NASCAR | Xfinity Series: Justin Haley vince ancora una volta a Talladega

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Gara dominata da Briscoe e Cindric, ma alla fine finiscono ko. Il pilota del Kaulig Racing re degli superspeedway


Il tema della settimana era stato proprio cosa avrebbero potuto fare le uniche due Ford di Briscoe e Cindric contro l’armata composta da Chevy (soprattutto) e Toyota nelle vaste praterie di Talladega. E la risposta chiara è arrivata fra seconda e stage finale. Fino a quel momento i due avevano mantenuto il controllo del gruppo senza alcun problema, poi – persa la testa della corsa nel giro delle soste – è iniziato il rimescolamento che ha portato all’esplosivo finale. Ad vincere così è stato Justin Haley, ancora una volta il più bravo in queste situazioni.

La gara

Splende il sole a Talladega per la gara cruciale del “Round of 12”, Briscoe è l’unico che può dormire sogni tranquilli grazie alla vittoria di Las Vegas mentre per gli altri 11 c’è da soffrire per 300 miglia, anche se Cindric può anche concedersi un incidente visto l’ampio margine di vantaggio sulla zona eliminazione. E’ proprio Chase a partire dalla pole grazie all’algoritmo e ad aiutarlo c’è il fatto che Cindric invece è terzo, quindi i due fin dalla bandiera verde sono uno dietro l’altro mentre Gragson al loro fianco è costretto ad alzare bandiera bianca da subito dato che finisce all’esterno e al vento lasciando il comando della seconda corsia ad Allgaier.

La prima stage scorre via tranquilla, con Briscoe e Cindric che alternativamente coprono le due corsie a seconda degli attacchi, anche se la tendenza sul lungo termine è quella di tenere l’esterno visto che il loro rivale più pericoloso in questa fase è già Haley, vincitore a Talladega prima e poi a Daytona quest’anno, ed è proprio su questa fila. Una volta che la fila interna perde terreno, tutti si portano sulla linea gialla in attesa degli attacchi finali e a lanciarne uno per primo è Annett con H.Burton, Chastain e Gragson, ma non va a buon fine. Si arriva così all’ultimo giro e a provarci è Brandon Jones dalla quarta posizione e riesce nell’intento di scalzare Haley ma non i leader. Briscoe vince senza problemi la prima stage davanti a Cindric, Jones, Haley, Alfredo, Herbst, Sieg, Burton, Hemric ed Allgaier.

Tutti o quasi cambiano due gomme e quindi Briscoe rimane al comando, Cindric invece perde due posizioni e scende al quarto posto, ma per le Ford non ci sono problemi, Chase anziché scegliere l’interno scatta all’esterno e così ha la #22 pronta di nuova a spingerlo al comando. E succede proprio questo e la coppia Briscoe-Cindric torna in pieno controllo anche grazie all’aiuto che ricevono da dietro da Alfredo che permette loro di “sconfiggere” il JGR che si è trovato compatto all’interno con Jones, Burton ed Herbst.

Alfredo prova a sua volta l’attacco con Annett e Sieg ma non va a buon fine e così si forma la fila indiana lungo il muro con la coppia Ford davanti a tutti ed Haley di nuovo terzo. A otto giri dalla fine della stage il primo colpo di scena: in curva4 Austin Hill va all’attacco ma il suo side draft nei confronti di Herbst si trasforma in un contatto e Riley parte verso il muro interno riducendo la fiancata di sinistra a delle lamiere appiattite; per lui arriverà un amaro ritiro, perché causato da un pilota che nemmeno prende punti nella Xfinity Series, poco più tardi.

Gragson, Annett e Allmendinger anticipano la sosta di fine stage, e questo sarà il punto di svolta della gara, tuttavia i leader proseguono e così si riparte a 4 giri dal traguardo intermedio. O almeno ci si prova dato che Briscoe rallenta il gruppo fino all’ultimo e nel plotone nasce un tamponamento a catena in cui Sieg tocca Burton il quale manda a sua volta Chastain contro il muro e poi viene tamponato da Howard.

La gara di Ross sembra finita, ma la riparazione dei danni dopo la bandiera rossa (la vettura di Howard ha perso molti fluidi dopo aver distrutto il muso) e il giro singolo di green per chiudere la stage sono sufficienti per ridargli fiducia. In queste 2.66 miglia non ci sono grossi sconvolgimenti e Briscoe vince anche la seconda stage davanti a Cindric, Hemric, Haley, Allgaier, Burton, Jones, Sieg, Brown e Gragson.

Come detto la sosta di Noah, Michael ed AJ cambia la gara, perché al break possono fare solo il pieno senza cambiare gomme e balzare al comando. Briscoe e Cindric sono ancora una volta uno dietro l’altro, quinto e settimo, però il pallino non è più in mano loro e si vede, infatti pur riuscendo a lottare alla pari con Allmendinger e Gragson, dopo essersi liberati di Hill e Moffitt, vengono abbandonati al loro destino da tutti gli altri in quanto avversari pericolosi.

Ad aiutarli ci provano soltanto in due, un Harrison Burton che ha il muso ammaccato dopo il contatto con Chastain e un Allgaier che riaccendendo il motore dopo la bandiera rossa ha visto uscire dal tubo di scarico un denso fumo bianco, ha lasciato nella piazzola in pit lane una chiazza di fluidi e che, come si scoprirà più tardi, sta praticamente perdendo l’uso di uno degli otto cilindri. Come si può capire questo tentativo disperato non può andare a buon fine e dopo una decina di giri di resistenza Briscoe e Cindric sono costretti ad arrendersi e accodarsi in fondo alla lunga fila indiana in 28esima e 29esima posizione.

Davanti intanto il gruppo è poco unito perché non ci sono le alleanze giuste e si spezza anche la coppia Ford, con Cindric che decide di recuperare una posizione alla volta dopo aver cercato inutilmente con Briscoe di ottenere il GPV (una delle componenti per calcolare l’algoritmo della griglia di partenza per il Roval). Mancano 36 giri alla fine e la finestra per la sosta finale si apre e quasi tutti colgono l’occasione al volo alla prima occasione utile. E ovviamente nascono i guai, nella fattispecie di tre incidenti separati: Alfredo manda in testacoda e a muro Hill mentre autonomamente anche Jeffrey Earnhardt e soprattutto Cindric perdono il controllo bloccando i freni e per tutti e tre la gara finisce qua.

Dalla confusione delle soste, con Annett, Vargas ed Haley penalizzati perché hanno fatto la sosta con la pit lane chiusa appena subito dopo l’esposizione della caution, emerge al comando alla ripartenza dei -30 Brandon Brown seguito da Allgaier, Jones, Chastain e Briscoe. Alla bandiera verde Jones spinge Brown ed i due vengono seguiti da Chastain (mentre Allgaier alza bandiera bianca e si ritira con il motore che ora va a sette cilindri), ma a prevalere all’esterno è la coppia Briscoe-Allmendinger che va al comando.

Chase ha perso l’unico alleato che aveva e dunque ora deve difendersi da solo contro tutti e per 28 dei 30 giri che mancano lo fa alla perfezione. Dopo una caution per detriti ai -21 si riparte con un pasticcio in casa Kaulig, con Chastain che praticamente manda al vento Allmendinger pur di mettersi in scia a Briscoe ma facendo così permette a Gragson ed Hemric di infilarsi davanti a lui.

Ai -10 la fila indiana vede nell’ordine Briscoe, Gragson, Hemric, Chastain, Burton, Alfredo, Snider, Jones, Brown, Haley e Allmendinger e si capisce subito da dove potranno arrivare gli attacchi decisivi, o la coppia JRM Gragson-Hemric su Briscoe oppure quella Kaulig per recuperare posizioni con Haley ed Allmendinger che proveranno a raggiungere Chastain.

E sono proprio questi ultimi che ai -8 lanciano il primo attacco ma non va come sperato dato che Jones si infila in mezzo a loro ed Haley rimane da solo nella rimonta; ai -6 Justin scavalca pure Alfredo ed è sesto. Dietro ai -5 AJ riattacca con Brown ma il recupero è minimo e solo dopo un rimescolamento a tre giri dalla fine in cui Haley si unisce a loro con Annett e Jones, si cominciano a vedere gli effetti, ma in fretta l’attenzione torna sui leader.

Gragson infatti rompe gli indugi in curva4 e mette il muso su Briscoe che ha fatto l’ennesimo piccolo blocco difensivo su Noah, ma stavolta la pressione in curva è davvero tanta e Chase perde il controllo. Solo il suo grande talento gli permette di raddrizzare in tempo il volante e il capolavoro è che facendo questo si trova senza perdere troppa velocità davanti alla corsia interna guidata da Haley.

Briscoe così può riaccelerare e in curva2 ai -2 decide di passare con altrettanta forza Gragson mettendosi davanti a lui tornando al comando. L’ultima scaramuccia fra Chase e Noah arriva in curva4 ed è un replay del giro precedente, solo che stavolta la #98 non va verso l’interno bensì verso il muro. Per fortuna solo Briscoe lo tocca e non nasce – per ora – il big one. Tuttavia anche Gragson ha perso velocità facendo così e dunque la fila interna guidata da Haley all’interno si invola verso l’inizio dell’ultimo giro.

Qui, esattamente come nella gara dei Truck, c’è un big one sul rettilineo opposto e anche in questo caso arriva la caution a circa 1 miglio dal traguardo, ma a differenza di Lessard e Bayne qui Haley è nettamente in testa e così conquista la terza gara stagionale davanti ad Annett (poi squalificato per irregolarità tecnica), Sieg, Gragson, Jones, Hemric, Chastain, Williams, Smithley, Brown e Labbé.

A pagare il big one finale è, oltre a Moffitt, Little, Allmendinger e Snider, Harrison Burton, il quale perde tanti punti e andrà sul Roval staccato di sette lunghezze dall’ultimo posto utile detenuto per ora da Chastain. Brown, Herbst ed Annett sono chiamati ad un piccolo miracolo anche perché il secondo posto di Sieg mette Ryan addirittura a +27 sul taglio mentre Cindric, malgrado tutto, può dormire sogni tranquilli a +50.

I risultati odierni

La classifica della “Ag-Pro 300”

La classifica generale

Così la griglia playoff dopo la seconda gara del “Round of 12”

La classifica completa

I prossimi appuntamenti

Stasera alle 20:00 ci sarà la bandiera verde della gara della Cup Series che segna il giro di boa del “Round of 12”. Sorte analoga sabato prossimo per la Xfinity Series sul Roval di Charlotte.

Immagine: nascarmedia.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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