NASCAR | Xfinity Series: a Martinsville prima vittoria per Josh Berry

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La pioggia spezza la gara in due parti. Berry rimane sempre davanti e vince dopo un duello con Ty Gibbs


La classe operaia va in paradiso, ed il pubblico non può non applaudire. Josh Berry è il classico pilota che si è fatto le ossa sugli short track d’America, ma il grande salto gli è stato sempre impedito da questioni economiche. Ci è voluto un mentore come Dale Earnhardt Jr. per dargli una chance e Berry l’ha sfruttata alla grande, andando a vincere a Martinsville una delle gare più prestigiose e rare, dato che la Xfinity Series è stata lontana da Martinsville per oltre due decenni.

La gara

È venerdì sera a Martinsville e il cielo è grigio. Le probabilità di pioggia ci sono, ma non sono elevate, e la speranza di mandare in porto la gara della Xfinity Series c’è. Il cielo tuttavia rovina i piani fin dal pomeriggio americano e la Nascar è costretta ad intervenire per asciugare la pista. La partenza prevista per le 2:00 italiane dunque salta, ma solo di circa 30 minuti.

Quella di Martinsville è anche la prima gara del consueto programma Dash4Cash, dunque i primi quattro classificati di Atlanta (Allgaier, Harrison Burton, Gragson e Allmendinger) si contendono 100’000$ di premio aggiuntivo. In pole c’è proprio Harrison con al fianco Justin e così, dopo aver spinto in pit lane Mills fermo in pista, si può partire.

I primi 50 giri sono controllati da Harrison Burton, il quale rimane al comando nonostante tre caution a spezzare il ritmo, la prima per il testacoda di Buford, la seconda per una competition caution e la terza per il testacoda di Parsons. Nel frattempo uno dei quattro contendenti deve già praticamente alzare bandiera bianca: in una delle ripartenze convulse Allmendinger fora dopo un contatto e va ai box perdendo due giri, tuttavia si scopre che c’è anche un problema alla sospensione. Il team cercherà di rimediare al danno, ma la speranza di vincere la prima tappa del Dash4Cash svanisce.

Arrivano anche le prime discussioni. Dopo la prima caution ed il primo choose cone, i commissari ricordano ai piloti che non possono indugiare troppo nella scelta della corsia per la ripartenza. Jeb Burton, secondo loro, invece lo fa e quindi la #10 finisce in coda al gruppo a causa di una penalità. Nel frattempo la prima stage è quasi all’epilogo e le strategie per giocarsi i quattro set di gomme a disposizione cominciano a diversificarsi.

A cambiare la gara, dopo la ripartenza ai -13, ci pensa Michael Annett, il quale a sua volta finisce in testacoda ed apre la pit lane. A cambiare gomme vanno fra i tanti il leader Harrison Burton, Berry, Jones, Hemric, Allgaier e Sieg; Gragson invece, a caccia di punti dopo i guai delle scorse settimane, rimane in pista ed eredita la prima posizione. Nello sprint finale di quattro giri Herbst a sua volta finisce in testacoda e quindi Gragson vince la prima stage sotto caution su Cindric, Haley, Gibbs, Brown, Snider, Clements, Yeley, J.Earnhardt e Currey.

Dopo il completamento del giro di soste, a passare al comando è Moffitt che a sorpresa non si ferma ai box, tuttavia bastano pochi metri alla bandiera verde a Jones per passare in prima posizione seguito da Berry. La lotta per arrivare a metà gara (fine della seconda stage al giro 120 di 250, ne mancano circa 50) prima della pioggia è molto impegnativa, tuttavia in pista non ci si risparmia. Al giro 78 Berry attacca e scavalca Jones, il quale non molla però e al giro 88 ci riprova, sul traguardo è in testa per soli due millesimi. Passano pochi secondi e arriva la caution per la pioggia che inizia a cadere più intensamente su Martinsville.

All’interruzione delle 3:30 sono stati completati 91 giri, dunque ne mancherebbero soltanto 29 per dichiarare la gara ufficiale. La Nascar cerca un varco fra le nubi per farlo. A più riprese si alternano pioggia, fulmini (con conseguenti lightning hold di 30′) e pause in cui gli Air Titan asciugano la pista. Verso le 5:40 italiane la speranza cresce, poi però alle 6:00 ricomincia a piovere e poi a diluviare ed viene raggiunto il limite, anche perché a Martinsville è iniziato il sabato. Alle 6:20 la Nascar annuncia il rinvio della corsa a domenica alle 18:00 italiane perché pure il sabato si preannuncia plumbeo.

Sotto un cielo finalmente sereno finalmente la corsa può riprendere dopo oltre 36 ore di bandiera rossa. La classifica vede Jones al comando davanti a Berry, Hemric, Moffitt, Jeb Burton, Sieg, Harrison Burton, Cindric, Gragson e Allgaier; Allmendinger invece è a un giro dopo aver recuperato i due giri di ritardo con i lucky dog, ma anche riperso uno per riparare in qualche modo la sospensione.

Si riparte con 24 giri da completare nella seconda stage e alla bandiera verde Hemric, dall’esterno conquistato al choose cone, passa al comando, mentre in coda Vargas rimane senza freni e distrugge il muso. Dopo pochi giri arriva un’altra caution, con Williams che fora e perde il controllo. Il gruppo si spacca ancora una volta ed in 17, guidati da Hemric e Jeb Burton, non si fermano ai box a differenza di Cindric, Jones e Berry.

La bandiera verde viene sventolata ai -8 ed Hemric scatta bene rimanendo al comando davanti alla coppia Gragson-J.Burton. I due lottano per qualche giro e quando Noah si libera dell’avversario è troppo tardi per riprendere il leader. Hemric vince dunque la seconda stage su Gragson, Jeb Burton, Annett, Clements, Martins, Parsons, Yeley, il rookie Gorham e Berry che è il migliore fra coloro che hanno cambiato gomme e dunque al completamento del giro di soste riparte secondo dietro al solo Martins che tenta la sorte non fermandosi ai box.

Alla ripartenza dei -119 Berry dall’esterno passa subito un Martins mandato nel mezzo del gruppo e ad inseguirlo ci provano Haley ed Herbst, mentre Cindric e Gibbs completano la top5; Hemric invece ha ammaccato il muso alla ripartenza toccando Annett. La tregua dura poco, poi Weatherman finisce contro Howard mandandolo a muro per un’altra caution. Ed Allmendinger torna a pieni giri, stavolta definitivamente.

Nuova green ai -105 e Berry senza problemi rimane primo, seguito stavolta da Haley e Cindric ed i tre allungano sul gruppo; Herbst all’esterno perde posizioni e viene scavalcato dal trio JGR composto in vari ordinamenti a seconda dai giri da Gibbs, Jones, ed Harrison Burton. Ancora una volta passano pochi giri e poi arriva un altro incidente, stavolta con Clements che manda Gdovic in testacoda.

Nessuno va ai box e quindi si riparte ai -91 a posizioni invariate, al choose cone Cindric sceglie l’esterno e in questa occasione (a differenza delle successive, ed Austin alla fine avrà da recriminare per questo) gli va bene, passando Haley e mettendosi dietro a Berry; dietro invece solito colpo di sfortuna per Herbst, il quale fora dopo essersi toccato con Snider e perde due giri per una sosta sotto green.

Ai -74 arriva l’incidente della giornata: Gaulding tampona Graf e a rimetterci è anche Perkins. Sembra tutto finito qui, e invece il meglio (o il peggio, a seconda dei punti di vista) arriva dopo la gara. Graf, per una volta incolpevole, decide di chiarire la faccenda con Gray il quale però non è ben disposto e subito si arriva alle mani. I due vengono separati in poco tempo, poi arrivano le dichiarazioni.

Gaulding ammette senza problemi che ha mandato a muro Graf volontariamente, stufo della sua lentezza in pista e anche di un contatto avvenuto nella prima fase di gara; Joe invece risponde a tono all’ex compagno di squadra, vantandosi del fatto di essere andato a segno con i pugni e che Gray non ha ragione di lamentarsi della sua lentezza perché in classifica è addirittura fuori dalla top30. Certo, sentirsi dire questo da uno che nel 2018 ha accumulato ben due DNQ con RCR e Kaulig non è che avrà abbattuto tanto Gaulding. Vedremo quanto e come interverrà la Nascar in privato con i due per fare loro il classico discorsetto.

In teoria tutti vanno ai box a montare l’ultimo set di gomme a loro disposizione, e invece Currey, Parsons, Buford, Little, Starr ed il debuttante Jaskol decidono di giocarsi il tutto per tutto e passano davanti a Berry; doppia sosta invece per Snider per una ruota mal fissata. È la fase decisiva della gara: alla bandiera verde dei -67 Berry trova il varco giusto all’interno per liberarsi delle vetture più lente, mentre Cindric rimane nel traffico.

A seguire Berry ci sono ora Gibbs, Jones e Gragson, nuovo leader per il Dash4Cash, e ci si aspetta che Josh riprenda a comandare la gara senza problemi come in precedenza, e invece a 56 giri dalla fine la sensazione Ty lo sorpassa in maniera pulita, candidandosi ad un altro incredibile successo. L’ultima caution arriva ai -45 per un testacoda di Labbé, dopo un 3-wide con Snider e Gdovic, prodromo dei suoi problemi meccanici finali, proprio mentre Berry stava cercando il controsorpasso a Gibbs e, circa 1.5″ più indietro, Gragson aveva scavalcato Jones per la terza posizione.

Nessuno può andare ai box dato che le gomme sono finite e dunque a 40 giri dalla fine si riparte col duello al comando. Berry scatta male, tuttavia riesce a tenersi dietro il compagno di squadra Gragson, il quale a sua volta rimane davanti ad Harrison Burton, unico vero rivale per l’assegno finale del Dash4Cash. Nasce così una fuga a cinque con i quattro citati e Jones a seguirli.

A stupire in questa fase è la calma di Berry. Non ha corso tanto in Xfinity Series, il problema sono i soldi ovviamente, ha 30 anni ed è alla prima vera occasione di sfondare nella categoria, è un esperto di short track e Dale Jr. ha deciso di credere in lui, a Phoenix ha sprecato tutto decidendo di resistere a Ferrucci ed ora è secondo a Martinsville a pochi giri dalla fine. Berry recupera la fiducia nella vettura e non molla Gibbs di un solo metro, al punto che ben presto il suo paraurti è su quello della #54.

Tuttavia non serve nemmeno il bump&run, ai -28 Berry attacca e passa un Gibbs che si sta spegnendo e si riprende la prima posizione seguito subito da Gragson. Josh allunga immediatamente e mette quel secondo di margine che lo fa stare tranquillo. A mettersi in mostra nel finale è uno scatenato Hemric che, pur col muso ammaccato, scavalca Haley, Cindric, Jones, Harrison Burton e Gibbs portandosi dall’ottava alla terza posizione.

Daniel raggiunge persino Gragson, ed i due avrebbero un conto in sospeso da Atlanta, però Hemric manca l’attacco di slancio ai -10 e così si deve accodare a Noah, il quale a sua volta accelera e così mantiene aperte le sue speranze di vittoria. Berry però gestisce al meglio i doppiaggi, si rilassa forse un po’ troppo al penultimo giro, poi alla bandiera bianca esegue una curva1-2 magistrale e rimette metri sulla #9 che deve respingere solo un timido attacco di Hemric in curva4.

Josh Berry vince così la sua prima gara in carriera su Gragson (che si porta a casa i 100’000$ del Dash4Cash destinandoli di sua iniziativa integralmente al suo team), Hemric, Gibbs (e questi quattro si contenderanno il secondo premio a Talladega), Jones, Cindric, Harrison Burton, Haley, Allgaier e Annett; Allmendinger nonostante tutto è 13°, Snider 15° ed il rookie assoluto Gorham 19°.

È una di quelle vittorie che non puoi non amare, Berry è il classico gregario che finalmente ha avuto il palcoscenico per sé, anche se non a tempo pieno (e dunque la sua vittoria non conta per i playoff). Dale Earnhardt Jr. confessa che raramente aveva pianto di gioia per una vittoria da team owner e su questa bella ammissione, scazzottata fra Graf e Gaulding a parte, si chiude un weekend complicato dalla pioggia. Nessuno tuttavia si aspetta la confusione della Cup Series due ore più tardi.

I risultati odierni

La classifica della “Cook Out 250”

La classifica generale

Così in campionato dopo 7 gare su 33

I prossimi appuntamenti

Il prossimo weekend la Xfinity Series osserverà un altro turno di riposo dato che a Richmond andranno solo Truck e Cup Series. La categoria cadetta tornerà a Talladega il 24 aprile.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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