NASCAR | Xfinity Series: rimonta vincente per Allmendinger a Portland!

Allmendinger sotto la pioggia è un pesce fuor d’acqua mentre Gibbs regala spettacolo e domina. Poi smette di piovere, Ty finisce in tre incidenti (di cui uno incredibile con il doppiato Iwuji) e finisce in coda. AJ recupera senza fare più errori e nello sprint finale batte uno Snider in forma


Portland non doveva deludere e non ha deluso. Lo stradale dell’Oregon al ritorno in NASCAR dopo oltre venti anni ha regalato alla Xfinity Series un altro circuito che regala emozioni anche grazie alla pioggia. A dire il vero i piloti si sono comportati meglio sotto la pioggia che sulla pista che si stava asciugando e la infida chicane in fondo al rettilineo di partenza ha fatto il resto. Allmendinger, forse nel peggior weekend nella sua recente carriera, riesce comunque a portare a casa un altra vittoria che rende più ricco il suo palmarès.

La gara

Per la Xfinity Series quello di Portland è un debutto, ma non per la NASCAR infatti la Truck Series (nel frattempo impegnata a Gateway) ci corse nel 1999 e nel 2000. La categoria cadetta trova nel Nord Ovest un grande pubblico ma anche il suo tipico clima, quindi la pioggia.

Il primo pagare dazio nelle libere sull’asfalto bagnato è Gragson che prende una pozzanghera in pieno rettilineo, finisce in acquaplaning e sbatte a muro; Noah deve partire dal fondo col muletto. Il più veloce in una sessione iniziata sul bagnato e finita quasi sull’asciutto, con molti finiti fuori pista, è Creed che sfrutta l’ultimo giro utile per precedere Gibbs, Snider, Allmendinger e Moffitt.

Le qualifiche lasciano l’amaro in bocca. Infatti si inizia sull’asciutto ed il primo round per i due gruppi si svolge regolarmente, poi arriva la pioggia e la NASCAR, avendo dichiarato la sessione asciutta, decide di non rischiare e cancella il secondo round. Non convince nemmeno il modo di stilare la griglia di partenza: Alfredo si prende la pole position in quanto era stato il migliore del gruppo A nel primo round, ma Gibbs (il più veloce del gruppo B) anziché partire secondo è solo sesto dietro agli altri quattro teoricamente promossi.

Al sabato Portland si sveglia sotto una pioggia non intensa e così in molti (Berry, Gaulding, Snider, il rookie Dilley che di mestiere fa il professore di educazione fisica, Sieg, Mason Filippi proveniente dal TCR e Allmendinger ancora una volta in difficoltà e alla cui vettura fanno ben 31 cambiamenti) decidono di partire dal fondo per modifiche in parco chiuso con Gragson.

La pioggia non è intensa ed ha ricominciato a cadere poco prima della partenza, ma abbastanza da creare problemi fin dal via. Alla bandiera verde della prima di tre stage da 25 giri si presentano una trentina delle 38 vetture. Le altre, infatti, si sono perse nel giro di lancio alla chicane finale perché Allmendinger è già finito fuori pista creando scompiglio.

Al via alla chicane già resa famosa dalla IndyCar c’è subito altro caos: Hemric affianca subito Alfredo che poi finisce lungo e si tocca con Austin Hill che è al suo esterno, poi in curva2 Mayer viene toccato e va in testacoda. Ad approfittare di questo è Creed che chiude il primo giro al comando seguito da Ty Gibbs. Allmendinger invece deve andare già ai box per pulire la griglia del radiatore dall’erba.

Al secondo giro alla staccata del rettilineo di ritorno Gibbs scavalca Creed in frenata (i due anche si toccano leggermente) e così inizia la cavalcata magistrale di Ty sotto la pioggia, comprensibile se fosse un veterano degli stradali e non un giovane di 20 anni alla seconda stagione in Xfinity Series. Dunque, il talento di Gibbs risplende ancora una volta.

Dopo due giri il vantaggio di Gibbs è di 0.5″, poi diventa in successione 2.4″, 3.7″, 5.1″, 6.0″, 6.6″, 10.5″ a causa di un errore di Sheldon che finisce nell’erba, 11.2″, 12.5″, 14.7″, 17.3″ quando dopo 12 giri arriva la prima caution.

Nel frattempo ci sono i primi colpi di scena. Buford esce subito dalla top20 dopo una qualifica ottima, Gragson inizia la sua rimonta, poi a finire nell’erba (senza però rimediare danni) sono nell’ordine Graf (che scivola ultimo) e Allgaier (almeno 10 posizioni perse), Hemric perde terreno, Dilley va ai box, Jaskol ha problemi, poi il giro cruciale è quello già citato in precedenza quando Creed va nell’erba e poi losegue anche Gragson, ma la notizia incredibile è il doppiaggio di Gibbs su un Allmendinger ancora in netta difficoltà.

La pioggia aumenta e con essa i guai: mentre il trio composto da Creed, Hill e Moffitt lotta per la seconda posizione, Pumpelly finisce lungo in curva1 e deve scontare lo stop&go letterale per il salto della chicane; Jaskol invece deve scontare un drive through ai box perché non ha fatto lo stop&go nella via di fuga.

La prima caution arriva, come detto, al giro 13: Brandon Jones finisce nell’erba e, nella confusione che si genera, un Mayer in rimonta tocca una vettura davanti a lui, danneggia il muso ma anche il motore e si ferma in pista con la pressione dell’acqua a zero. Per lui arriva un amaro ritiro con annesso ultimo posto. Chi sorride è però Allmendinger che, seguendo Gibbs a distanza, si prende un fortunoso lucky dog.

Solo chi è in crisi di assetto o ammaccato (Buford, Clements, Williams ed Allmendinger) va ai box, dunque si riparte ai -9 con la top10 (Gibbs, Creed, Hill, Moffitt, Mosack al debutto sulla #18 del JGR, Herbst, Hemric, Burton, Chase e Labbé) invariata. La ripartenza è ancora convulsa è perché il doppiato Jaskol non si fa da parte e quindi dopo i primi 10 c’è un buco clamoroso, ma la NASCAR fa finta di non vedere e non annulla la procedura.

In curva1 Hill ci prova, ma Gibbs si difende bene e ricomincia la sua fuga davanti di nuovo a Creed. I vantaggi in questa fase sono i seguenti: 2.0″, 2.0″ (breve illusione), poi Sheldon finisce in testacoda e quindi si balza direttamente a 8.2″ perché Hill deve evitarlo, dunque 10.6″, 12.9″, 15.1″, 16.8″, 17.5″, poi Ty alza il piede all’ultimo giro chiudendo la stage con “soli” 14.6″ di margine.

Anche in questo stint non mancano i colpi di scena: oltre al citato testacoda di Creed che ostacola anche un po’ Moffitt che stava attaccando Hill, poi pure lo stesso Moffitt sbaglia e cede la terza posizione ad Herbst che finisce fuori pista ai -3. Jones e Gragson arrivano lunghi in curva1, ma Noah pur scontando lo stop&go è più rapido di Allgaier che è in pista sul bagnato e così guadagna terreno su di lui.

A seguire pure Allgaier arriva lungo ed Allmendinger, rientrato nella top20, finisce fuori pista per la seconda volta. Infine, Herbst scavalca un Alfredo in difficoltà e Brown ha i tergicristalli che non funzionano più. Dunque, come detto, Gibbs domina la prima stage davanti ad Hill, Mosack, Hemric, Moffitt, Labbé, Gragson, Cassill, Jones ed Allgaier.

Dato che le pit crew titolari sono a Gateway, i pit stop a Portland sono congelati, i team hanno 3′ di tempo per effettuare tutte le operazioni necessarie e – a meno di irregolarità – le posizioni non cambiano fra entrata ed uscita della pit lane. Intanto la pioggia sta calando, ma è necessario un nuovo set di gomme rain.

Si riparte con 23 giri da disputare nella seconda stage e stavolta alla ripartenza ci sono tutti, al punto che dietro i leader (malgrado forse un 6-wide) passano tutti… ma solo in curva2, dato che fra curva3 e 4 arriva il primo vero incidente della serata: Herbst e Creed sono fianco a fianco, si toccano leggermente, Riley perde il controllo e viene centrato da Gaulding, Jaskol mentre anche Buford e Filippi riportano danni. Yeley è il lucky dog malgrado una sosta obbligatoria per aggiustare le luci posteriori obbligatorie.

Nuova green ai -19 e Gibbs rimane ancora al comando malgrado il tentativo, stavolta di Mosack, sempre in curva1. Connor non riesce nella manovra ma comunque passa secondo davanti ad Hill il quale al giro successivo sbanda in frenata e finisce lungo in curva1; Austin, inoltre, è poco efficace nello stop&go e quindi perde un paio di secondi. Mentre Clements finisce nell’erba, inizia una bella battaglia per il secondo posto fra Mosack, Moffitt ed un Hemric in ripresa che ne approfitta infatti per sorpassare i due avversari in breve tempo.

Grazie a questo duello Gibbs torna in fuga dato che il suo vantaggio è di 7″ ed i tempi si stanno abbassando, si vede anche un principio di traiettoria asciutta. Le insidie però restano e prima Labbé, poi Creed ed infine Hemric (che perde tanto tempo) finiscono fuori pista. Ciò permette a Ty di spingere e a metà stage ha 11.3″ su Moffitt, 14.3″ su Mosack, 14.6″ su Gragson, 16.6″ su Creed, 17.7″ su Hill, 18.1″ su Jones, 19.6″ su Cassill, 21.8″ su Lally e 22.2″ su Snider.

Gli ultimi errori sono di Emerling ma soprattutto di Moffitt e Jones, poi arriva una caution perché qualcuno nel tornare in pista ha portato erba e fango sull’asfalto. Vengono così annullati i 15.8″ di vantaggio di Gibbs su Mosack che stava per essere superato da Gragson.

E la gara cambia volto improvvisamente, anche in maniera imprevista: dietro la caution Ty Gibbs cerca già la traiettoria umida per non rovinare le gomme rain e così sta lungo il muretto. Dietro di lui c’è Iwuji (ancora una volta inadatto alla Xfinity Series dato che è già staccato di due giri con un giro più veloce personale 10″ più lento rispetto a Gibbs) che è stato doppiato un’altra volta di slancio ma che deve vedersi la posizione restituita.

Dunque dal muretto dicono ad Iwuji di sdoppiarsi, ma interpreta male la manovra di Gibbs per affrontare curva1 dietro la pace car per tuffarsi all’interno. Ovviamente la manovra è disastrosa e Jesse tampona il leader della gara. Per puro miracolo è solo Iwuji a riportare danni apparenti e così Gibbs riprende – per gentile concessione della NASCAR – senza perdere la prima posizione. Iwuji si prende invece altri due giri di penalità, ma in molti sperano in una soluzione alla Yuji Ide visto che non è la prima occasione in cui si rende pericoloso per la sua lentezza.

Si riparte così ai -7 nella seconda stage a classifica invariata con pista ormai quasi asciutta in traiettoria ma gomme rain usurate a bordo. E la gara sfugge dalle mani di Gibbs in maniera inaspettata, ma a posteriori non sorprendente. Al via Gragson si infila in mezzo fra Gibbs e Mosack mentre dietro di loro si scatena ancora una volta il caos.

Gragson riesce ad attaccare Gibbs e lo passa di forza in curva4 con un attacco ruvido ma corretto. Ty reagisce subito alla curva successiva spedendo in testacoda lo stesso Noah, come se avesse subito un affronto insormontabile tipico del suo carattere (in estrema sintesi “Io posso fare tutto cià che voglio, ma voi non potete nemmeno toccarmi”). Ad approfittare di ciò è Creed che si porta al comando, ma Gibbs lo insegue fino alla chicane finale dove i due si toccano (ed anche qui per molti Ty non è esente da colpe) e finiscono nell’erba.

A passare al comando così clamorosamente è lo specialista degli stradali Andy Lally davanti a Moffitt, Cassill, Mosack e Snider. La confusione non è finita: all’ultima chicane Clements finisce fuori pista e nelle giravolte fra erba ed asfalto viene centrato da Parsons; la #51 è costretta al ritiro.

Questi ultimi sette giri vedono emozioni a non finire: pure Moffitt finisce in testacoda, poi Hemric precipita in coda, Allmendinger quando è quarto finisce fuori pista per l’ennesima volta, Mosack va ai box e Snider rimonta clamorosamente passando in testa ai -3 malgrado un leggero largo. Snider vince la seconda stage davanti a Lally, Hill, Cassill, Berry, Alfredo, Allgaier, Allmendinger, Creed e Buford; Moffitt è 12°, Jones 15°, Gragson 17°, Mosack 18°, Gibbs 20°, Hemric 26°.

Al break quasi tutti ovviamente passano alle gomme da asciutto, ormai non piove più ma ulteriori precipitazioni sono date a 30-45′. Hill, Alfredo, Buford e pochi altri, invece, decidono di tenere le gomme wet, tuttavia la pulizia della pista da detrito e sporco vari involontariamente favorisce l’asciugatura dell’asfalto.

La green sventola a 23 giri dalla fine e Snider scatta bene dall’esterno davanti a Lally e Cassill, tuttavia la sua fuga viene fermata subito per un detrito in pista; Hill va ai box per montare le slick e finisce in coda al gruppo. Nuova ripartenza ai -20 e stavolta Snider sceglie l’interno, Allmendinger prova ad attaccarlo, ma si deve accodare a Cassill.

Dietro di loro ricomincia il caos alla prima chicane: pare che a far partire il tutto sia Buford, tuttavia è probabile che gli inneschi siano multipli. A pagare caro con una vettura distrutta sono Jeb Burton (convinto di tornare ai box e fermato – a suo dire ingiustamente – dai commissari) e Creed che prima perde ogni tipo di fluido possibile e poi la calma mostrando il doppio dito medio a Buford. Malconci anche Jones, Mosack, Alfredo, Labbé, Heckert e Jaskol.

Dopo una lunga pulizia della pista si riparte ai -13 con Snider davanti a Cassill, Allmendinger, Lally, Allgaier, Sieg, Berry, Gibbs, Gragson e Buford nella top10. Myatt sceglie l’interno ma finisce lungo e manca curva1. E così a passare al comando c’è un rinvigorito Allmendinger che sul bagnato era invece completamente perso.

AJ scappa allungando su Snider e approfittando anche di un ulteriore incidente che in curva3 coinvolge Moffitt (non felice della manovra di Gragson), Mosack, Alfredo, Pumpelly, Chase e Currey. La NASCAR sembra voler lasciar correre, forse stanca dalla quantità di caution, ma poi è costretta a chiamarne una perché Currey e Mosack sono fermi nell’erba.

I colpi di scena però non sono finiti: durante la caution ricomincia a cadere qualche goccia di pioggia. Mancano appena dieci giri alla fine, alla ripartenza saranno solo sette ma malgrado questo quasi tutti si tuffano in pit lane a rimontare le rain come se fossero stati presi dal panico. A non andare ai box sono solo Buford (che non ha mai montato le slick) e Yeley che invece rimane con le gomme da asciutto.

Alla green dei -7 (dietro ai due citati ci sono Allmendinger, Allgaier, Gibbs, Gragson, Jones, Cassill, Snider ed Hill) altro ribaltone: la pioggia ha quasi smesso di cadere e dunque le quotazioni dei due che non si sono fermati salgono notevolmente. Alla ripartenza ovviamente si va subito 4-wide e c’è ancora un incidente con coinvolti Lally (l’innesco), Cassill, Gragson, Emerling e Parsons.

Davanti intanto sia Allmendinger che un incredibile Snider hanno saltato Buford e Yeley e stanno lottando per la prima posizione; Myatt è al comando quando arriva la nona e ultima caution della gara, ancora per detriti probabilmente della #10.

Mentre Buford va ai box con un tire rub insieme a Lally, Allgaier (che torna alle slick) e gli altri incidentati, si va ad uno sprint di quattro giri in cui la coppia citata di testa precede un Berry spuntato dal nulla e terzo e Brown è quarto senza mezzo muso. Snider alla bandiera verde scatta bene, ma non può nulla contro un Allmendinger che ormai sente odore di vittoria inaspettata, infatti AJ passa di forza nel misto e scappa via. Per sua fortuna non ci sono altri incidenti, malgrado la pioggia ora ricominci davvero a cadere.

Dopo essere partito dal fondo ed essere finito fuori pista quattro volte Allmendinger invece vince a Portland così come aveva fatto in Champ Car nel lontanissimo 2006 ed aggiorna il libro dei record per quanto riguarda i successi sugli stradali in NASCAR. AJ precede un ottimo Snider di 2.8″, seguono Hill, Berry, Allgaier (clamorosa rimonta nei quattro giri), Hemric, Gibbs (completamente spento sull’asciutto, ma forse aveva anche un auto ammaccata), Yeley, Gragson e Labbé, 21 le auto a pieni giri, 26 quelle al traguardo.

La Xfinity Series va in vacanza con una classifica praticamente invariata, Allmendinger mette altri playoff point in cascina e si riavvicina a Gibbs, in coda Sieg mantiene 58 punti di vantaggio sul trio dell’Our Motorsports e su Creed, finito anche dietro a Brown, ed ora a 73 punti dai playoff. Sheldon sì sfortunato, ma la risalita sarà difficile.

I risultati odierni

La classifica della “Pacific Office Automation 147”

La classifica generale

Così in campionato dopo 14 delle 33 gare della NASCAR Xfinity Series 2022

I prossimi appuntamenti

Stasera alle 21:30 ci sarà la gara della Cup Series a Gateway; Chase Briscoe partirà dalla pole position. La Xfinity Series osserverà ben due settimane di pausa e tornerà sabato 25 giugno a Nashville.


Immagine: media.nascar.com

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