholas Latifi e quella retorica imbarazzante del dileggio a tutti i costi

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
7 Ottobre 2022 - 18:00

Con l’addio di Nicholas Latifi alla F1 al termine di questa stagione ci libereremo anche dell’imbarazzante storytelling che ne ha accompagnato le gesta, soprattutto in quest’ultima stagione.

Inutile dire che parliamo del pilota più lento del Circus, in senso generale e nei confronti del compagno di squadra di turno, George Russell prima ed Alex Albon poi, con la parentesi Nyck De Vries di Monza. Parliamo anche di un pilota che ha fatto diversi errori, alcuni anche banali, questo senza dubbio. Ma è da Abu Dhabi 2021 che si è scatenato un putiferio che non accenna a fermarsi.

Di fatto è come se l’ultima gara del canadese fosse stata quella, con la Safety Car da lui causata – involontariamente, è bene ricordarlo – che ha dato il là al gran ribaltone in chiave mondiale in favore di Verstappen. Abbiamo raccontato le vicissitudini attraversate da Latifi dopo quel weekend, incluse le minacce di morte e il suo essere vittima di bullismo online da parte di migliaia di deficienti che altro non sanno fare che mettersi a vomitare la loro inutilità sociale da una tastiera.

Il canadese ha ammesso di aver attraversato mesi difficili ed è stato in prima istanza difeso pubblicamente dal mondo del Circus, dai colleghi e dagli addetti ai lavori per gli insulti ricevuti. Il tutto è però durato il tempo di una pausa invernale: perché, come Latifi è tornato in monoposto, sin dai primi errori la macchina del dileggio è ripartita fragorosa ad ogni episodio, anche da parte dello stesso mondo tra commenti, social e dichiarazioni varie.

Ora, è inutile girarci troppo intorno: se Latifi non avesse avuto il sostegno economico familiare, difficilmente sarebbe sbarcato in Formula 1. Questo però vale per tanti altri piloti: presenti, passati o ancora in lizza per sedili, a volte difesi in modo esagerato con il modus opposto rispetto a quello visto per Nicholas. Eppure il comportamento perpetrato nei confronti del canadese supera il limite tra cronaca e dileggio, soprattutto se si pensa alle minacce subite alla fine dello scorso anno e alla necessità di allontanarsi dai social per non dover leggere insulti per giorni interi.

Se anche dei Team Principal si lasciano andare a battute sgradevoli nei suoi confronti (“A volte c’è un problema tecnico, a volte c’è Latifi”, parole di Vasseur) e lo stesso canale della F1 sottolinea i suoi errori, significa che quel rispetto tanto ventilato ad inizio anno era semplicemente di facciata, come succede per tante altre cose (qualcuno ha detto #WeRaceAsOne?).

Come al solito si va a convenienza. Ricorderete tutti come venne trattato Raikkonen, finito davanti a un cancello ad Interlagos ai tempi della Lotus (disse via radio che una volta era aperto), rispetto alle sbertucciate di oggi a Latifi per aver girato prima della chicane finale durante le libere. Kimi poteva compiere qualsiasi gesto, negativo o positivo, tanto passava comunque per idolo. Insomma, come sempre, ci sono personaggi e personaggi. Alcuni possono fare tutto, alcuni non possono fare nulla.

Ma qui la questione è più delicata. Se un pilota vittima di abusi ed insulti per settimane diventa poi oggetto del dileggio generale, indipendentemente dal suo valore la figura che si fa è bieca. E la cosa che dà più fastidio è che sembra non importare a nessuno. Alla faccia del rispetto.

Immagine: Media Williams