NASCAR | Xfinity Series: storico poker per Gragson in Texas!

di Gabriele Dri @StockCarLiveITA
25 Settembre 2022 - 17:30

Al termine di una gara ricca di incidenti Noah Gragson conquista la quarta vittoria consecutiva nella NASCAR Xfinity Series, come lui solo Sam Ard nel 1983. Hill ottimo secondo, Allmendinger quarto, Allgaier ritirato nel big one


Darlington, Kansas, Bristol, Texas: Noah Gragson entra nella storia della NASCAR Xfinity Series con il quarto successo di fila pareggiando il record di Sam Ard che resisteva dal 1983, secondo anno nella storia della categoria da quando era stata elevata al rango di campionato nazionale. Il pilota del JR Motorports è sembrato in grado di gestire in ogni sua fase una gara resa complicata dagli incidenti (solo 21 auto al traguardo) e dal nervosismo di inizio playoff.

La gara

Il convulso finale di regular season è alle spalle e tempo per rimpianti e delusioni non ce n’è, si scende in pista subito in Texas per l’inizio dei playoff. 12 piloti (più chi guida a rotazione la #18 del Joe Gibbs Racing per l’owners championship) sono in lotta per il titolo e all’orizzonte c’è subito una gara sulla carta tutt’altro che semplice.

A complicare la vita ci pensa un ultimo sprazzo d’estate e a Fort Worth durante la gara si sfiorano i 35 °C. Questo ovviamente riduce l’aderenza delle vetture e per i piloti trovare l’assetto ideale diventa un’impresa lunga un giorno.

Dopo il reset del punteggio i big4 (Gragson, Gibbs, Allgaier e Allmendinger) devono solo controllare la situazione in vista del prossimo round, Berry, Hill e Jones partono con un leggero margine sulla coda del gruppo in cui, a meno di sorprese, ci sono cinque piloti (Clements, Mayer, Hemric, Herbst e Sieg) a lottare per tre posti.

Le libere e le qualifiche scorrono senza problemi, anche perché ci sono 38 vetture iscritte per 38 posti disponibili. A conquistare la pole è ancora una volta (terza volta nelle ultime quattro gare) Brandon Jones che stacca nettamente un gruppo ravvicinato composto da Gragson, un ritrovato Hemric, Nemechek sulla #18 del JGR e Mayer, a seguire Allgaier, Allmendinger, Gibbs, Hill e Clements con Herbst 11°, Sieg 14° e Berry solo 16°.

Dopo aver mandato in fondo al gruppo diverse vetture per modifiche in parco chiuso (con l’unico big Ty Gibbs reduce da una qualifica non esaltante) e Smithley per cambio motore, una bollente corsa può iniziare.

E la prima curva di un ovale da 1.5 miglia nei playoff della NASCAR Xfinity Series si conferma sempre fulcro di colpi di scena, solo che stavolta non siamo in Kansas ma in Texas. Jones scatta non in maniera eccezionale e così dietro di lui Hemric lo spinge. La manovra non sembra eccessiva, tuttavia in curva1 è sufficiente per mandare di traverso Brandon che scivola sull’apron e, come già successo in passato, salva in modo incredibile la vettura.

Mentre Gragson vola in testa, la fila interna deve frenare e a pagare in coda è Retzlaff, al ritorno in pista dopo parecchie settimane e con un altro team, che danneggia il muso in un tamponamento a catena e perde subito otto giri ai box; la sua gara sembra ormai persa, ma gli eventi che seguono gli permetteranno un buon piazzamento. Jones invece riparte in fondo alla top20.

Sono quindi due le rimonte da tenere d’occhio, quella di Jones che subito passa Herbst e quella di Gibbs che dimostra di aver imparato rispetto alla primavera ed è molto paziente, specialmente nei 2- e 3-wide creati dalla #26 di Jeffrey Earnhardt che fa un po’ da tappo. Sorride invece Nemechek che riprende Gragson dopo un breve allungo di Noah e lo scavalca al giro 12.

I piloti intanto cominciano a tastare l’aderenza sulla resina che ha sostituito il famigerato PJ1 (che tanto fa ancora discutere così come lo stesso Texas Motor Speedway, al punto che Kyle Larson poco prima ha detto “è meglio che lo demoliscano e ricostruiscano qualcosa da capo”). Fra i più audaci si sono lo stesso Gragson e Allgaier.

A mettere in discussione quanto visto poche ore prima sulla riscossa del Kaulig Racing in difficoltà non ci va Hemric, quarto dietro ad Allgaier, e nemmeno Cassill (quinto) bensì Allmendinger che omologa la sua gara perdendo tre posizioni da Mayer, Sieg e Berry iniziando le sue lamentele sull’assetto via radio.

Mentre i leader stanno iniziando il primo giro di doppiaggi, arriva anche la prima caution con Jeffrey Earnhardt che finisce loose in curva2 all’interno di un’altra vettura (probabilmente Poole con cui era in lotta per la 22esima posizione) e finisce contro il muro interno diventando il primo di una lunga serie di ritirati. A ringraziare questa caution è sicuramente Gibbs che era sì appena rientrato nella top20 (e Jones nella top15), ma era staccato ormai di 20″.

A dare una scossa alla propria gara andando ai box sono in pochi, specialmente in coda, l’unico big è Creed che era appena 17°; male anche Alfredo che recupera un giro perso con il lucky dog. Si riparte così ai -21 con le posizioni di testa invariate; stavolta tutto fila liscio e, malgrado l’attacco dall’esterno di Gragson, Nemechek rimane al comando.

Dietro invece ci sono diversi movimenti: Allmendinger sfrutta la ripartenza, va subito 3-wide e fa saltare Berry recuperando diverse posizioni, Mayer invece prima finisce loose in curva1 rischiando di travolgere Cassill (che perde una decina di posizioni), poi in curva4 dopo un 4-wheel slide (riportato anche da Allgaier in fasi successive) tocca il muro e con la fiancata di destra ammaccata cerca di arrivare in fondo alla stage stando in fondo alla top20.

La prima stage si decide in pratica in questi giri dato che Hemric scavalca Allgaier per la terza posizione, davanti di loro Gragson sembra in controllo della situazione e lascia sfogare Nemechek che è un rivale “anomalo” per i playoff. Mentre Jones soffre ancora le gomme consumate nel traverso al primo giro ed è 16°, si affacciano nella top10 due belle sorprese, l’ormai solito Weatherman e Nicholas – detto Nick – Sanchez, leader della ARCA Series sulla #48 del Big Machine Racing. E con loro arriva anche Gibbs in rimonta.

Tutto sembra destinato ad un tranquillo finale, e invece arriva un’altra caution con CJ McLaughlin protagonista di un lungo testacoda fra curva1 e 2 forse toccato da dietro. Mancano meno di 10 giri alla fine della stage ed ovviamente si apre il libro delle strategie. Nemechek e Gragson puntano al bottino grosso fermandosi ai box con la maggioranza del gruppo lasciando in pista Hemric, Allgaier, Allmendinger, Berry, Weatherman, Hill, Clements, Sieg, Poole e Yeley; JHN ha una sosta lenta e scivola dietro a Gragson e Gibbs, Mayer invece ne approfitta per le prime riparazioni.

Si riparte per uno sprint di appena tre giri e Allmendinger prima spinge Hemric, poi finisce loose per stare davanti ad Allgaer e così scivola dietro ad Hill. Non succede altro e così Hemric torna a vincere una stage per la prima volta da febbraio precedendo Allgaier, Hill, un Gragson che vola con gomme fresche, Allmendinger, Berry, Nemechek, Sieg, Gibbs e Weatherman; Jones è 12°, Clements 13°, Herbst solo 25° dopo una penalità ai box, Mayer 27°.

Al break si completa il giro di soste e ci si aspetta che Gragson passi al comando, e invece la #9 per un colpo di scena viene richiamata ai box perché una ruota non è stata fissata correttamente. La situazione di classifica dunque è incredibile: Nemechek torna al comando su Gibbs, Sanchez e Jones, con appena due piloti dei playoff nella top14, segue Herbst 15°, Gragson primo di quelli che si sono fermati 18° seguito da tutti gli altri in corsa per il titolo e Mayer ancora in coda dopo le riparazioni.

Si riparte con 39 giri da disputare nella seconda stage e Cassill prova a farsi vedere su Sanchez ma Nick resiste. Davanti di loro Nemechek scappa subito su Gibbs prima di un doppio giallo. Dal nulla Gibbs recupera le oltre quattro lunghezze di ritardo dal compagno di squadra e lo sorpassa, poi dopo un paio di giri avviene la situazione opposta e Nemechek torna primo.

Cosa è successo? L’ipotesi più prevedibile è che Nemechek in curva4 abbia quasi perso il controllo della vettura ed ha dovuto alzare talmente tanto il piede che il team credeva che avesse rotto. Gibbs nel recuperarlo e passarlo ha tagliato troppo sul trioval raccogliendo un po’ di erba sulla griglia del radiatore e quindi ha scelto di rimettersi dietro la #18 per evitare surriscaldamenti.

La classifica assestata vede dunque una tripletta Joe Gibbs Racing con Nemechek davanti a Gibbs, Jones che ha faticato a passare Cassill (quarto) e Sanchez, finito sesto dietro ad uno Gragson scatenato che ha lasciato sul posto tutti gli avversari a pari strategia.

Nonostante Noah (ed anche Hill) riporti ancora una vibrazione, Gragson recupera terreno malgrado anche il sorpasso su Jones ai -25 e inizia a puntare Gibbs (sottosterzo per lui) che si è staccato da Nemechek. Scivola indietro invece Brown che per resistere alla rimonta di Hemric viene passato anche da Allmendinger, Hill, Berry ed Allgaier in un sol colpo.

A cambiare ancora lo scenario ci pensa però Starr che fora e finisce a muro. Mancano circa 120 giri alla fine, quindi abbastanza per fermarsi ora per il penultimo pieno di giornata. Mentre si pensano ad altre strategie, come successo in precedenza, altro colpo di scena fra i big: Clements si ferma in pista senza potenza e viene spinto ai box dai commissari. Il cambio della batteria non sortisce l’effetto sperato e le già flebili speranze di qualificazione vengono segnate ancora di più con un ritiro ed un 36° posto.

Il gruppo si spacca ancora ed i tre leader pensano ancora lungo (avranno terribilmente ragione) andando ai box mentre Hemric ed Allmendinger vanno alla caccia di punti preziosi che evidentemente sentono di dover guadagnare per evitare problemi in classifica. Ai box stavolta i meccanici della #9 sono perfetti e Gragson esce davanti a Nemechek e Gibbs. Pagano invece Berry (ruota fuori controllo) e Cassill (speeding).

Stavolta per lo sprint di cinque giri non si sono fermati in otto (Hemric, Allmendinger, Sanchez, Sieg, Currey che a inizio gara era penultimo, Martins, Yeley e Smithley). Ancora una volta il migliore alla ripartenza è Allmendinger, il quale sorpassa il compagno di squadra che deve pure alzare il piede e scivola dietro a Sieg che ringrazia anche un Sanchez che rischia grosso in curva4. In coda Ogata finisce in testacoda, ma non ostacolando nessuno non viene chiamata la caution.

Il finale vede ancora una furiosa rimonta di Noah, ma i giri sono troppo pochi: Allmendinger vince la seconda stage davanti a Gragson, Nemechek, Hemric, Gbbs, Hill, Allgaier, Sieg, Jones e Mayer (ottimo malgrado i danni) con Herbst 12° dietro a Creed e Berry 22° dopo la penalità.

Stavolta al break non ci sono sorprese e Gragson torna effettivamente al comando davanti a Nemechek, Gibbs, Hill ed Allgaier con Allmendinger sceso al 18° posto ed Hemric 20°. Sarà la decisione strategica che condizionerà la loro gara.

La green sventola a 104 giri dalla fine e la top5 rimane invariata malgrado un attacco di Nemechek all’interno di curva4; stavolta chi rimonta velocemente con gomme fresche è Allmendinger seguito a ruota da Hemric che però poco più tardi ha una esitazione e torna dietro ad Herbst. La caution per il testacoda di Ogata (mentre Yeley si sta fermando ai box col motore ko) ferma tutti e per il MBM Motorsports arriva un doppio ritiro (Akinori viene fermato per precauzione temendo problemi meccanici) in contemporanea.

Non ci si può fermare ora se si vuole andare fino in fondo, ma questo permette comunque a qualcuno in coda di sistemare eventuali problemi. Si riparte ai -91 (Sanchez penalizzato perché passa sul choose cone) con Gragson, Nemechek, Gibbs, Hill, Allgaier, Jones, Creed, Berry, Brown e Allmendinger nella top10, ma la classifica un paio di minuti più tardi sarà completamente diversa.

Tutto succede a metà rettilineo opposto dove Brown si gira sul muso di Allmendinger (anche se AJ si assumerà la colpa dicendo “sapevo che dovevo agire diversamente”, evidentemente pensando di essersi messo in una brutta situazione) e nello scartare dall’altro lato travolge Cassill. Landon è l’unico costretto al ritiro mentre Allmendinger (portiera aperta come un apriscatole per fortuna senza perdere l’imbottitura di sicurezza), Sieg (leggermente ammaccato), Alfredo, Snider, Weatherman, Gase e Brown riportano danni minori nella carambola che ne segue.

Da un incidente che in pratica è più fumo che arrosto, in cui oltre agli incidentati solo Berry va ai box per azzardare qualcosa (non siamo ancora nella finestra per l’ultima sosta) e dopo il lucky dog per Retzlaff (che torna da -9 a -8), si riparte ai -84 con Gragson ancora primo davanti a Nemechek, Hill, Allgaier, Gibbs, Jones, Berry, Creed, Hemric ed Herbst. Ed anche in questo caso un minuto più tardi tutto è cambiato.

Lo scatto di Noah non è eccezionale e così la #21 ci prova e si va in curva1 3-wide con Hill, Gragson e Nemechek affiancati. Il problema nasce dal fatto che John Hunter vada sulla resina in curva2 (non toccata da parecchi minuti e quindi non in condizioni perfette) subito con tutta la macchina e con tutto il pedale del gas giù perché ha capito che l’occasione per tornare in testa c’era. La #18 sbanda e travolge Allgaier che si stava affacciando nel buco lasciato da Nemechek mentre si stava allargando.

Justin travolge Nemechek senza colpe (anche se John Hunter – si spera senza aver visto il replay – cerca di scaricarne un po’ sul pilota della #7) ed i due finiscono duramente contro il muro e dietro di loro si innesca praticamente un big one in cui vengono coinvolti fra i big anche Jones, Hemric ma anche Graf, Poole, Weatherman, Williams e Massey. Ad essere costretti al ritiro in ottica playoff sono tutti i top driver citati con Hemric che ringrazia almeno il fatto di aver fatto tanti punti nelle stage.

Chi ringrazia questa caution è sicuramente Allmendinger che, evitato il secondo botto, può completare le riparazioni e scalare posizioni in un gruppo ora fortemente selezionato. La nuova classifica infatti vede Gragson davanti a Hill, Gibbs, Herbst, Creed, Burton, Sanchez, Sieg, Smithley e Mayer con AJ 11°, Berry 15° dopo un rabbocco e sole 22 auto a pieni giri (ben meno quelle intatte).

Si riparte ai -74 con dei 12+1 piloti dei playoff già 4+1 ritirati, otto ancora in corsa di cui tre (Allmendinger, Sieg e Mayer) ammaccati e uno (Berry) su una strategia alternativa come AJ. Stavolta Noah scatta bene malgrado un buon Hill che sfiora il muro in curva2 e deve far passare Gibbs, però arriva un’altra caution per Smithley che si gira sul muso di Weatherman in una difesa della posizione fin troppo aggressiva vista la situazione e coinvolge anche gli innocenti Snider e Graf.

Nuova green ai -68 con soli 21 piloti a pieni giri – forse la metà senza danni – e finalmente fila tutto liscio con le file ben separate (involontariamente) e Gragson che scappa approfittando della lotta fra Gibbs e Hill, Herbst (che corre pensando a DJ VanderLey, uno degli ingegneri di pista dello Stewart-Haas Racing, rimasto coinvolto in un grave incidente in una gara venerdì sera) e Sanchez completano la top5, ma Allmendinger comincia il suo recupero.

La classifica si assesta con il passare dei giri: Berry scavalca Creed perché non era riuscito a completare la manovra su Sanchez, poi la sorpresa con Gibbs che per stare vicino a Gragson finisce loose in curva3 (dirà poi che via radio ha dato troppo peso al sottosterzo di inizio gara e così il team per compensarlo ha fatto diventare la vettura sovrasterzante), deve alzare il piede e scivola dietro a Hill. Pur avendo una vettura più veloce, Gibbs non riuscirà a superare la #21 fino al traguardo.

La finestra per l’ultima sosta è aperta e ormai si attende che le strategie, vista l’assenza di caution fino alla bandiera a scacchi, animino il finale. Ai -50 Gragson precede Hill (+2.3″), Gibbs (+2.5″), Allmendinger (+3.7″), Herbst (+4.2″), Berry (+4.4″), Creed (+8.1″), Sanchez (+8.7″), Mayer (+9.8″) e Sieg (+10.0″), seguono più staccati Currey, Burton, Parsons, Labbé, Mills, McLaughlin e Martins, 17° e ultimo a pieni giri.

I primi ad aprire le danze sono Gragson e Gibbs ai -44 seguiti un giro più tardi da Hill (ora finito a 3″) e Creed. La loro sosta ovviamente è completa e così finiscono doppiati dal nuovo leader Allmendinger ma anche da Berry che invece possono allungare essendosi fermati in occasione delle caution. La loro strategia prevede una sosta all’ultimo per poi fare un pit stop più breve e recuperare terreno.

Le sorprese in questa fase sono due: Gragson guadagna terreno su un Hill prudente (e lo ammetterà con un piccolo rimpianto dopo) ed ora ha 4.5″ di margine, ma nonostante questo e un giro di overcut Austin è rimasto davanti a Gibbs. In vetta Allmendinger mantiene, a seconda della fase dei doppiaggi, fra 0.6-0.9″ su Berry che non molla.

Pian piano anche gli altri si fermano. Sanchez non ha una sosta eccezionale ai -38, Herbst e Sieg ai -32, Mayer ai -25, altri invece si staccano e perdono terreno e vengono doppiati, ma anche prontamente ripresi da Gragson che dunque non corre mai troppi rischi rimanendo quasi sempre lucky dog virtuale in caso di caution.

Ai -25 la classifica è molto strana se non si comprende l’evoluzione della gara: Allmendinger è in testa con 0.5″ su Berry, 23.3″ su Currey, 23.5″ su Burton (che si è fermato “per ultimo” ai -71 e sogna di andare fino in fondo) e Parsons a 23.9″, Gragson è sesto e primo dei doppiati davanti a Labbé, Martins, Hill e Gibbs.

E qui Gragson “perde il controllo” forse per l’unica volta nella gara. Noah ha raggiunto il compagno di squadra Berry e vorrebbe sdoppiarsi da lui, ovviamente non può fare mosse azzardate ma vorrebbe che Josh, pur nella lotta relativamente ravvicinata con Allmendinger, si sposti affinché Gragson non perda la gara nei confronti dello stesso AJ dopo la sosta.

Questa situazione dura per qualche giro, anche dopo la sosta di Currey che rimette Noah nella top5 ma sempre doppiato, fino ai -18 quando Berry non ostacola il sorpasso della #9 (ormai raggiunta anche da Hill che gli ha recuperato 3″) anche perché al giro successivo sia lui che Allmendinger vanno ai box. La rimonta di Gragson è stata talmente veloce che AJ e Josh sono costretti a fare solo uno splash&go senza cambiare le previste due gomme.

Passa così al comando Burton, ma situazione interessante è quelle alle sue spalle dopo l’uscita dai box ai -16: Gragson è a 3.7″ da Jeb, Hill a 4.9″, Allmendinger a 5.7″, Gibbs a 5.9″ e Berry 6.7″. Il sogno di Burton dura poco, infatti dal box gli dicono che non potrà arrivare in fondo e cede subito anche mentalmente al punto che ai -11 Gragson lo ha già raggiunto e sorpassato.

Hill ai -10, alla sosta di Jeb, sarebbe a 0.7″ dal leader (seguono Gibbs a 2.8″, Allmendinger a 3.2″, Berry a 4.1″ ed Herbst staccato a 11.4″, ma Gragson torna in totale controllo di mezzo e gara e allunga senza strafare. Nel finale non ce n’è e si inizia a pensare alla storia da aggiornare.

Gli ultimi giri vedono solo la crisi di gomme di coloro che alla sosta hanno fatto solo un rabbocco: Allmendinger deve vistosamente alzare il piede per i timori ad uno pneumatico, anche Berry non ha ritmo e verrà beffato sul traguardo da una clamorosa rimonta di Herbst che recupera 7″ in 10 giri, ma anche quella di Burton che fora all’ultimo giro perdendo un paio di posizioni.

Gragson vince così, da campione non ancora campione, con 1.2″ su Hill, 2.7″ su Gibbs, 12.5″ su Allmendinger, 13.7″ su Herbst e Berry (0.025″ fra i due), 22.0″ su Creed e 29.6″ su Mayer, ottavo e ultimo a pieni giri. Sieg è il primo dei doppiati e precede altri superstiti come McLaughlin, Sanchez, Currey, Parsons, Martinsc, Burton, Mills (-2), Labbé (-3), Graf, Alfredo, Snider (-4) e Retzlaff, 21° e staccato di 10 giri. 21 auto al traguardo in una pista che non fosse Daytona o Talladega non si vedevano in Xfinity Series da Bristol 1998.

Ma il dato storico è un altro. Nei 40 anni di storia della categoria cadetta solo un pilota era riuscito a vincere quattro gare di fila (si escludono i casi come quello di Kyle Busch che ne ha vinte cinque consecutivamente fra quelle in cui era iscritto, ma con dei buchi fra una e l’altra) ed era stato il dominatore degli esordi, quel Sam Ard che conquistò una dietro l’altra South Boston, Martinsville, Orange County e Charlotte fra settembre ed ottobre 1983 sulla strada verso il primo titolo.

Purtroppo Sam Ard non può essere qui ad essere celebrato con Gragson, è mancato nell’aprile del 2017 a 78 anni a causa della Malattia di Parkinson, ma i problemi di salute erano iniziati in seguito ad un incidente a Rockingham nel 1984 quando ormai aveva in mano il secondo titolo poi effettivamente vinto. Da quel giorno Ard non poté più gareggiare ed i “what if” per un pilota che aveva appena disputato da poco la prima (e unica) gara in Cup Series sono tanti.

Ora Gragson ha un compito difficilissimo, ovvero Talladega, per fare cinquina, ma certamente Noah non ha questo in mente. Con la qualificazione al “Round of 8” certificata (dietro la lotta sembra essere fra Mayer, Sieg, Herbst, Hemric e Jones racchiusi in 13 punti per due posti) lo sguardo è tutto sul turno successivo e come raggiungere Phoenix con meno patemi possibili.

I risultati odierni

La classifica della “Andy’s Frozen Custard 300”

La classifica generale

Così la griglia playoff dopo la prima gara del “Round of 12”

NASCAR Xfinity Series classifica playoff Texas 2022

La classifica completa

I prossimi appuntamenti

Stasera alle 21:30 sempre al Texas Motor Speedway ci sarà la gara della NASCAR Cup Series, appuntamento di apertura del “Round of 12”; a partire dalla pole a sorpresa sarà Brad Keselowski. La Xfinity Series tornerà sabato prossimo a Talladega.


Immagine: Media NASCAR