NASCAR | Truck Series: Kyle Busch mette il suo sigillo anche a Sonoma

All’ultima occasione per rompere il digiuno nella Truck Series nel 2022, Kyle Busch torna il solito dominatore e gestisce al meglio un finale con diverse caution. Eroico Hocevar che pur con la tibia fratturata ed operata conquista la pole position, poi nella prima stage cede il volante a Suárez che col sesto posto finale consegna a Carson un ottimo bottino di punti


A Sonoma Kyle Busch torna ad essere Kyle Busch. Dopo una stagione non esaltante nella Truck Series, all’ultima gara disponibile per regolamento (solo cinque) coglie un successo storico dato che la categoria non tornava sulla pista californiana dal 1998 e quindi Rowdy non ci aveva mai corso con i pick up. È stato anche il weekend eroico di Carson Hocevar che, malgrado una caviglia fratturata, conquista la pole position e poi grazie all’aiuto del sostituto Suárez porta a casa un sesto posto che salva i suoi sogni di playoff.

La gara

Il primo weekend della Truck Series a Sonoma dal 1998 vive soprattutto nell’attesa sulle condizioni di salute di Carson Hocevar, uscito dolorante dalla vettura dopo l’incidente all’ultimo giro a Gateway. Giovedì lo stesso pilota comunica che la caviglia è dolorante, ma che proverà lo stesso ad essere presente e che eventualmente a sostituirlo, in corsa o del tutto, sarebbe stato Daniel Suárez, il quale si ricongiunge così al compagno di squadra al Trackhouse Racing Chastain anche lui in pista con il Niece Motorsports.

La trasferta ad Ovest viene affrontata da 37 vetture che in origine erano 39, poi però sia la #10 di Jennifer Jo Cobb che la #22 di Self si disiscrivono, con Austin che diventa papà proprio nel weekend “sbagliato” e quindi preferisce stare vicino alla famiglia.

Il venerdì a Sonoma vede sì una sessione da 50′ per tutti i piloti per imparare la pista, tornata quella sul layout corto dopo un breve esperimento negli anni scorsi con il Carousel, ma c’è ancora tanta confusione fuori dalle vetture. Infatti, in un garage molto stretto e da condividere con la ARCA Series West, arrivano varie notizie interessanti.

Prima di tutto a parlare è Hocevar il quale “confessa” che lunedì è stato operato in Michigan per inserire una vite nella tibia destra fratturata all’altezza della caviglia; Carson cammina a fatica, usa le stampelle ed ha un tutore, ma ha deciso di provarci per vedere se sente dolore.

La confusione regna anche in coda al gruppo. A causa di una modifica tardiva alla entry list, sia Colin Garrett (che deve guidare la #30) che Travis McCullough (#47) non possono scendere in pista perché la NASCAR non ha ancora ricevuto i risultati degli obbligatori test antidroga. Guai anche per l’altra vettura del G2G Racing, la #46 di Filippi, con il camion che ha avuto una foratura nel lungo viaggio verso la California e quindi il team è arrivato in ritardo.

Nelle libere il miglior tempo è di Christian Eckes davanti a Bowman, Chastain, DiBenedetto e Kligerman; settimo è Suárez che fa lo shakedown alla #42 e poi dopo una decina di giri lascia il volante ad Hocevar che percorre a sua volta altri dieci giri consecutivi e non riporta grossi problemi fisici. Queste buone sensazioni, unite alla verifica della NASCAR riguardo all’entrata ed uscita dall’abitacolo in tempi ragionevoli, permettono ai commissari di dare l’ok definitivo al pilota.

Il sabato vede ancora altri cambi in corsa: Josh Bilicki viene chiamato per sostituire Garrett mentre Stefan Parsons prende il posto di McCullough sia perché non sono ancora arrivati i risultati delle analisi, sia perché quest’ultimo è un rookie ed in ogni caso senza giri disputati nelle libere non può scendere in pista.

Le qualifiche si disputano su due gruppi che hanno 15′ minuti di tempo per accedere al secondo round con i migliori 5+5 piloti. Mentre la #47 accusa problemi meccanici, il live timing sembra essere impazzito dato che dice che Parsons stia guidando sia la #46 che la #47. Problemi anche per Bowman che, pur essendo nel gruppo B, scende in pista subito nel gruppo A prima di tornare ai box dopo un giro una volta capito l’errore.

Il gruppo A vede il miglior tempo (a fatica, solo al terzo tentativo) di Nemechek davanti a Majeski, Ankrum, Deegan (pure lei tre giri) e Friesen che all’ultimo respiro scende sotto l’1’20” e si prende l’ultimo posto ai danni di Kraus uscendo di pista alla penultima curva dato che per le qualifiche la linea del cronometraggio è posta proprio in corrispondenza di essa.

Il gruppo B vede invece una clamorosa ma piacevole sorpresa: il miglior giro è proprio di Hocevar che precede piloti di livello assoluto come Kyle Busch (all’ultima gara stagionale nei Truck ma ancora a secco nel 2022), Bowman, Chastain, ultimo qualificato invece Enfinger. Resta da capire se l’unico DNQ sia il Parsons che ha guidato la #46 nel gruppo A o quello non sceso in pista con la #47 nel gruppo B, poi si viene a sapere che la #47 si è ritirata pure lei e quindi tecnicamente di DNQ non ce ne sono.

Per chiudere la farsa G2G Racing, McCullough su Twitter accusa nemmeno troppo velatamente il team (ormai allo sbando) che in realtà la vettura #47 non sarebbe mai stata in grado di scendere in pista a causa delle ristrettezze, economiche e non, della scuderia di Tim Viens.

Il secondo round vede ancora notizie clamorose da riportare: Kyle Busch sembra avere la pole in mano, ma a 3′ (sui 10 a disposizione) dalla fine arriva Hocevar in vantaggio su Rowdy di oltre mezzo secondo. Carson come Friesen decide di tenere giù il piede alla penultima curva, tanto dopo non c’è da fare di più perché il tempo viene preso lì. Purtroppo Hocevar finisce nella ghiaia e, a differenza di Friesen, non salva la vettura sbattendo col retrotreno contro le gomme.

Ci sono ancora 3′ a disposizione come detto, ma a migliorare sono solo Ankrum e Nemechek, tuttavia non basta per andare davanti a tutti: Hocevar si prende in maniera incredibile la prima pole position (1’18.609″) in carriera precedendo di addirittura 0.558″ Chastain, seguono poi Kyle Busch, Majeski, Ankrum, Bowman, Nemechek, Enfinger, Deegan, Friesen. Il team riesce a salvare la vettura non ricorrendo al muletto, ma nonostante questo deve partire dal fondo per modifiche in parco chiuso.

Mancano ormai solo cinque gare ai playoff e il fatto che le gare “normali” siano pochissime rende ogni settimana una potenziale occasione per far saltare la griglia playoff in cui ormai chi vince è matematicamente qualificato e chi è fuori deve vincere perché fra in e out (prima del via Enfinger e Kraus) c’è una voragine di 44 punti.

Dopo aver mandato in fondo alla griglia Hocevar (il team salva la vettura non ricorrendo al muletto, però le riparazioni ovviamente sono necessarie) e l’onnipresente Parsons, la gara può iniziare con Chastain auto in controllo della partenza, ma sulla corsia in teoria sfavorevole. Lo scatto di Ross però è talmente fulmineo che Kyle Busch, oltre a lamentarsi come sempre della vettura, chiama la falsa partenza ma i commissari non sono d’accordo con lui; a seguirli sono Majeski, Ankrum e Bowman.

Lo scatto di Chastain è talmente notevole che, complice anche un leggero largo di Rowdy alla penultima curva con annesso attacco fallito di Majeski, il vantaggio di Ross dopo un giro è di 2.8″ e dopo due di 3.5″. Al quarto giro invece c’è il sorpasso di Bowman su Ankrum per la quarta posizione ed Alex inizia un lento recupero che poi non si concretizzerà.

Gli occhi di tutti però sono su Hocevar che dal fondo ha recuperato fino alla 28esima posizione, poi fatica a scavalcare un Crafton in difficoltà per tutto il weekend e quindi solo adesso può proseguire nel recupero.

La prima stage è relativamente calma e ci sono pochi movimenti. Ankrum sembra andare in crisi, poi però tiene a bada Nemechek e lo tiene a distanza facendo capire che quello messo peggio è proprio John Hunter, lottano anche Friesen (che poco dopo finirà in testacoda), Kligerman e DiBenedetto in coda alla top10 mentre la Deegan 13esima fa un po’ da tappo ad Eckes, Kraus, Rhodes e Chandler Smith.

Con il passare dei giri Kyle Busch recupera terreno e a metà della prima stage (giro 10 su 20), mentre la gara di Parsons si chiude in una nuvola di fumo, è a 1.5″ da Chastain mentre Majeski è a 6.5″ da Ross.

È in proprio in questo momento che le telecamere inquadrano Suárez ai box che si sta mettendo su il casco e si capisce che Hocevar, risalito in 23esima posizione, sta per tornare ai box per il cambio pilota. Carson ormai è al sicuro, con la partenza si prenderà i punti che Daniel porterà a casa (ma non eventuali playoff point o qualificazione) e quindi può passare il testimone. Hocevar scendendo dice alla FOX in sintesi “Quella di scendere è stata una decisione sicuramente più dolorosa della caviglia, ma delle volte bisogna essere prudenti.”

Il team avrebbe una quarantina di secondi per completare la sosta senza venire doppiati, ma il cambio pilota (con annessi aggiustamenti nell’abitacolo) si prolunga a dismisura e quando Suárez esce dai box è staccato di ben due giri.

Davanti nel frattempo la situazione è cristallizzata e si inizia a pensare alla strategia: ad anticipare il pit stop sono ai -4 un Friesen che in tutta la gara decisamente ha le coordinate in sballate (unico tipo di frenata a ruote bloccate ed unico tipo di attacco il divebomb, non il giusto metro d’azione per uno che l’anno scorso aveva criticato l’esuberanza dei giovani piloti), poi Chastain ai -3 (e Ross tocca leggermente il muro nella corsia di ingresso) con Harrison Burton (che ha problemi al motore), infine Kyle Busch e Bowman ai -2.

Si sono fermati dunque appena in cinque, quindi la situazione alla ripartenza non sarà rimescolata del tutto. Ci sono solo due questioni da decidere: Friesen dopo il testacoda e la sosta è stato doppiato e questo rappresenterebbe un grande problema per Suárez, ma Stewart con gomme fresche recupera il breve distacco dal nuovo leader Majeski e si sdoppia permettendo allo stesso tempo l’avvicinamento di Ankrum che all’ultimo giro ci prova, ma non completa il sorpasso.

Majeski, dunque, vince la prima stage davanti a Nemechek, Enfinger, Kligerman, DiBenedetto, Kraus, Zane Smith, Austin Dillon e Deegan; Chastain è 17° e leader virtuale, Friesen si salva e anziché finire in coda ripartirà quinto, Suárez è il lucky dog e recupera un giro.

Al break si completa il primo giro di soste ed inizia la sagra della penalità: dopo quella arretrata ad Harrison Burton, arrivano anche quelle per DiBenedetto (ruota fuori controllo), Bilicki, Bodine (speeding), Deegan, Wright, Buford e Perez. Chastain torna dunque al comando davanti a Kyle Busch, Bowman, Majeski, Friesen, Ankrum, Enfinger, Nemechek, Kligerman e Dillon.

Alla ripartenza Chastain scatta ancora bene, ma peggio di prima e allunga davanti a Kyle Busch, Ankrum e Friesen; alla frenata in discesa Enfinger prova l’attacco per la top5 seguendo Ankrum ma finisce in testacoda. Al tornante, invece, Kyle Busch riesce a superare di forza Chastain e passa al comando. Il controllo della corsa non gli sfuggirà più fino al traguardo.

Al giro successivo arriva la prima vera caution: nelle esse Eckes (che aveva iniziato bene il weekend poi perdendosi) si gira sul muso di un aggressivo Nemechek che non alza il piede e finisce a muro; per la #98 la gara finisce qui. Chi sorride ovviamente è Suárez che torna a pieni giri e così Hocevar può pensare davvero a salvare la giornata senza perdere troppi punti.

Solo in pochi vanno ai box in coda (non Chandler Smith col muso ammaccato) e, dopo una veloce sistemazione al muretto in cemento che si era spostato, si riparte ai -15 con la top3 invariata e che viene seguita da Majeski il quale resiste ad un divebomb del solito Friesen. Spunta dietro di loro Rhodes che precede Kligerman, Nemechek e Kraus; DiBenedetto, invece, prova la rimonta dopo la penalità mentre Suárez fatica di più.

Il resto della stage non vede grossi movimenti, a parte le difficoltà di Nemechek che esce dalla top10, e dunque la corsa vive di rapidi colpi di scena. Ai -8 Kraus va ai box dopo una foratura, Crafton ai -6 finisce in testacoda dopo un disastroso attacco da parte di Bodine. Nella top10 intanto Friesen entra in crisi e viene passato in sequenza da Rhodes e Zane Smith, ma non da Nemechek che viene a sua volta scavalcato dal compagno di squadra Chandler Smith.

Al comando pian piano, invece, Kyle Busch ha allungato su Chastain che nei giri finali anche lui soffre, al punto che uno scatenato Ankrum lo sorpassa ai -5 seguito poi da Bowman ai -3, poi le strategie tornano padrone: ai -3 vanno ai box Zane Smith, Friesen, Nemechek, Howard, DiBenedetto, Alan, Gray e molti altri, ai -2 invece Kyle Busch, Ankrum e quasi tutti gli altri leader.

A rimanere in pista, come già successo in altre occasioni tanto la qualificazione ai playoff per lui è già in tasca, è Rhodes che si aggiudica la seconda stage (e annesso playoff point che fa sempre comodo) davanti a Chandler Smith, Purdy, Grala, Suárez, Austin Dillon, Timmy Hill, Thompson, Deegan e Bodine con Kyle Busch 12°; ci sono ancora addirittura 34 auto a pieni giri (tutte quelle ancora in gara) e dunque non ci sono lucky dog.

Al break come in precedenza si completa il giro di soste ma arriva un’altra sequenza di penalità: quella più deleteria è per Ankrum (ruota fuori controllo) che poteva puntare addirittura alla vittoria; a lui si unisce anche Bodine (altro speeding) mentre sia Austin Dillon che Timmy Hill hanno problemi ad una sospensione.

Si riparte ai -26 con Kyle Busch di nuovo al comando davanti a Chastain, Bowman, Majeski, Kligerman, Friesen, Nemechek, Zane Smith, DiBenedetto e Gray mentre Rhodes deve ora rimontare dal 17° posto. Alla green Rowdy scatta bene e saluta tutti, incluso un Chastain che cerca in tutti i modi di rimanergli vicino; dietro di loro Majeski scavalca Bowman.

Torna così una fase di tranquillità in cui si guardano soprattutto le eventuali rimonte mentre in vetta si aspetta che il long run faccia il suo effetto. Mentre Nemechek si stacca subito ed è ottavo, la battaglia più intensa è in fondo alla top20 ed è fra Purdy, Deegan, Kraus e Bilicki con Ankrum spettatore interessato a cercare dove passare per non rimediare danni e ci riesce perché poco dietro di lui Thompson manda in testacoda sulla salita Bodine. Rimonta anche Suárez che cerca di seguire Rhodes ed Enfinger.

Ai -20 ulteriore colpo di scena: la gara di Crafton termina in una nuvola di fumo (la causa è la trasmissione o il cambio) e mette fine così ad una delle peggiori corse in tutta la carriera di Matt, almeno la scusa c’era. Anche Austin Dillon va ai box, probabilmente a causa di un tire rub dopo un contatto sempre con Thompson.

Sta per arrivare il long run e Nemechek cede ancora venendo scavalcato da DiBenedetto e Chandler Smith mentre sempre più notevole è il recupero di Suárez, entrato nella top15, che quando ha pista libera gira come i leader così come Ankrum. Il long run sembra l’arma a favore di Bowman che ai -16 supera di nuovo Majeski ed è terzo a soli 3″ dalla vetta, tuttavia il recupero non si materializzerà, anche a causa della successiva caution.

Si è ormai capito che Friesen non ha una buona vettura e si difende come può fra frenate al limite e bloccaggi. A causare l’incidente però è DiBenedetto che lo attacca all’ultima curva quando ormai di spazio non ce n’era più, i due finiscono in testacoda e Matt travolge una delle pile di gomme che delimitano l’asfalto all’interno e quindi la caution ai -15 è obbligatoria.

C’è ancora un set di gomme fresche ai box e decidono di sfruttarlo tutti tranne Rhodes, Kraus e Purdy; dopo un contatto fra Thompson e Perkins ed una penalità per Bowman che toglie di scena un altro big, Kyle Busch esce in testa dalla pit lane precedendo Chastain e Majeski e dunque alla ripartenza dei -11 è al quarto posto, poi terzo in curva1, secondo in curva2 e a metà giro già di nuovo al comando approfittando del lungo di Rhodes proprio mentre dietro di loro Chandler Smith manda in testacoda Kraus.

Mentre Chastain è rimasto imbottigliato nel traffico ed ha perso la posizione da Majeski, anche la Deegan è rimasta intrappolata ed evidentemente si è toccata con qualcuno al punto che nel punto peggiore della pista (sul traguardo) fora e finisce contro il muretto in cemento. Si riparte dopo la caution ai -7 con Kyle Busch al comando su Rhodes, Majeski, Chandler e Zane Smith, Nemechek, Purdy, Chastain, Suárez ed Harrison Burton che ha risolto i problemi al motore.

Alla green il tandem ThorSport composto da Rhodes e Majeski deraglia subito (non una novità) e Ben nel parapiglia fora perdendo tutte le posizioni guadagnate; davanti dunque dietro alla #51 si mette Chandler Smith che precede Majeski, Zane Smith e Chastain dopo che Nemechek ha tentato un disperato divebomb sul pilota del Front Row Motorsports.

La fuga di due coppie viene però fermata ai -5 dopo il sorpasso di Zane su Majeski: sul traguardo Bilicki si gira sul muso di un Friesen che non alza il piede (e Josh non è felice) ed i due finiscono violentemente a muro coinvolgendo anche Bowman ed Alan. Dopo una bandiera rossa di quasi 13′ minuti per sistemare la barriera in cemento c’è spazio per uno sprint di due giri, quello che informalmente viene chiamato overtime #0 dato che le regole sono praticamente le stesse pur non prolungando la distanza di gara.

Alla ripartenza Kyle Busch precede Chandler e Zane Smith, Majeski, Chastain, Kligerman, Suárez, DiBenedetto, Nemechek e Burton. Il finale è relativamente tranquillo e di notevole c’è solo la sequenza che inizia alla bandiera verde e che termina a quella a scacchi e che vede protagonista Chandler Smith scavalcato prima da Zane a causa di un largo, poi da Majeski al tornantino ed infine da Chastain.

Kyle Busch salva così con una prestazione convincente la sua stagione nella Truck Series (rischiava lo zero per la prima volta dal 2012, la seconda dal 2004) entrando ancora una volta nel libro dei record dato che diventa il primo pilota nella storia della NASCAR a vincere su uno stradale in tutte le tre categorie principali.

Rowdy sul traguardo precede Zane Smith (buon recupero dopo una qualifica deludente), Majeski, Chastain, Chandler Smith, un ottimo Suárez (che porta così a casa 37 punti per Hocevar), Kligerman, Nemechek, Ankrum (rimonta e rimpianti per Tyler) e DiBenedetto; seguono Enfinger, Burton, Gray, Grala, Purdy, Rhodes è 17°, Bodine 20°, Kraus 27°.

In classifica generale cambia relativamente poco, Crafton ed Eckes si mangiano parte del tesoretto ma il divario fra Matt (ora 10° nella griglia playoff) e Gray è di 33 punti, dunque ancora sostenibile a meno di nuovi vincitori. Molto intensa sarà nelle ultime gare anche la lotta per la vittoria della regular season con Rhodes che precede Chandler Smith di appena cinque punti, Zane Smith di 12 e Nemechek di 14. E sabato si torna sullo sterrato, stavolta però a Knoxville dove l’anno scorso la stagione si infiammò (anche troppo).

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Immagine: media.nascar.com

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