NASCAR | Truex nuovo re di Martinsville!

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Terza vittoria per Martin Truex Jr. a Martinsville negli ultimi due anni. I dominatori Hamlin e Blaney beffati nel finale. Gara caotica nelle fasi centrali


Non è stata una gara bellissima quella di Martinsville, fin troppo sbilanciata fra la calma iniziale della prima metà di corsa ed il caos assoluto di gran parte della stage finale. Testacoda, forature, contatti e pure il big one a condire una domenica di passione che era iniziata 24 ore prima. Hamlin e Blaney hanno dominato, ma alla fine a vincere in Virginia è stato ancora una volta Martin Truex Jr., sempre nelle prime posizioni pronto a prendersi un successo prezioso per i playoff.

La gara

A Martinsville il cielo è quasi sereno ed il sabato inizia bene, ma col passare delle ore arrivano nuvole sempre più grigie. Nel pomeriggio americano, la serata italiana, inizia a piovere a ondate seppur mai troppo intensamente. Quando all’apertura del collegamento internazionale ad un’ora dal via (previsto per le 2:00 italiane), che è anche il tempo che ci vorrebbe per asciugare la pista in assenza di precipitazioni, le prime immagini mostrano pioggia e vento forti, è chiaro a tutti che il rain delay è scontato.

Il pessimismo regna sovrano ed il radar parla chiaro visto il fronte temporalesco in arrivo da ovest. Nonostante ciò, la Nascar ad ogni allentamento delle precipitazioni (di fatto non smette mai di piovere, al limite cade solo qualche goccia) manda in pista gli Air Titan almeno per togliere l’acqua in eccesso. La prima comunicazione ufficiale arriva durante questa fase alle 2:40 e dice che in assenza di ulteriori precipitazioni allora la corsa potrebbe partire alle 3:10.

In pochi ci credono, invece la pioggerellina che cade non bagna la pista, resa calda dagli Air Titan, e dunque i piloti possono salire in macchina ed accendere i motori. Inizia così una lunghissima fase di preparazione, con le vetture a girare in tondo per scaldare ulteriormente la pista. I problemi maggiori sono i cordoli, dove col banking si è formata qualche pozzanghera, e la pit lane dove i mezzi dei commissari non sono potuti passare in precedenza a causa delle vetture ferme ad aspettare.

Dopo molti dubbi iniziali sempre più diradati, alla fine alle 3:25 (dunque dopo quasi 90′ di ritardo sul programma) e con una pioggerellina fine che cade ancora su Martinsville, la gara può cominciare però con una spada di Damocle già presente nel breve termine.

In pole dopo il successo sullo sterrato di Bristol c’è Joey Logano affiancato da uno dei favoriti per la corsa sullo short track della Virginia, ovvero Denny Hamlin. Costretti a partire dal fondo in cinque: LaJoie, Haley (dunque entrambi i piloti dello Spire Motorsports) e Davison per aver fallito i controlli tecnici, Reddick per modifiche in parco chiuso: il team si accorge, dopo aver passato le verifiche, che la pompa della benzina non era collegata all’impianto elettrico e dunque il solo connettere la presa conta come intervento non autorizzato sulla vettura.

L’ultimo pilota costretto a scattare in coda è uno degli eroi di Bristol, Daniel Suárez. Il team decide di osare troppo col regolamento ed i commissari pizzicano la vettura con la zavorra non posizionata e/o fissata regolarmente. Per la vettura #99 scattano così la retrocessione in coda (e così un prezioso 11° posto in griglia viene vanificato), l’espulsione del crew chief Travis Mack (sostituito come ad Atlanta da José Blanco) e 10 punti di penalità in classifica.

Alla bandiera verde Logano mantiene la prima posizione su Hamlin, Byron, Blaney e Truex che si mette dietro Elliott, tuttavia nelle prime fasi Joey, conscio forse di non avere una vettura veloce, decide di non osare e così, vedendo Denny subito all’attacco, decide di non ostacolare il sorpasso che arriva al quarto giro in curva3. Poco più tardi al giro 8 anche Byron scavalca Logano.

Dietro di loro cominciano le lotte. Truex attacca Blaney e apre la porta anche ad Elliott, pochi metri alle loro spalle Harvick, Stenhouse e Preece si scambiano più volte le posizioni e ancora più indietro ci sono Austin Dillon, Bowman, Newman e Jones, il tutto ovviamente mentre pioviggina, tuttavia la pista resiste e si va avanti.

A metà strada verso la prevista competition caution (giro 30 di 60, la prima stage invece è da 130 giri), Logano emerge evidentemente più a suo agio sul long run ed attacca Byron. Il sorpasso riesce e William è costretto alla corsia esterna dovendo accodarsi anche a Truex, Blaney, Elliott e Keselowski. Joey non riesce tuttavia a recuperare terreno su Hamlin, ormai in fuga con 2″ sul gruppo.

Si aspetta la pioggia e invece la prima caution arriva per un incidente al giro 37: dopo essere stati doppiati da Harvick, Cody Ware tocca il compagno di squadra James Davison, il quale finisce in testacoda e si appoggia al muro in curva4. Il replay fa aumentare i dubbi, perché la vettura del figlio del titolare del team sembra quasi scartare a destra per colpire il teammate. E dopo l’incidente con Alfredo a Phoenix, quasi la stessa dinamica ma ben più violenta, le perplessità su Cody Ware aumentano ancora di più.

La pit lane si apre e tutti ci si fiondano trovandola molto più umida del previsto, tuttavia non ci sono problemi e così Hamlin esce ancora al comando. Nel frattempo però la pioggia è aumentata e l’assenza delle vetture in pista in pochissimo tempo l’ha resa bagnata. La resa è quasi immediata e, dopo cinque tornate sotto caution, arriva anche la bandiera rossa con 42 giri completati, dunque ben lontani dal limite per dichiarare la corsa ufficiale (giro 250 di 500).

Sono le 3:40 e la corsa è durata 18’47”, di cui circa 12′ sotto green e 6′ di caution. La pioggia non è eccessiva e così la Nascar manda subito in pista di nuovo gli Air Titan, tuttavia le speranze sono flebili. Alle 4:10 arriva l’attesa perturbazione più intensa e quindi nel giro di 10′ giunge la decisione del posticipo alle 16:00 locali della domenica, dopo la Xfinity Series che ha seguito lo stesso destino.

Alla ripresa della gara alla domenica sotto il sole Hamlin è al comando dopo la sosta su Logano, Blaney, Truex, Elliott, Byron, Keselowski, Kyle Busch, Harvick e Larson; i commissari decidono di cancellare la prevista competition caution del giro 60 e dunque alla bandiera verde, dopo una veloce caution, mancano 84 giri alla fine della prima stage.

Le prime due stage nel complesso sono abbastanza tranquille e l’unico incidente fino a metà gara sarà pochi giri dopo la ripartenza per il contatto fra Jones e Kurt Busch, che cercava il recupero dopo un pit stop lento il giorno precedente, con la #43 che manda la #1 in testacoda. Davanti intanto Hamlin precede Blaney ed Elliott dopo che Logano, per far passare Ryan alla bandiera verde, viene fregato pure da Chase.

Nuova ripartenza ai -74 e la coppia Hamlin-Blaney scappa via subito, con Denny che sullo short run è molto veloce e allunga persino sulla #12. Dietro invece prosegue la lotta, ad esempio con Harvick, Keselowski e Larson anche 3-wide e quello che avanza è Kyle. A metà stage Hamlin ha mezzo secondo su un Blaney già in recupero, Truex, Elliott, Logano, Byron, Larson, Keselowski, Kyle Busch ed Harvick che invece sta lentamente affondando.

Dieci giri più tardi Blaney chiude il gap e senza problemi scavalca Hamlin e passa in prima posizione; Ryan ha una vettura da long run e subito scappa via mentre Truex si avvicina alla #11. Il primo vero problema dopo 80 giri è per Suárez, il quale, dopo essere tornato nella top20 in seguito alla penalità iniziale, è costretto ad una sosta imprevista per una ruota mal fissata e perde due giri.

Nel frattempo Blaney impone il suo ritmo ed ha oltre 1″ su Hamlin, Truex ed Elliott mentre Logano quinto sta per cedere la top5 al rimontante Larson seguito dai compagni di squadra Byron e Bowman; i piloti a pieni giri sono sempre di meno, Chastain, Briscoe, LaJoie, Custer sono i primi, seguono poi McDowell e Wallace, mentre Stenhouse prima e Almirola poi offrono più resistenza al leader. E poco più avanti a rischiare ci sono Kurt Busch ed un Harvick in crisi nera come in tutto questo 2021 disastroso per lo Stewart-Haas Racing.

È proprio la resistenza di Almirola a Blaney che regala speranza prima ad Harvick, che rimane a pieni giri, a Stenhouse, che così si potrebbe prendere un insperato lucky dog, e pure a Suárez, che sta rimontando con gomme fresche ad un ritmo insostenibile sul long run e che sarebbe degno delle primissime posizioni. Alla fine Ryan involontariamente rende felici tutti e quattro: Almirola resiste a pieni giri, Harvick pure, Stenhouse ci ritorna e al penultimo giro a sorpresa Daniel supera di forza Ryan e così da -2 torna a -1.

Blaney vince dunque la prima stage davanti ad Hamlin, Truex, Elliott, Larson, Byron, Bowman, Keselowski, Logano (che ha lentamente ceduto terreno) e Bell; solo 21+1 i piloti a pieni giri dopo una tirata sotto green durata 75 giri. Il giro di soste non cambia le primissime posizioni, c’è solo Chase che perde qualcosa mentre Kyle Busch guadagna e ritorna nella top10.

Al choose cone Blaney e Truex scelgono l’interno, Hamlin invece l’esterno e, alla bandiera verde, dalla prima fila sfruttando lo short run come in precedenza ritorna al comando. Il suo problema è che è iniziato il long run più duraturo di tutta la corsa, ben 101 giri filati, e dunque come in precedenza la gara pende dalla parte di Blaney e non da quella di Denny.

Nel gruppo proseguono i contatti vari, come quello fra Harvick e Wallace, ed i sorpassi, i cosiddetti comers e goers, ovvero quelli che recuperano e quelli che invece cedono. Kyle Busch fa parte di entrambi dato che prima avanza fino alla quarta posizione e poi cede dopo aver bruciato le gomme. In risalita anche Austin Dillon, ai margini della top10, e Kurt Busch, scivolano indietro invece Logano e Preece, costretto ad una sosta imprevista per la rottura dell’alternatore.

Hamlin arriva ad avere circa 1″ di vantaggio su Blaney, poi in pochissimo tempo attorno ai -95 Ryan ad ogni paio di giri dimezza il divario, prima 0.5″, poi 0.25″, 0.11″ ed infine lo attacca e lo passa ai -85 tornando al comando. Al giro 200 di 500, dunque poco dopo metà stage, Blaney ha giù 1.5″ su Hamlin, 2.7″ su Truex, 4″ su Bowman e Larson, 5.5″ su Elliott e Kyle Busch, poi A.Dillon, Keselowski, Byron e Kurt Busch; Logano è sceso in 16esima posizione davanti ad Harvick ed Almirola che si scambiano di continuo la posizione; 20 i piloti a pieni giri con Ryan che ha ricominciato i doppiaggi.

Dopo aver passato Stenhouse, Jones e Buescher (e pure LaJoie, Wallace, Briscoe e Custer per mandarli a due giri), Blaney vede ai -40 davanti a sé un Logano sempre più vicino e sempre più in crisi. Ed è forse per questo che alza leggermente il piede, conscio anche che ha ormai 3″ su Hamlin. Ed è in questo momento che, come in precedenza, Suárez riapre la sua gara e, dopo essere stato passato da Blaney, lo riscavalca e torna ad un solo giro. Poi, ai -20, Cody Ware finisce in testacoda e si appoggia al muro. È la miccia che fa esplodere la polveriera.

Nei 145 giri successivi arriveranno addirittura 11 caution di cui 10 per incidente, lo stint sotto green più lungo sarà di soli 25 giri, il resto sono ripartenze e testacoda, se non peggio. Una brutta fase di gara che dura tanto, troppo e in cui la classifica viene riscritta ogni volta dalle varie strategie. Per fortuna il finale sarà migliore.

La caution manda tutti ai box e ciò favorisce il trio Jones-Stenhouse-Suárez che prende la wave around e torna a pieni giri. Blaney invece è ancora primo su Hamlin e Truex che in pit lane ha ripassato Bowman. Si riparte ai -13 e Blaney resiste all’attacco di Hamlin, tuttavia ai -10 nuovo incidente, con Newman che attacca Almirola, perde il controllo all’interno di Aric e nel testacoda centra l’incolpevole DiBenedetto che riporta i danni maggiori.

La stage si risolve in uno sprint di due giri, Denny scatta malissimo e la sua rimonta furiosa si ferma a pochi decimetri dal muso di Ryan. Blaney vince anche la seconda stage su Hamlin, Truex, Elliott (top4 identica a prima), Bowman, Keselowski, Byron, Kyle e Kurt Busch.

Da qui fino in fondo ad una caution il gruppo si spacca in pit lane fra chi decide di fermarsi e chi no, tanto i giri sfruttati a pieno con le gomme sono pochi, spesso meno di cinque. Riassumere tutte le strategie è impossibile oltre che inutile, raccontare questi 120 giri è velleitario, basta dire che in testa, oltre ai soliti Blaney ed Hamlin, si alternano appunto per le strategie anche Wallace, Byron e Bell, e dunque è bene raccontare – ahimè – solo gli incidenti.

Il primo a forare e finire in testacoda dopo appena otto giri di green è Haley, poi dopo altri sette giri è il turno di nuovo di Cody Ware. E qui bisogna aprire una parentesi su di lui. Sui social stanno uscendo i team radio di Cody della gara, e praticamente ne esce un Ware che – non si sa per quale motivo – ce l’ha col compagno di squadra Davison e sarebbe pure disposto a dargli un’altra lezione.

Tutti quelli che possono comunicare con lui, incluso papà Rick che è il titolare della squadra, riescono a calmarlo. Cody ha ammesso l’anno scorso di avere avuto dei problemi mentali seri che è riuscito a combattere, tuttavia questo aspetto non era mai entrato in pista, ora nell’ultimo mese gli episodi sono fin troppi. E per un pilota che fra un mese vorrebbe anche correre la Indy500, forse fare un passo indietro per cercare di recuperare la stabilità perduta sarebbe meglio. Questo non vuole essere un atto di accusa nei confronti di Cody, ma solo una pura analisi dei fatti avvenuti fra Phoenix e Martinsville.

Dopo un long run di 25 giri, a finire in testacoda a circa 180 giri dalla fine è un Kyle Busch sempre più in difficolta. Nel frattempo hanno accusato problemi anche Austin Dillon (penalità di un giro ai box per sosta irregolare), Keselowski (servosterzo mal funzionante) e Almirola (sosta imprevista sotto green) mentre a forza di caution quasi tutto il gruppo torna a pieni giri. Altra green, altra caution, stavolta per Alfredo che cercava un lucky dog che invece va a Briscoe.

Un terzo di gara alla fine, ma arrivano ancora caution immediate a ripetizione, stavolta con Suárez che arriva leggermente lungo in curva1, tocca Keselowski che finisce in testacoda perdendo anche un giro. Altra green, altra caution, ora per Newman in testacoda mentre davanti Blaney quasi entra nella fiancata di Logano ed in coda Almirola tampona Suárez nel gruppo che si era fermato per evitare Ryan.

Seguono 16 giri tranquilli in cui sembra essere tornato tutto alla normalità, e invece ai -129, dopo un tire rub per Harvick, una sosta imprevista per Bowman per una ruota mal fissata ed una anche per Kurt Busch, Chastain tampona Keselowski che finisce su Jones (ed entrambi non sono felici di Ross) e viene coinvolto anche Suárez.

Malgrado tutti questi incidenti, in pista ci sono ancora tutte e 37 le vetture, ed un pensiero del genere sa tanto di gufata. E infatti LaJoie ci rimette muso e radiatore in pit lane dopo la sua sosta a causa di un contatto. Poi si riparte e di nuovo sembra filare tutto liscio, fino al giro 386, quando arriva il big one.

Tutto nasce da un contatto in curva2 a centro classifica fra Kyle Busch e Buscher, con nessuno dei due che vuole alzare il piede. I due perdono il controllo e in sintesi bloccano completamente la pista. A finire nel mucchio in ordine sparso di danni sono anche Kurt Busch, Keselowski (DNF), Davison, DiBenedetto, McDowell (DNF), Preece (DNF), Alfredo, Custer, Jones (DNF poco più tardi), Bowman (DNF), Haley e Suárez (DNF). Il più arrabbiato è proprio Daniel, sia con i commissari che non arrivano subito dalla sua vettura che va a fuoco, sia con Byron, a cui lancia la bottiglietta, che pochi giri gli aveva fatto perdere posizioni preziose spedendolo a muro.

Dopo una bandiera rossa da 21′ si riparte a 104 giri dalla fine col gruppo molto selezionato, e la gara finalmente si calma. In testa c’è Hamlin su Blaney, Logano (risalito incredibilmente dopo la crisi precedente), Elliott, Truex, Larson, Harvick, Wallace, A.Dillon e Briscoe. La bandiera verde è il via anche di uno stint da 56 giri in cui tutto va come prima, con Hamlin che parte alla grande sullo short run e Blaney a riprenderlo alla distanza. Mentre dietro Logano cede pian piano, ma non come prima, venendo superato dai superstiti del Team Hendrick, davanti Blaney raggiunge Hamlin con Truex che, dopo aver scavalcato Chase, non ha perso troppo terreno.

Blaney conta tanto sul long run e proprio quando sente che è vicino un nuovo sorpasso ad Hamlin, ecco arrivare una caution a 48 giri dalla fine per la foratura di Briscoe che praticamente gli cancella tutte le speranze di vittoria. Speranze che si annullano del tutto poco più tardi in pit lane quando ripartendo dallo stallo si aggancia al tubo della pistola pneumatica e oltre ad una penalità riporta delle ammaccature a muso e passaruota.

Rimangono in lotta per la vittoria in lotta solo Hamlin e Truex, anzi Truex ed Hamlin perché ai box Martin passa davanti a Denny, dato che in precedenza il gruppo di Elliott quarto era ad oltre 5″. Ci si aspetta che la #11 scappi via subito come in precedenza alla ripartenza dei -42, ma questo non avviene. Hamlin torna sì al comando, tuttavia Truex gli rimane incollato.

A fine gara Truex dirà che la vittoria gli è andata incontro, infatti tutte le caution hanno indirettamente fatto calare il sole e gli ultimi giri si disputano su una pista ormai illuminata dai riflettori. Il cambio di temperature ha favorito quasi involontariamente la #19 rispetto alla #11 e così al posto di Blaney c’è Truex, solo che la sua iniziativa vincente arriva nettamente in anticipo.

Ai -25 iniziano i tentativi di Martin in curva3, ma Hamlin accelera sempre meglio in curva4, poi dopo 10 giri di prove generali ai -15 Truex riesce finalmente ad affiancare Denny anche in rettilineo per poi completare il sorpasso. “It ain’t over” dicono via radio ad Hamlin, e invece lo è, Truex scappa via immediatamente e Denny deve pure guardarsi da Elliott che ha trovato velocità ed ai -6 lo scavalca.

Martin Truex Jr. diventa così un nuovo re di Martinsville, dato che dopo 15 anni di sconfitte sugli short track, dopo la battaglia (e la “damn war”) persa con Logano nel 2018 ha inanellato tre successi nelle ultime quattro gare. Elliott chiude secondo su Hamlin, Byron, Larson, Logano, Bell (chance persa con gomme fresche negli ultimi 100 giri), Reddick, Harvick (che si salva ancora) e Kyle Busch. 18 auto a pieni giri, 21 quelle più o meno intatte, gli altri dispersi ad oltre sei giri, incluso Davison ottimo 22°

Truex diventa così, dopo un sette su sette in apertura di stagione, il primo pilota con due vittorie in campionato e ciò gli permette di balzare in vetta alla griglia playoff, mentre il compagno di squadra Hamlin ottiene la settima top5 in otto corse ed ha un vantaggio enorme sul secondo in classifica generale (lo stesso Truex) di 76 punti, tuttavia non ha ancora ottenuto né una vittoria, né un secondo posto.

Fra una settimana a Richmond si spera che i piloti siano in forma e che non si ripeta quello che James Small, crew chief di Truex, ha definito uno “s**t show”. 15 caution per totali 102 giri non sono un record, tuttavia la loro successione è stata estenuante. Una corsa di quasi quattro ore di lunghezza (3h54’25”) che non si vedeva dal 2007 quando Johnson vinse dopo ben 21 interruzioni. Si spera anche che il meteo collabori dopo i problemi di Bristol e Martinsville. La primavera sta arrivando, si spera anche in pista.

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La Nascar il prossimo weekend farà tappa su un altro short track, quello di Richmond. Sabato sera alle 19:30 ci sarà la gara dei Truck mentre domenica alle 21:00 quella della Cup Series. La Xfinity Series tornerà invece, anche per la seconda tappa del Dash4Cash, a Talladega il 24 aprile.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 28 anni fa, sono un laureato in ingegneria civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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